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L’adattamento al cambiamento climatico conterrà le perdite dei sistemi alimentari?

L’adattamento al cambiamento climatico conterrà le perdite dei sistemi alimentari?
Foto di Tim Mossholder su Unsplash

L’adattamento dei sistemi alimentari al cambiamento climatico

Le strategie di adattamento al cambiamento climatico riusciranno a ridurre le perdite dei sistemi alimentari globali?

Se il cambiamento climatico costituisce una minaccia certa per le produzioni agricole globali, non esistono altrettante certezze circa la capacità delle strategie di adattamento nel contenere le perdite.

La ricerca statunitense Impacts of climate change on global agriculture accounting for adaptation, pubblicata su “Nature” punta la sua attenzione sullo studio degli effetti dell’adattamento dei sistemi agricoli al cambiamento climatico.

È noto che il cambiamento climatico altera le condizioni meteorologiche sul Pianeta e questo influisce in modo determinante sui sistemi alimentari.

Anche nel contesto dell’agricoltura statunitense, su cui esistono studi estremamente accurati, non esistono pareri definitivi in merito. Infatti le analisi danno risposte contrastanti: alcune sostengono che l’adattamento sarà diffuso con piccoli danni climatici, altre ritengono che l’adattamento sarà limitato e i sistemi alimentari subiranno perdite gravi.

Le conseguenze sulla produttività agricola globale 

Gli studi di scenario sono concordi nel ritenere che l’adattamento dovrebbe avere conseguenze importanti sulla produttività agricola globale. Tuttavia non esiste uno studio sistematico sul grado di adattamento dei produttori agricoli al cambiamento climatico.

Lo studio statunitense prende in esame sei colture di base (grano, mais, riso, soia, orzo e manioca) presenti in 12.658 regioni di 54 Paesi del mondo.

I ricercatori hanno analizzato le rese di queste colture che forniscono circa i due terzi delle calorie globali; per misurare l’impatto degli adattamenti messi in opera dagli agricoltori, hanno studiato fattori climatici, economici e tecnologici.

Risultati soprendenti per i sistemi alimentari

Il risultato sorprendente dello studio è che contrariamente a quanto emerge solitamente da indagini analoghe non saranno i poveri del mondo a subire le maggiori perdite, che pure ne avranno molte, bensì le coltivazioni più produttive in zone con climi favorevoli (come l’Europa meridionale) e azioni di adattamento limitate.

Questo si verificherebbe perché in presenza di monocolture l’adattamento è più difficile e le conseguenze del cambiamento climatico diventano più devastanti.

Se ne deduce che per garantire la sicurezza alimentare a fronte di un clima in evoluzione saranno decisivi fattori come l’innovazione, l’espansione delle terre coltivabili, maggiore capacità di adattamento.

Le strategie di adattamento non sono sufficienti

Le proiezioni indicano che entro il 2050 il cambiamento climatico ridurrà la produttività globale dell’8%. La brutta notizia è che questo avverrà a prescindere dalla quantità di emissioni. Infatti le emissioni di anidride carbonica rimangono nell’atmosfera e continuano a causare danni per centinaia di anni.

Allungando i tempi al 2100, le rese agricole scenderebbero dell’11% con le emissioni in calo e del 24% con le emissioni elevate.

Si prospettano tempi duri per tutti, secondo la ricerca: se cala la produzione i prezzi aumentano.

Ma lo studio indica anche un altro punto critico: sarà inevitabile perdere i due terzi delle produzioni agricole anche attuando strategie di adattamento.

Tranne il riso, gli altri cereali come grano, mais e manioca sono destinati a cali a due cifre. Lo studio prevede che l’adattamento e la crescita del reddito allevieranno le perdite globali del 23% nel 2050 e del 34% nel 2100.

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