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La vittoria di Lula alle elezioni in Brasile e il futuro dell’Amazzonia

Ci sono però altri fattori che incidono sulla deforestazione in Brasile, al di là di chi viene eletto Presidente.

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Via Depositphotos

La vittoria di Lula alle elezioni in Brasile è un’ottima notizia per il clima globale

Il Presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha ottenuto una straordinaria rielezione. La vittoria di Lula alle elezioni in Brasile interrompe la sequela di successi dei partiti conservatori in America Latina festeggiati dal Presidente statunitense Trump ed è un’ottima notizia per il clima globale. L’Amazzonia è la foresta pluviale più estesa al mondo e per questo riveste un ruolo essenziale nella lotta contro i cambiamenti climatici. Più della metà della foresta amazzonica si trova in Brasile, preservarla significa salvaguardare il clima di tutto il mondo.

Il Brasile è il Paese più vasto del continente sudamericano. Ospita la foresta pluviale amazzonica, che viene considerata il “polmone del mondo”, per via del ruolo che svolge nell’assorbire anidride carbonica e produrre ossigeno. La sera del 25 ottobre, il Presidente di centro sinistra, Luiz Inácio Lula da Silva, ha sconfitto il rivale di destra, Flávio Bolsonaro, in un’elezione molto combattuta. Lula, a sorpresa, ha ottenuto poco più della metà dei voti: il 51,79%. Al primo turno di votazione, infatti, si era trovato in svantaggio rispetto a Bolsonaro.

Bolsonaro si è impegnato a azzerare la deforestazione “illegale” entro il 2029. Tuttavia, in passato ha consentito che grandi tratti di foresta precedentemente non accessibili fossero sfruttati delle industrie estrattive.

Vittoria Lula alle elezioni in Brasile, Greenpeace: «Questa rielezione rafforza la democrazia e conferma l’impegno per la protezione dell’Amazzonia»

«La rielezione del presidente Luiz Inácio Lula da Silva è importante per il mondo intero. Rafforza i sistemi democratici e conferma l’impegno per la protezione dell’Amazzonia e la lotta alla crisi climatica. Avvicina inoltre il Brasile agli altri Governi che già riconoscono la minaccia delle grandi aziende tecnologiche per la sovranità nazionale e i processi elettorali. Questo risultato dimostra che il potere è nelle mani delle persone che si organizzano e lottano. Per la prima volta nella storia del Brasile, un candidato arrivato secondo al primo turno è riuscito a ribaltare il risultato e a vincere le elezioni». Questo il commento di Carolina Pasquali, direttrice esecutiva di Greenpeace Brasile.

«Considerata la composizione del Congresso nazionale, dove l’estrema destra ha registrato una crescita significativa e dove siede un folto gruppo di negazionisti climatici e oppositori della tutela dell’ambiente, questa mobilitazione popolare sarà fondamentale nei prossimi quattro anni per impedire l’erosione dei diritti e arretramenti irreversibili sul fronte ambientale», ha aggiunto la direttrice esecutiva di Greenpeace Brasile.

I dati sulla deforestazione in Amazzonia

I dati satellitari mostrano che, nell’anno in corso e fino a luglio 2026, il tasso di deforestazione in Amazzonia è sceso del 41%, il calo più significativo dall’inizio delle rilevazioni nel 1988. Il calo nel Cerrado, la regione della savana brasiliana, invece, è stato del 23,8%.

Un’analisi di Carbon Brief aveva suggerito che le politiche di Lula hanno permesso di evitare almeno 20.000 chilometri quadrati di deforestazione rispetto a uno scenario in cui Bolsonaro avesse vinto nel 2022. Si tratta di un’area grande all’incirca quanto il Galles, il Belize, la Slovenia o lo Stato americano del New Jersey.

L’analisi si basa su uno studio del 2023 sulle soluzioni adottate dal Brasile per raggiungere le emissioni nette zero. La ricerca è un aggiornamento di uno studio del 2018 che ha utilizzato il modello GLOBIOM-Brazil, curato dai ricercatori dell’Università di Oxford, dell’International Institute for Applied Systems Analysis e dell’Istituto Nazionale di Ricerche Spaziali del Brasile (INPE). Essa si basa sul confronto tra l’attuazione del codice forestale e uno scenario “base” in cui il codice non viene rispettato.

Dopo la vittoria presidenziale nel 2022, il presidente Lula aveva promesso di puntare a una “deforestazione zero” entro il 2030. Lula ha revocato le decisioni di Bolsonaro in ambito di deregolamentazione e ha ripristinato un “piano d’azione” contro la deforestazione. Grazie all’impegno dell’ambientalista Marina Silva, il Ministero dell’Ambiente brasiliano ha potenziato le attività di controllo e di polizia in Amazzonia. Di conseguenza, la deforestazione annuale in Amazzonia si è più che dimezzata, passando da 11.594 chilometri quadrati all’anno nel 2022 a 5.731 nel 2025.

La fine della moratoria sulla soia coltivata in Amazzonia

Ci sono però altri fattori che incidono sulla deforestazione in Brasile, al di là di chi viene eletto Presidente. Uno di questi è la moratoria sulla soia prodotta in Amazzonia, ossia l’accordo volontario attraverso cui le aziende si impegnavano a non acquistare semi di soia coltivati su terreni nell’Amazzonia brasiliana deforestati dopo il 2008. La moratoria, tuttavia, non viene più rispettata perché all’inizio del 2026 i principali commercianti di cereali si sono ritirati dall’accordo.

Le ricerche mostrano che la moratoria ha evitato circa 18.000 chilometri quadrati di deforestazione fino al 2016. Al contrario, uno studio del 2026 ha stimato che la fine della moratoria potrebbe portare ad altri 14.000 chilometri quadrati di deforestazione in Amazzonia entro il 2036.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.