Come i cambiamenti climatici stanno trasformando lo champagne.

Caldo record in Francia: aumenta la gradazione alcolica dello champagne
Sorseggiare lo champagne di quest’anno ci farà ubriacare prima, ma questa non è una buona notizia. Per via delle ondate di calore senza precedenti registrate in Francia questa estate i produttori di champagne hanno riscontrato concentrazioni di zucchero insolitamente elevate nell’uva. Per questo motivo le autorità competenti hanno autorizzato, per la prima volta, un aumento della gradazione alcolica del vino spumante.
Alle maison di champagne è stato concesso di produrre il vino con un volume alcolometrico fino al 15%, ed è la prima volta nella storia che succede perché di solito lo champagne si ferma al 13%. Non è stata un’annata facile per i coltivatori, che sono stati costretti a vendemmiare molto prima quest’anno per via delle temperature eccezionalmente alte. Il caldo estremo ha accelerato la maturazione e l’accumulo di zuccheri e, di conseguenza, la produzione naturale di alcol nell’uva, ha spiegato l’associazione di categoria Comité Champagne.
La vendemmia 2026 batte ogni storico anticipo
L’associazione Comité Champagne decide le date di inizio vendemmia, monitorando lo stato di maturazione dell’uva, e quest’anno ha anticipato la data ufficiale al 12 agosto, una settimana prima rispetto al 20 agosto dell’anno scorso che pure era stata una data insolita. La raccolta già ad agosto potrebbe essere diventata la norma anziché l’eccezione, sostengono gli esperti del settore.
“Quando ero bambino, si vendemmiava a fine settembre e soprattutto a ottobre, un periodo dell’anno ancora piuttosto fresco“, ha raccontato a Reuters un vignaiolo di 67 anni. “Alla fine degli anni ’90, se qualcuno mi avesse detto che avrei vendemmiato prima del 15 agosto, gli avrei risposto: ‘Dai, non scherzare‘”.
Un altro vignaiolo di Montgueux, addirittura, ha ottenuto un permesso speciale per iniziare la raccolta il 6 agosto, una data mai considerata prima in tutta la regione di Champagne, dopo che le analisi sulle sue uve avevano mostrato un crollo drastico dell’acidità. “Non ho osato aspettare oltre“, ha detto preoccupato.
In Francia è stato previsto anche un allentamento temporaneo delle rigide norme imposte per la produzione di diversi tipi di formaggio, sempre a causa delle ondate di calore che hanno bruciato i pascoli. La Francia è il secondo produttore mondiale di vino dopo l’Italia, e il caldo e la siccità straordinati di quest’estate hanno spinto molti coltivatori a chiedersi come far fronte ai cambiamenti climatici.
Come i cambiamenti climatici stanno trasformando lo champagne
Negli ultimi decenni l’aumento delle temperature ha anticipato progressivamente le vendemmie in Francia. In media, in tutti i vigneti francesi, compresi quelli dello champagne, le date di raccolta sono state anticipate di circa 21 giorni negli ultimi 50 anni. Il Comité Champagne sostiene che quasi il 30% del raccolto di quest’anno sia andato perduto a causa delle gelate primaverili. Il caldo e la siccità hanno arrecato altri danni causando un calo delle rese. La scarsità d’acqua impedisce agli acini di ingrossarsi e ciò comporta una riduzione del peso medio dei grappoli. Le cause sono le poche precipitazioni e l’esaurimento delle riserve idriche sotterranee.
Il progetto di ricerca multidisciplinare francese LACCAVE (Long-Term Adaptation to Climate Change for Viticulture and Enology) ha valutato gli impatti dei cambiamenti climatici sul settore vitivinicolo in Francia. La ricerca ha riscontrato che l’aumento delle temperature accelera le fasi di sviluppo: entro la seconda metà del XXI secolo, il germogliamento potrebbe anticipare di 3–18 giorni e la maturazione anche di 20–40 giorni. La maturazione in periodi più caldi comporta un aumento della concentrazione di zuccheri e del pH, una riduzione dell’acidità e alterazioni nei profili aromatici e dei polifenoli.
Nonostante l’aumento di CO2 possa stimolare la fotosintesi, l’aumento delle temperature e dello stress idrico ridurrà la disponibilità d’acqua, specialmente nel Sud della Francia, e avrà conseguenze rilevanti sullo sviluppo vegetativo e la resa dei frutti. Le variazioni climatiche, inoltre, rischiano di alterare l’epidemiologia e la vulnerabilità dei vitigni alle patologie.
Lo champagne potrebbe non essere più lo stesso
Tuttavia, l’associazione Comité Champagne ha rassicurato: “Il raccolto ha già tutte le carte in regola per produrre vini ottimi, forse persino eccezionali“. L’aumento del volume alcolometrico dovrebbe interessare solo una parte delle bottiglie che berremo nei prossimi anni. Eppure, l’aggravarsi del riscaldamento globale impone una riflessione sui metodi di coltivazione in generale, non solo su quelli dell’uva.
Tali metodi dovranno affrontare necessariamente le sfide crescenti dei cambiamenti climatici. Magari ci saranno colture più resilienti, magari si coltiverà dove prima non era possibile. Le conseguenze saranno tante. Riguardo lo spumante francese, il produttore Denis Velut, citato sempre da Reuters, sembra più pessimista: “Lo champagne potrebbe perdere un po’ di quel carattere etereo, arioso e leggero che lo distingue“.












