Pubblicato lo studio del MASE che analizza lo stato dell'arte di costi, configurazioni e incidenza economica della filiera CCUS in Italia.

Pubblicato il report sul CCUS in Italia
La cattura, utilizzo e stoccaggio della CO₂ (CCUS) è una delle quattro leve tecnologiche identificate dal PNIEC per raggiungere la neutralità climatica in Italia entro il 2050.
Già inserita nel piano nazionale del 2019 e ribadita nella “National Long-Term Strategy”, questa tecnologia è stata rafforzata nella versione aggiornata del PNIEC, inviata alla Commissione Europea nel luglio 2024.
L’obiettivo è attivare già dal 2030 una filiera industriale CCUS operativa, partendo da quei settori dove altre forme di decarbonizzazione risultano tecnicamente o economicamente inapplicabili.
Per abilitare questo percorso, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha pubblicato uno Studio tecnico-economico sullo sviluppo della CCUS in Italia (PDF), come previsto dal DL 181/2023.
Il documento fornisce una ricognizione normativa comparata, una mappatura dei potenziali fruitori, l’individuazione delle barriere regolatorie e un’analisi dei costi di filiera, con un focus sul costo della cattura della CO₂, che rappresenta forse la voce più interessante.
Tra i risultati più significativi dello studio emerge il peso economico della fase di cattura, che può incidere fino al 70% del costo complessivo del sistema.
I costi della cattura di CO₂ variano sensibilmente a seconda del settore industriale e della tecnologia utilizzata. Per impianti ad alta concentrazione di CO₂, come quelli per la produzione di fertilizzanti o di idrogeno da metano, i costi si attestano tra 40 e 60 euro per tonnellata.
Nelle centrali termoelettriche a gas naturale si sale a 70–90 euro, mentre nelle industrie vetrarie o ceramiche, dove la CO₂ è meno concentrata nei fumi, si possono superare i 100 euro e arrivare oltre i 120 euro per tonnellata. Lo studio segnala che si tratta di stime indicative, che richiederanno successivi affinamenti in fase di progetto.
Trasporto della CO₂: tra efficienza e distanza
Il trasporto della CO₂ è una delle voci analizzate nel documento. Per il trasporto terrestre via pipeline, in uno scenario da 4 milioni di tonnellate annue e 200 km di distanza, i costi stimati variano tra 6 e 13 euro per tonnellata, con una significativa riduzione all’aumentare dei volumi trasportati. Si tratta della modalità più conveniente, ma richiede l’esistenza di un’infrastruttura dedicata, ancora da sviluppare in Italia.
Diverso il discorso per il trasporto offshore via nave. Lo studio prende in considerazione navi da 20.000 metri cubi, con un volume di trasporto di 1 milione di tonnellate di CO₂ all’anno. In questo caso, i costi oscillano tra 40,6 €/t per tratte da 100 km (in condizioni logistiche ottimizzate) fino a 53,5 €/t per distanze di 1300 km. Il costo medio si attesta intorno ai 50 €/t, includendo le spese di liquefazione, attracco, carburante e operatività. A queste cifre si sommano i costi di rigassificazione, che saranno sostenuti in fase di stoccaggio.
Costi della cattura di CO₂: l’impatto sui prodotti industriali
L’introduzione di tecnologie CCUS avrebbe un impatto diretto sul costo dei prodotti finiti. Nella produzione di acciaio, un abbattimento delle emissioni pari a 64 €/tCO₂ comporterebbe un aumento del prezzo finale di circa 43 €/t di acciaio. Nel cemento, a fronte di un costo stimato in 90 €/tCO₂, si stima un rincaro di 75 €/t di prodotto. Anche nel settore cartario gli effetti sarebbero rilevanti: con un costo CCUS pari a 90 €/tCO₂, l’incremento di costo arriva a 63 €/t di carta.
Queste cifre evidenziano l’esigenza di misure di compensazione, soprattutto nei settori soggetti alla concorrenza internazionale. Senza adeguati strumenti di sostegno, la competitività delle imprese potrebbe essere penalizzata, ostacolando l’adozione della tecnologia.
Stoccaggio geologico e configurazioni a confronto
Per lo stoccaggio geologico della CO₂, lo studio prende in esame due configurazioni principali: in fase densa e in fase liquida. Nel primo caso, i costi si attestano tra 15 e 22 euro a tonnellata, mentre nel secondo, più complesso dal punto di vista tecnico, si sale a 22–28 €/t. Lo stoccaggio liquido richiede infatti impianti di rigassificazione, con un investimento iniziale di circa 50 milioni di euro e costi operativi annuali pari a 2,5 milioni.
Le aree più promettenti per lo stoccaggio sono localizzate nell’Adriatico settentrionale, dove esistono le condizioni geologiche favorevoli e la possibilità di creare poli logistici integrati.
Costi della cattura di CO₂ e funding gap: servono incentivi
Combinando le tre voci principali della filiera – cattura, trasporto, stoccaggio – lo studio definisce uno scenario di riferimento. In condizioni rappresentative per il contesto italiano, la cattura rappresenta il 60–70% dei costi, il trasporto via pipeline il 15–25% e lo stoccaggio il 10–15%. In caso di trasporto via nave, l’incidenza del trasporto può superare quella dello stoccaggio.
Nonostante l’elevato potenziale tecnologico e ambientale, l’insieme di questi costi genera un funding gap: la differenza tra il costo reale della filiera e i ricavi potenzialmente ottenibili dagli operatori. Senza un meccanismo di supporto economico, la filiera CCUS in Italia presenta ancora criticità in termini di sostenibilità. Per questo motivo, il documento indica la necessità di interventi pubblici mirati per coprire i costi iniziali e favorire l’avvio dei primi progetti.












