• Articolo Berlino, 4 giugno 2015
  • Le conclusioni shock di una ricerca del Climate Analytics

    Gli impegni sul clima non sono coerenti con i 2 °C

  • Secondo il team guidato da un ex membro dell’IPCC, le promesse sul clima spostano il baratro di soli 2 anni. Manca la volontà politica di far meglio

Gli impegni sul clima non sono coerenti con i 2 °C_

 

(Rinnovabili.it) – Nessuno degli impegni sul clima resi pubblici fino a questo momento è coerente con il target dei 2 °C. Anzi: le promesse arrivate fino ad oggi da 38 Paesi per ridurre le emissioni di CO2 in vista della COP 21 di Parigi, potrebbero al massimo allontanare il tipping point (punto di non ritorno) mondiale di soli due anni. Sono le conclusioni sconvolgenti di una nuova analisi diffusa oggi da Climate Analytics, organizzazione no profit con sede a Berlino.

La ricerca, guidata da Bill Hare, un ex componente dell’IPCC, ha scoperto che gli impegni assunti davanti all’ONU fino ad ora potrebbero ritardare la soglia critica dal 2036 al 2038.

 

Gli impegni sul clima non sono coerenti con i 2 °CUna sirena di allarme che suona potente nel bel mezzo dei negoziati preparatori alla COP 21, cominciati a Bonn il 1 di giugno e in conclusione l’11. I delegati di 195 Paesi sono stati avvertiti dagli accademici che l’accordo auspicato a Parigi non sarà in grado di mantenere l’aumento delle temperature globali sotto i 2 °C richiesti dalle Nazioni Unite.

Tra chi ha mentito più spudoratamente spiccano Russia e Canada, i cui INDCs (Intended Nationally Determined Contributions) sarebbero coerenti con un riscaldamento globale di 3-4 °C, potenzialmente catastrofico. Ad esse si aggiunge l’ultimo arrivato, il Giappone, che taglierà la sua CO2 di un misero 18% entro il 2030 rispetto al 1990.

«L’azione e l’ambizione che abbiamo visto fino ad oggi è lungi dall’essere sufficiente, e se non viene rapidamente accelerata le difficoltà di limitare il global warming sotto i 2 °C saranno estreme», ha detto il dottor Bill Hare, fondatore della Climate Analytics.

 

Oltre 150 Paesi devono ancora presentare le loro promesse, nonostante il termine fissato dall’ONU (senza vincoli, però) fosse il 30 marzo. Mentre la gran parte di chi manca all’appello è costituita da emettitori relativamente piccoli, gli impegni per i grandi inquinatori come Cina, India, Australia e Brasile potrebbero cambiare il quadro in modo significativo. Magari migliorandolo, magari peggiorandolo ulteriormente.

«Se i governi saranno disposti a muoversi abbastanza velocemente nei prossimi 5-10 anni, potremmo ancora raggiungere i target – ha fatto sapere Hare – Tutto ciò che manca è la volontà politica».

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