I nostri inseparabili compagni di vita sono diventati un vero e proprio rifiuto hi-tech. Chi si occupa del loro riciclo e chi di trasformarli, addirittura, in veicolo di solidarietà
Chi tra noi può affermare di non avere un vecchio cellulare dimenticato in un cassetto? Pochi, considerato che l’Italia è uno dei Paesi europei con la più alta concentrazione di telefoni cellulari. Basti pensare che la maggior parte dei cittadini italiani possiede almeno due apparecchi di telefonia mobile. Ma se volessimo disfarci dei nostri telefoni “obsoleti”, come dovremmo comportarci? La questione del riciclo dei rifiuti hi-tech, è argomento ancora poco chiaro. In molti si chiedono dove “buttare” il proprio cellulare, senza rischiare di inquinare. La risposta più immediata a tale problema è data dalla classificazione dei cellulari come “rifiuti speciali” e quindi l’affidamento del proprio apparecchio dismesso ad aziende che si occupano proprio del riciclo delle apparecchiature tecnologiche. Questo è dovuto alla Direttiva 2002/96/CE del Parlamento europeo del 27 gennaio 2003 sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) che prevede un rafforzamento della responsabilità dei singoli produttori delle apparecchiature, i quali, oltre ad organizzare e finanziare il recupero, la raccolta e il riciclo dei rifiuti hi-tech dovranno anche provvedere alla progettazione secondo principi di eco-design e prevenzione. Alcune aziende hanno sviluppato progetti tesi a sensibilizzare gli utenti alla corretta gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici e alla riduzione dei danni che possono derivare da un improprio smaltimento di tali rifiuti.
E per gli appassionati di tecnologia e ambiente il problema è risolto: basta acquistare il cellulare biodegradabile. Ci ha pensato il designer olandese Gert-Jan van Breugel, che ha progettato Bamboo, il telefonino che, al termine del proprio ciclo di utilizzo, può essere buttato nel compost. L’involucro è fabbricato in bioplastica, derivata da materie prime rinnovabili come il mais, e in bambù. Una volta buttato, Bamboo riserva una piacevole sorpresa: dopo poche settimane l’involucro si disintegrerà e i semi di bambù contenuti al suo interno inizieranno a germogliare. Più ecocompatibile di così, davvero non si può!
Link
“https://www.myfuture.vodafone.it”:https://www.myfuture.vodafone.it/public/page.jsp?sez=2
“https://www.brainscape.eu/coopi/”:https://www.brainscape.eu/coopi/
“https://www.telefonocasa.org/”:https://www.telefonocasa.org/












