• Articolo Sfax, 23 marzo 2016
  • Inquinati 3 km di coste sulle Isole Kerkennah

    Trivelle, marea nera a 100 km dall’Italia

  • Quasi nessuno sa della perdita di petrolio nel mare tra Tunisia e Italia. I media restano in silenzio per paura del referendum sulle trivelle?

Trivelle marea nera a 100 km dall’Italia

 

(Rinnovabili.it) – In Italia se ne sono accorti in pochi, ma sono di certo ancora meno ad aver dato la notizia. Forse è meglio che non si sappia, quando mancano poche settimane al referendum sulle trivelle in mare, che a 120 km da Lampedusa un oleodotto sottomarino ha avuto un guasto, generando una marea nera che si è estesa per almeno 3 km sulle coste delle Isole Kerkennah, tra Tunisia e Italia. Lo afferma il rappresentante dell’organizzazione ambientalista Ennakkil, Slah Bougdar, dichiarando che gli scogli della spiaggia sono neri di petrolio.

La perdita ha avuto origine dalle condotte sottomarine della Thyna Petroleum Services (TPS), secondo la Tunis Afrique Presse (TAP). La società ha rilevato, domenica 13 marzo, una perdita alla testa del pozzo “Cercina 7”, che si trova a 7 km dalla costa, ma ne ha minimizzato la portata. Sostiene si tratti della rottura di un tubo di soli 10 mm di diametro, che non ha generato problemi ambientali.

 

Trivelle marea nera a 100 km dall’Italia 2

 

Le isole sono uno degli habitat più ricchi di fauna selvatica e vita marina del Paese nordafricano, ma ora dovranno fare i conti con l’inquinamento da petrolio che ha insozzato la spiaggia di Sidi Fraj e quella di Cercina. La Trivelle, marea nera a 100 km dall’Italia 4contaminazione dei litorali è stata scoperta dagli isolani, che hanno poi avvertito le autorità locali. Immagini e video del disastro ambientale occorso ad uno dei più spettacolari habitat naturali della Tunisia hanno fatto il giro dei social media, creando un’onda lunga che è arrivata fino a noi in questi ultimi giorni.

Taoufik Gargouri, dell’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente di Sfax, città costiera antistante le isole Kerkennah, ha confermato il punto della fuoriuscita. Il ministro dell’Ambiente, Nejib Derouiche, ha viaggiato per la zona e ha chiesto al governatore di Sfax di indire una riunione d’emergenza della Commissione Ambiente regionale per organizzare le operazioni di bonifica. Nel corso della giornata, il Ministro ha detto che la perdita era stata «completamente contenuta». Ma la versione è smentita dalle comunità locali, e sui social media si notano ancora commenti indignati per l’inquinamento, che non sarebbe stato ancora ripulito. Il procuratore del Primo Tribunale di Sfax è stato informato dell’incidente e aprirà un’indagine sulle cause e le responsabilità dell’incidente. Oggi Legambiente ha chiesto al governo di intervenire affinché si faccia chiarezza sull’entità dei danni e sulle responsabilità.

9 Commenti

  1. Patrizia Baschiera
    Posted marzo 23, 2016 at 5:29 pm

    Che vergogna!

  2. Gianni
    Posted marzo 23, 2016 at 10:05 pm

    La perdita è dovuta ad un oleodotto, non proprio ad un punto di estrazione. Quindi le trivelle non c’entrano per niente. Pensate forse che le navi petroliere non inquinano quando trasportano il greggio?

    • Gianni T.
      Posted marzo 24, 2016 at 10:02 pm

      Esatto. E proprio per questo che è necessario smarcarsi dal petrolio e dai combustibili fossili in genere.

    • Luca
      Posted aprile 14, 2016 at 7:26 pm

      Complimenti: vedo che lei ha proprio capito tutto da bravo italiano.
      Secondo lei sono le trivelle che causano direttamente inquinamento locale e globale (aumento effetto serra, acidificazione, depauperamento ozono stratosferico), morti premature, cambiamenti climatici, ecc, o sono gli idrocarburi estratti, quando va bene, da semplici trivelle senza utilizzare fratturazione o sabbie bituminose?
      Se ragionassimo tutti in questo modo altamente limitato molto probabilmente saremmo già all’altro mondo!!!!!

  3. Filippo INTRECCIO
    Posted marzo 24, 2016 at 3:22 pm

    Questo post lo dedico a quegli italiani che non andranno a votare il 17 aprile .

  4. Arold Burma
    Posted marzo 26, 2016 at 11:44 am

    dovete convincere gli ambientalisti a non usare più i derivati dal petrolio e nemmeno il gas
    mandateli a vivere come animali puzzolenti nei boschi, così le trivelle e i pozzi non serviranno più, il resto sono cazzate

  5. Andrea Zoli
    Posted marzo 29, 2016 at 8:10 am

    Il cellulare che avete in mano; l’access point della wifi di casa vostra; il server del vostro provvidet di internet; le antenne cellulari; LA CORRENTE ELETTRICA e tutti i server che gestiranno anche questo messaggio (come i vostri) in giro per il mondo hanno bisogno di petrolio ed energia elettrica per poter essere scritti postati e letti.

    Volete un mondo meno inquinato? Iniziamo a postare meno stronzate su Facebook. Partiamo da lì!

  6. Fabio Rossi
    Posted marzo 30, 2016 at 11:51 am

    Io questo post lo dedico ad una specie in via di estinzione, per fortuna nel 2016 conta pochi esemplari che credono gli ambientalisti essere rinunciatari del progresso, ma forse manco loro ci credono semplicemente hanno la necessità di politicizzare ogni cosa, cioè buttarla in caciara perché non sanno dare alcun contributo costruttivo nella società in cui vivono da parassiti.

  7. morena rizzo
    Posted aprile 14, 2016 at 12:51 pm

    Trivelle oppure oleodotto, la questione è che basta con il petrolio!
    L’Europa ha tra i suoi obiettivi a breve termine l’abbandono dei fossili e l’incremento delle rinnovabili e NOI??

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