• Articolo Canberra, 28 novembre 2016
  • Il senato australiano chiede l’abbandono del carbone

  • Il destino del carbone è segnato per verdi e laburisti: il Governo Turnbull deve pianificare un rapido phase out senza aspettare il crollo del mercato

Il senato australiano chiede un piano per l’abbandono del carbone

 

(Rinnovabili.it) – Programma in maniera puntuale l’abbandono del carbone in favore di una produzione energetica più pulita e più economica. E’ quanto chiede un nuovo rapporto pubblicato dal Senato australiano all’indirizzo del primo ministro Malcolm Turnbull. Sostenuto da laburisti e verdi, il documento invita il governo a preparare un piano per il phase out delle centrali termoelettriche che garantisca sicurezza sul fronte ambientale, energetico ed occupazione.

 

“La questione non è se le centrali a carbone chiuderanno, ma quanto velocemente e ordinatamente si avranno queste chiusure, e quali politiche di sostegno eventualmente saranno messe in atto per aiutare a gestire il processo”, si legge nel documento che raccoglie una lista di raccomandazioni per facilitare la transizione energetica. Una di queste incorpora la richiesta avanzata solo qualche settimana fa dal Consiglio australiano dei sindacati: creare una “autorità di transizione energetica” indipendente a cui affidare la gestione del pensionamento delle centrali e che abbia come priorità quella di salvaguardare lavoratori e comunità.

 

Il rapporto arriva in un momento in cui l’energia del carbone ha mostrato le prime gravi difficoltà anche in un paese così dipendente come l’Australia. A cominciare dalla chiusura della centrale termoelettrica più inquinante al mondo, l’impianto da 1,5 GW di Hazelwood, nei pressi di Melbourne. La centrale è rifornita con la lignite estratta da una vicina miniera a cielo aperto che, nei primi mesi del 2014, si è trovata a combattere un aggressivo incendio, bruciando in maniera incontrollata per settimane. Una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica e che ha portato a febbraio 2016 in tribunale il gestore, la francese Engie, con l’accusa di non aver fornito un ambiente di lavoro sicuro e garantito la sicurezza pubblica.

 

Inoltre dai dialoghi internazionali sul clima è emerso chiaramente come il carbone sia la fonte energetica più facilmente sacrificabile dalle nazioni sviluppate per mostrare al mondo il proprio impegno climatico. Un indirizzo chiaro anche a Engie (ex GDF Suez) che quest’anno ha iniziato a vendere o chiudere molte delle attività a base di carbone in India, Indonesia ed Europa.

 

Se rendere il carbone a zero emissioni è attualmente troppo costo (le tecnologie di CCS hanno investimenti iniziali ancora proibitivi), programmare la chiusura degli impianti sembra essere quasi fisiologico. La richiesta avanzata dal Senato è il risultato di due audizioni pubbliche in cui sono stati raccolti i pareri di ambientalisti, aziende energetiche, mondo accademico e sindacati, tutti concordi che il governo debba trovarsi preparato alla transizione energetica piuttosto che aspettare il declino del carbone per forze di mercato.

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