Finita l'emergenza mediatica e disperse dal vento le concentrazioni record di polveri sottili, la capitale cinese sembra essere pronta a perdonare e dimenticare. Ma fino a quando?

Che per la capitale, così come per altre grandi megalopoli asiatiche, lo smog fosse il prezzo da pagare per il travolgente sviluppo industriale lo si sapeva ormai da tempo e, complici le Olimpiadi del 2008, anche il mondo occidentale aveva iniziato a prestare attenzione al problema. Ma, come ci spiega Marco Martuzzi, Programme Manager Environment and Health all’OMS, “i dati emersi relativamente all’inizio 2013, così come le immagini, sono sbalorditivi”. “Nonostante alcune controversie e discrepanze fra dati ufficiali o raccolti da entità indipendenti, – afferma Martuzzi – la gravità della situazione è chiara: se i microgrammi per metro cubo di PM2.5 (polveri di diametro inferiore ai 2.5 micron, un millesimo di millimetro) sono 600 o 800, c’è poca differenza, quando il valore limite raccomandato dall’OMS è di 10 (media annua) o 25 (media giornaliera)”.


Raffreddori, mal di gola, occhi che lacrimano per ore sono i sintomi più evidenti soprattutto per chi come Martina non è nato in tali condizioni di stress ambientale. “Quando torno a casa, passo un batuffolo di cotone imbevuto di detergente sul viso, e bene mi va se devo utilizzarne soltanto uno, dal momento che sulla pelle si crea una patina nera che difficilmente va via. Evito di chiedermi cosa succeda ai miei polmoni, se alla pelle succede questo. Per loro non esiste alcun latte detergente”.












