• Articolo Ginevra, 28 aprile 2017
  • Clima, WMO: preparatevi al ritorno di El Nino

  • Per l’organizzazione Onu le probabilità che il fenomeno climatico si ripresenti a metà del 2017 superano il 50 per cento

el nino

 

 

(Rinnovabili.it) – El Nino potrebbe fare la sua ricomparsa già da questa estate, portando con sé, come sempre, siccità, cicloni e piogge torrenziali. È l’allarme che lancia oggi la World Meteorological Organization (WMO) nel suo ultimo bollettino. I dati dei primi mesi del 2017 farebbero intravedere una recrudescenza del fenomeno: ci sono buone possibilità che El Nino si ripresenti per il secondo anno di fila, iniziando addirittura da luglio. Per ora si parla ancora di “probabilità”, ma le percentuali sono poco rassicuranti: secondo molti dei modelli climatici considerati dall’agenzia ONU, la probabilità sarebbe compresa fra il 50 e il 60 per cento. Si rivedono così al rialzo le previsioni presentate solo qualche mese fa. Ma, spiega Clare Nullis portavoce della WMO, ad oggi è ancora difficile prevedere quanto sarà grave l’impatto di un eventuale ripresentarsi del fenomeno

 

Cosa è El Nino?

El Niño-Oscillazione Meridionale, conosciuto anche con l’acronimo inglese ENSO (El Niño-Southern Oscillation) è un fenomeno naturale caratterizzato da fluttuazioni delle temperature oceaniche del Pacifico equatoriale, associato a cambiamenti nell’atmosfera. Nonostante la sua precisa localizzazione, è in grado di influenzare pesantemente le condizioni climatiche dell’intero Pianeta.  È spesso associato con l’inasprimento del clima secco e caldo in Paesi come l’Australia, l’Indonesia e la Malaysia, la diminuzione delle piogge monsoniche nel nord dell’India e l’aumento, invece delle precipitazioni lungo la costa orientale degli Stati Uniti e la costa occidentale del Sud America. Statisticamente, il fenomeno si verifica da dicembre e gennaio, ogni 3-7 anni circa. L’ultima volta che abbiamo avuto a che fare con El Nino è stato solo lo scorso anno.

 

>>Leggi anche gli effetti di El Nino nel 2015-2016<<

 

Sono ancora freschi i ricordi dell’intensità di El Niño nel periodo 2015/2016, accompagnato da siccità, inondazioni e sbiancamento dei coralli in varie parti del mondo e che, insieme con i cambiamenti climatici a lungo termine, ha causato l’aumento delle temperature globali a livelli record sia nel 2015 che 2016”, commenta Maxx Dilley, direttore dell’Ufficio di previsioni climatiche e adattamento al climate change del WMO.

Molti modelli climatici considerati indicano il persistere di condizioni neutre in tutto il bacino fino a giugno 2017, ma i primi segni di un cambiamento si avvertono già in quello che è chiamato “El Niño costiero”: le temperature della superficie del mare, nella parte orientale del Pacifico tropicale, sono aumentate di due gradi Celsius rispetto la media nei mesi di febbraio e marzo, provocando disastrose precipitazioni e un indebolimento degli alisei.

 

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