Il Parlamento europeo ha approvato una posizione che prevede tre anni di rinvio per alcuni obblighi di monitoraggio e rendicontazione delle emissioni di metano legati ai combustibili fossili. Clean Air Task Force e Climate Action Network contestano la decisione, mentre il testo attende i negoziati con il Consiglio UE. La proposta prevede nuove scadenze fino al 2031 per gli importatori e alcuni operatori del settore energetico.

Il Parlamento europeo punta a rinviare di tre anni alcuni obblighi sulle emissioni di metano per importatori e produttori di combustibili fossili. Le organizzazioni ambientaliste contestano la decisione: “un duro colpo alla credibilità internazionale dell’UE in materia di clima“.
Il Parlamento europeo ha approvato un rinvio di tre anni per alcuni obblighi di monitoraggio e rendicontazione delle emissioni di metano nel settore dei combustibili fossili. La posizione dell’Eurocamera, votata giovedì 22 ottobre con 341 voti favorevoli, 225 contrari e 6 astensioni, va oltre la proroga di un anno inizialmente proposta dalla Commissione europea. Il testo dovrà ora essere negoziato con il Consiglio dell’UE prima di diventare definitivo.
La decisione riguarda gli obblighi previsti dal regolamento europeo sul metano per le filiere di petrolio, gas naturale e carbone, con particolare riferimento alle importazioni da Paesi extra-UE. L’obiettivo della proroga è concedere più tempo alle imprese per adeguarsi ai requisiti, ma la scelta ha suscitato le critiche delle organizzazioni ambientaliste, che temono un rallentamento degli interventi necessari a ridurre le emissioni.
Metano, le nuove scadenze proposte dal Parlamento
Con la posizione approvata, gli importatori di petrolio greggio, gas naturale e carbone avrebbero tempo fino al 31 maggio 2031 per dimostrare che i contratti conclusi o rinnovati dal 4 agosto 2024 riguardano forniture sottoposte a sistemi di monitoraggio, rendicontazione e verifica delle emissioni equivalenti a quelli previsti dalle norme europee.
Slitterebbe inoltre dal 5 agosto 2029 al 5 agosto 2031 il primo obbligo di comunicazione dell’intensità delle emissioni di metano dei combustibili fossili immessi sul mercato europeo.
Il rinvio riguarderebbe anche alcuni obblighi per gli operatori del settore petrolifero e del gas: i rapporti verificati che combinano misurazioni delle emissioni a livello di singola fonte e di sito dovrebbero essere presentati entro febbraio 2030 per gli impianti gestiti direttamente e agosto 2031 per quelli non gestiti direttamente.
La proroga non si applicherebbe alle importazioni di petrolio, gas e carbone provenienti, direttamente o indirettamente, da Paesi soggetti a sanzioni dell’UE che vietano o limitano l’importazione di questi combustibili. La Commissione europea dovrebbe pubblicare e aggiornare un elenco indicativo dei Paesi interessati, mentre gli importatori sarebbero tenuti a dichiarare separatamente i volumi coinvolti.
Gli eurodeputati chiedono inoltre alla Commissione di presentare entro l’1 luglio 2029 un documento sull’attuazione delle disposizioni per gli importatori e degli obblighi relativi all’intensità delle emissioni di metano. La valutazione dovrebbe considerare anche eventuali difficoltà applicative e rischi per la sicurezza energetica, che potrebbero portare a ulteriori proposte di modifica.
Il rinvio riguarda alcuni obblighi introdotti dal regolamento UE 2024/1787, entrato in vigore il 4 agosto 2024, che disciplina il monitoraggio, la rendicontazione e la verifica delle emissioni di metano nel settore energetico, comprese quelle associate alle importazioni di combustibili fossili.
Organizzazioni ambientaliste contro il rinvio
“Non ci sono giustificazioni per un rinvio di tre anni. Un anno era già un compromesso significativo, e andare oltre rappresenta un duro colpo alla credibilità internazionale dell’UE in materia di clima“, è la posizione di Brandon Locke, direttore della politica globale sul metano presso la Clean Air Task Force (CATF), organizzazione ambientale senza scopo di lucro.
Locke sottolinea che il regolamento europeo sul metano è l’unico standard vincolante al mondo in materia di importazioni di metano e lo definisce una delle leggi climatiche più importanti adottate a livello globale in questo decennio. “Cedere alle pressioni politiche e dell’industria rappresenta un fallimento della leadership dell’UE e mette a rischio una delle migliori opportunità che abbiamo per rallentare il riscaldamento globale“, avverte.
Anche Pablo López Legarreta, Europe Policy Manager for Methane Pollution Prevention di Clean Air Task Force, contesta la decisione. “Il regolamento europeo sul metano è una normativa fondamentale per l’energia e il clima. Posticiparlo di tre anni avrà un impatto significativo sulla capacità di ridurre le emissioni di metano nel breve periodo, che è la via più rapida che abbiamo per rallentare il cambiamento climatico“, spiega a Rinnovabili.
Secondo López Legarreta, nemmeno il rinvio di un anno inizialmente proposto dalla Commissione era necessario. “Tre anni non rispondono a esigenze tecniche: sono il risultato delle pressioni dell’industria, che non vuole sottostare a questi obblighi“.
Le difficoltà ancora da affrontare, aggiunge, riguardano soprattutto le metodologie e i protocolli necessari a verificare i rapporti sulle emissioni. Ci sarebbe stato, a suo giudizio, tempo sufficiente per risolverle senza una proroga così lunga. “Gli obblighi inizierebbero ad applicarsi nel gennaio 2027, con le relazioni relative al 2027 da presentare entro maggio 2028. C’è quindi ancora tempo per verificare i dati prima della scadenza“. López Legarreta avverte inoltre che riaprire il confronto sui tempi di applicazione potrebbe favorire ulteriori rinvii, fino a compromettere l’attuazione della normativa.
Critica anche Flora Witkowski, Gas Policy Coordinator di Climate Action Network (CAN) Europe, secondo cui la proroga contrasta con gli obiettivi climatici e le esigenze di sicurezza energetica dell’UE. Witkowski sottolinea a Rinnovabili che “applicare le regole sul metano solo ai principali fornitori di combustibili fossili dell’UE potrebbe evitare la dispersione di oltre 40 miliardi di metri cubi di gas all’anno, più della metà delle importazioni di GNL dell’UE dagli Stati Uniti nel 2025“, secondo le stime citate dalla rete di organizzazioni non governative ambientaliste.
“Un ritardo di tre anni non è compatibile né con la scienza né con gli obblighi giuridici“. Il rinvio, avverte, rischia inoltre di indebolire la trasparenza lungo le catene di approvvigionamento e di penalizzare gli operatori e i fornitori che hanno già investito nei sistemi di misurazione e rendicontazione delle emissioni. Per Witkowski si tratta di “una vittoria per l’industria dei combustibili fossili, una sconfitta per i cittadini europei“.











