Dal convegno promosso da RSE e CREA emerge un messaggio chiaro: ricerca ed innovazione per spingere su sostenibilità e competitività

Può il settore agricolo diventare uno dei motori a supporto della transizione energetica? È attorno a questo interrogativo che si è concentrata la giornata dal titolo “Le sfide del settore agroalimentare verso la transizione energetica, promossa da RSE e CREA, realtà istituzionali che svolgono ricerca d’eccellenza e che hanno unito le loro competenze per ragionare insieme sul futuro economico, tecnologico, sociale dell’agricoltura in Italia.
Tra sfide climatiche, nuove tecnologie, esigenze di profitto per aziende e imprenditori, l’incontro – ospitato presso la Biblioteca Nigro nella sede del CREA a Roma – ha acceso l’attenzione su un tema preciso: la necessità di guidare il cambiamento offrendo dati certi derivati dalla ricerca applicata agli obiettivi dei player del settore di oggi e domani. Solo ricerca e innovazione, infatti, possono garantire un’agricoltura non solo più verde e sostenibile, ma anche più solida e competitiva a livello europeo.
Il punto di incontro tra agricoltura e mondo energetico è l’energia rinnovabile prodotta “dall’agrivoltaico che non ha una sola soluzione, ma ne ha differenti di tipo sartoriale, cucite addosso ai bisogni delle aziende e dei territori. Si tratta di una scelta di sistema che tutela il suolo, la produzione agricola ed allo stesso tempo la sicurezza energetica” il commento introduttivo di Isabella Ceccarini, giornalista di Rinnovabili che ha moderato l’evento.
“Questa iniziativa di RSE e CREA è un importante momento di riflessione da punti di vista diversi, che come ente di ricerca vogliamo e dobbiamo fare” ha evidenziato Andrea Rocchi, Presidente CREA nel fare i saluti d’apertura che ha aggiunto: “L’energia costa, ha un impatto ed è sempre più utile. Abbiamo società energivore che devono poter prevedere il consumo di energia e giornate come questa servono per comprendere come poter risolvere una serie di problematiche, per poi trasferirle ai decisori”.
In questo scenario di grande trasformazione, la transizione ecologica non rappresenta più un vincolo, ma diventa una concreta opportunità di crescita per molte realtà. “La prima energia di cui ci dobbiamo occupare è l’efficienza energetica, perché non dobbiamo sprecarla”, sottolinea Franco Cotana, Amministratore Delegato di RSE in apertura del suo intervento al CREA, arricchendolo con dati importanti che fotografano lo scenario energetico nazionale. “Ogni anno noi consumiamo 1.300 TWh che indicano non solo l’energia elettrica, ma anche quella termica, che è predominante, tra cui i carburanti per trasporti e riscaldamento. Questi due settori, i più difficili da decarbonizzare, insieme assorbono circa il 70/80% dell’energia totale. Del monte totale, 260 TWh, pari al 20% provengono dalle energie rinnovabili, mentre le bioenergie legate all’agricoltura sono la metà, 130 TWh perché non dobbiamo contare solo l’energia elettrica, ma quella termica come il pellet, la legna da ardere, il cippato, il biometano che sta crescendo come numero di impianti nel nostro Paese anche in ottica di economia circolare” spiega Cotana che intende valorizzare il contributo dato dall’agricoltura in questa fase.
“L’agricoltura sta avendo un ruolo sempre più importante, ma può dare ulteriore impulso al sistema energetico del nostro Paese, a cui voglio aggiungere anche l’importanza della silvicoltura, il bosco che serve a preservare la biodiversità, favorire il turismo, ma può anche chiudere la filiera industriale del legno valorizzando gli scarti come contributo energetico. Mi riferisco ad esempio ad una nostra ricerca sulla produzione di bioidrogeno dal legno, pensate che 12 kg di legno possono produrre 1 kg di bioidrogeno a prezzi molto più bassi di quello che facciamo con l’elettrolisi, che è molto costosa. In questa prospettiva tecnologica, l’agricoltura può avere davvero un ruolo significativo, ma nel caso dell’agrivoltaico è necessario rispettare paesaggio e vincoli ed è possibile solo se fatto in modo sartoriale”, ha concluso l’Amministratore Delegato di RSE.
Ai saluti iniziali è seguito l’appuntamento con due rappresentanti istituzionali, Marco Lupo, Capo Dipartimento della Sovranità Alimentare e dell’Ippica del MASAF e Andrea Maria Felici, Direttore Generale Domanda ed Efficienza del MASE.
Il primo a prendere la parola è stato Marco Lupo che ha evidenziato gli importanti investimenti che il suo Ministero ha profuso per lo sviluppo del settore agricolo. “Negli ultimi 4 anni c’è stato un investimento di oltre 13 miliardi di euro complessivi con fondi del PNRR, il che significa una vera rivoluzione. Nel 2024/2025 il settore ha fatto registrare record assoluti e storici. Il settore agroalimentare, con 89 miliardi di valore aggiunto è il primo settore manifatturiero del nostro Paese, mentre quello agricolo sia nel 2024 sia nel 2025 è il primo in Europa, ed il valore delle nostre esportazioni agroalimentari ha superato i 73 miliardi di euro” sottolinea Lupo, che vira il suo discorso su alcuni esempi di valorizzazione del settore agricolo, ma con finalità energetiche e cita il Parco Agrisolare del PNRR, una misura da 2,37 miliardi di euro complessivi, che finanzia l’installazione di pannelli fotovoltaici di cui “oggi abbiamo già installato 1.480 MW senza consumare un solo centimetro di suolo agricolo, perché abbiamo utilizzato i tetti dei fabbricati rurali, le stalle, le cantine, con l’obiettivo di migliorare non solo la sostenibilità del progetto, ma anche la competitività delle imprese coinvolte”.
Infatti, secondo Marco Lupo questa misura ha permesso di generare “energia da fonti rinnovabili pari al 30% del fabbisogno dell’intero settore agricolo, considerando che i costi energetici rappresentano in media circa il 20% dei costi variabili di un’azienda agricola. Sono convinto che l’agrivoltaico, fatto con determinati principi, possa integrare il reddito degli agricoltori con produzione agricola e nello stesso tempo produzione energetica”.
Ad arricchire il convegno Le sfide del settore agroalimentare verso la transizione energetica, l’intervento di Andrea Maria Felici dal Ministero dell’Ambiente e Sicurezza Energetica che invece ha messo in evidenza il legame tra mobilità sostenibile e biocarburanti che “non riguardano solo il trasporto auto e la produzione di biometano, ma con l’ETS 2 sono entrati anche il marittimo e aviazione. Quindi abbiamo due grandi regolamenti da applicare, il regolamento ReFuelEU Maritime e il ReFuelEU Aviation” ha spiegato Felici, secondo questi settori dei trasporti sono sempre più interessati perché “il “biocarburante è valutato zero come parametro di emissioni ETS, ma chiedono che sia biosostenibile” per cui la filiera guarda al riutilizzo del mondo dello scarto in grado di offrire un approvvigionamento importante su diversi fronti. “Nel breve futuro, con i Certificati di immissione in consumo di biocarburante sostenibile, i biocarburanti avranno un valore di circa 1 miliardo e 200 milioni, quindi hanno un mercato molto interessante. Noi come MASE tendiamo a valorizzare il biocarburante avanzato sviluppato da filiere certificate e tracciate per essere sicuri come che le sostanze rispondano a criteri reali e verificati di sostenibilità”.
In questa ottica, la ricerca appare davvero fondamentale, lo strumento senza il quale non ci sarebbe innovazione, quindi la sostenibilità che tanto andiamo inseguendo in questa fase della nostra Storia. Ed a proposito di ricerca, la giornata al CREA ha dato ampio spazio all’indagine scientifica presentata alla Biblioteca Nigro da Francesca Bazzocchi – Responsabile Gruppo Ricerca Uso Efficiente Energia RSE.
“Obiettivo della ricerca è scattare una foto del settore, partire dal campo agricolo ed arrivare fino al prodotto finito, inserendo l’industria della trasformazione. Da qui è possibile pianificare gli ambiti di intervento prioritari che hanno il maggiore risvolto nella transizione energetica. Abbiamo chiesto ad oltre 700 aziende di 6 filiere diverse più un focus specifico sulle aziende agricole che forniscono come servizio le macchine agricole sul campo” spiega Bazzocchi, che sottolinea la centralità del consumo energetico per le varie aziende coinvolte dall’indagine. “Più dell’80% delle aziende della filiera della pasta hanno indicato l’energia come uno dei fattori principali di costo, poi c’è la manodopera, mentre nel caso della filiera dell’olio di oliva siamo testa a testa tra queste due grandezze. L’energia non è solo un fattore determinante per la transizione energetica, ma anche per le aziende che producono e che devono rimanere sul mercato; la transizione energetica non è soltanto una necessità ambientale, ma può essere vista anche come un’opportunità per le aziende per rinnovarsi, diventare più efficienti e più competitive” spiega ancora Bazzocchi di RSE.
Le filiere oggetto dell’indagine sono state analizzate seguendo un approccio basato su quattro pilastri: energia, innovazione, sostenibilità economica e sostenibilità sociale per portare soluzioni tecnicamente efficaci ma anche competitive. “Attualmente c’è ancora un grande potenziale di innovazione, quasi la metà delle aziende intervistate non ha effettuato interventi di innovazione, chi l’ha fatto principalmente sui macchinari. Quel che emerge a livello generale è la necessità di ottimizzare i costi energetici data l’importanza di questa voce di costo che oscilla in modo molto incisivo specialmente in questo periodo storico. Le aziende stanno iniziando ad investire, ma il panorama italiano fatto di tante piccole realtà non aiuta perché sono le grandi aziende che investono di più. Il messaggio della nostra indagine è che investire in innovazione aiuta a risparmiare sui costi di produzione e si è più competitivi sul mercato”, conclude Bazzocchi nel suo intervento.
A completare il quadro degli interventi, l’analisi di Alessandro Monteleone, Consigliere di Amministrazione del CREA, che ha illustrato le articolate attività di ricerca dell’Ente sul fronte delle energie rinnovabili applicate all’agricoltura, declinate attraverso i suoi 12 centri di ricerca e valorizzate anche grazie al protocollo d’intesa con RSE.
Nel suo discorso, Monteleone ha ribadito come l’impegno del CREA spazi dalle soluzioni impiantistiche e agronomiche fino al supporto diretto per la definizione delle politiche pubbliche. In particolare, sulla necessità di adattare la tecnologia alle diverse esigenze territoriali; anche lui ha richiamato l’attenzione sulla sartorialità dell’agrivoltaico, mettendo in evidenza che “quando si parla di agrivoltaico, dobbiamo evidentemente pensare ad adattare le diverse soluzioni alle esigenze del mondo produttivo”.
L’indagine scientifica e sperimentale del CREA non guarda solo all’efficienza e alla quantità della resa energetica e agricola, ma si estende alla tutela della qualità e delle caratteristiche del prodotto finale, oltre che al fondamentale adattamento tra impianti, tecniche colturali e macchinari agricoli. Monteleone ha inoltre posto l’accento sul contributo strategico dell’Ente nell’individuazione dei criteri per le aree idonee e sulla gestione forestale sostenibile, ricordando la centralità delle risorse del PNRR per dare un respiro sistemico al settore.
“Investire in innovazione e in energie rinnovabili produce benefici economici e ambientali diretti per le aziende agricoli,” ha spiegato Monteleone, ricordando anche le analisi condotte sugli impatti del Parco Agrisolare e gli studi avanzati dedicati al risparmio idrico e alla riduzione dell’uso delle plastiche nei vigneti grazie ai pannelli agrivoltaici. “Il nostro obiettivo è continuare a fornire supporto conoscitivo e scientifico per far sì che la transizione ecologica ed energetica diventi un reale valore aggiunto per tutto il comparto agroalimentare”.
Dunque è evidente, in tutti gli interventi nella giornata dal titolo “Le sfide del settore agroalimentare verso la transizione energetica” che la transizione sarà tanto più efficace, e forse anche rapida e con maggiori benefici per la più ampia platea di attori, solo se saprà coniugare la ricerca con l’innovazione senza cancellare la tradizione, ma guardando come faro ultimo, alla decarbonizzazione pur mettendo in luce, e mai in ombra, la competitività delle aziende.












