Le spugne dei Caraibi ci dicono che abbiamo già sforato 1,5 gradi di riscaldamento globale

Uno studio pubblicato su Nature riscrive i dati del global warming degli ultimi secoli. L’impatto dell’uomo sul clima terrestre sarebbe iniziato 80 anni prima, nel 1860. Oggi quindi avremo livelli di riscaldamento globale 0,5°C più alti di quelli riconosciuti ufficialmente. La soglia di 1,5°C l’avremmo superata nel 2020 e per la fine di questo decennio sforeremmo anche i 2 gradi

1,5 gradi di riscaldamento globale: nuovo studio, superati già nel 2020
Foto di David Clode su Unsplash

Secondo l’IPCC, arriveremo a +1,5 gradi di riscaldamento globale solo nel 2030-2032

(Rinnovabili.it) – La Terra ha iniziato a riscaldarsi a causa delle attività umane 80 prima di quanto pensassimo, attorno al 1860. È l’informazione racchiusa negli “scheletri” di una specie di spugne coralline nel mar dei Caraibi. Dalla cui analisi, un team internazionale di ricercatori ha ricostruito le variazioni di temperatura delle acque negli ultimi 300 anni. E se dal 1700 a metà Ottocento i valori sono rimasti sostanzialmente identici, oscillando di appena 0,1°C, dal 1860 in poi si registra un’accelerazione. Questo significa che avremmo già sforato 1,5 gradi di riscaldamento globale 4 anni fa.

I segreti delle spugne coralline

La portata dello studio, pubblicato su Nature, è devastante. Se i ricercatori hanno fatto bene i calcoli e la loro metodologia riesce davvero a catturare un andamento finora trascurato del riscaldamento globale, bisogna riscrivere tutti i valori dell’aumento delle temperature. Di conseguenza, oggi avremmo già superato abbondantemente l’obiettivo più ambizioso dell’Accordo di Parigi e sforeremo prestissimo anche la soglia dei 2°C.

Dall’analisi delle sclerospongiae si noterebbe che l’aumento della temperatura dell’oceano e dell’aria terrestre si sovrappone fino alla fine del 20° secolo, quando la terra inizia a riscaldarsi a un ritmo quasi doppio rispetto a quello degli strati più superficiali degli oceani. Rifacendo i conti, gli autori dello studio calcolano che “il riscaldamento globale era già di 1,7 ± 0,1°C superiore ai livelli preindustriali nel 2020”.

Abbiamo già sforato 1,5 gradi di riscaldamento globale?

Secondo i dati considerati finora più attendibili, il 2020 è stato il 2° anno più caldo mai registrato, con un riscaldamento globale di circa +1,25°C rispetto alla media del periodo 1850-1900. Alla pari con il 2016 e secondo soltanto al 2023, che si è chiuso – secondo il sistema UE Copernicus – con +1,48°C. Secondo le stime più aggiornate dell’IPCC, il mondo avrebbe dovuto sforare 1,5 gradi di riscaldamento globale solo all’inizio degli anni ’30 (2030-2032 è la stima mediana). Altri studi più recenti, del 2023, anticipano la data al massimo al 2029.

Abbiamo già sforato 1,5°C, quindi. Ma non è tutto. “Il nostro risultato è di 0,5°C superiore rispetto alle stime dell’IPCC, con 2°C di riscaldamento globale previsto entro la fine degli anni 2020, quasi due decenni prima del previsto”, puntualizza la ricerca. L’IPCC ipotizza che in uno scenario di mitigazione modesta delle emissioni – la traiettoria su cui ci troviamo ora – questa soglia sarebbe oltrepassata attorno al 2052.

Ma i risultati della ricerca sono accolti con parecchio scetticismo dalla comunità scientifica. Il punto principale è questo: quanto è affidabile il “segnale” del riscaldamento globale delle spugne coralline? Per gli autori lo è: la loro analisi “vede” il brusco calo di temperatura globale attorno al 1815, coincidente con l’eruzione del vulcano Tampora in Indonesia che stravolse il clima globale per qualche anno.

Ma anche se così fosse, ribattono alcuni scienziati del clima, possiamo davvero buttare a mare le rilevazioni sistematiche condotte finora sulla base di un’unica evidenza, proveniente da una sola specie in una sola regione del mondo? In altre parole, l’andamento registrato dalle spugne coralline ha davvero una valenza globale, oppure descrive in modo accurato solo quello che è successo nel mar dei Caraibi?

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