Frana a Ischia: la crisi climatica c’è, il Piano nazionale di adattamento no

Con ogni probabilità il maltempo che si è abbattuto sull’isola campana è stato reso più intenso dal cambiamento climatico. Pesano però molto altri fattori, tra cui il dissesto idrogeologico e l’abusivismo. Per prevenire altre tragedie, il governo deve approvare al più presto il Piano nazionale di adattamento, che prende polvere in parlamento dal 2018

Frana a Ischia: tra crisi climatica e abusivismo
crediti: Local Team

Il bilancio provvisorio della frana a Ischia è di 7 vittime

(Rinnovabili.it) – Ci sono sia la crisi climatica che l’incuria dell’uomo per il territorio dietro la frana a Ischia che ha causato almeno 7 morti, bilancio che potrebbe salire visto che si contano ancora 5 dispersi. E su entrambi i fronti non è stato fatto nulla o quasi per evitare un evento del genere o mitigarne le conseguenze.

Il ruolo del clima

Le piogge intense hanno causato un distacco di fango e massi dal monte Epomeo in seguito al forte maltempo che ha colpito l’isola campana tra il 25 e il 26 novembre. La frana di colamento ha investito Casamicciola, devastando parte dell’abitato. Qual è il ruolo del cambiamento climatico nella frana a Ischia?

Come sempre, nell’immediatezza dell’evento è difficile attribuire con precisione alla crisi climatica la sua parte di responsabilità; le analisi richiedono più tempo. È però probabile che il climate change abbia in qualche misura contribuito a rendere più intense le precipitazioni che hanno toccato Ischia e, in generale, a rendere più frequenti eventi di portata “eccezionale” – che diventano via via sempre più “normali” in un clima 1,2°C più caldo di quello di 150 anni fa.

D’altronde, i dati sugli eventi climatici estremi mostrano un’accelerazione. Da inizio 2022, calcola Legambiente nel suo recente rapporto Città Clima 2022, in Campania si sono registrati 18 eventi climatici estremi, 6 solo nel mese di novembre. In un anno scarso, quindi, si sono concentrati il 18% di tutti gli eventi estremi avvenuti negli ultimi 12 anni, che sono 100 dal 2010. Tra questi, peraltro, sono 38 i casi di allagamenti e alluvioni e 4 le frane da piogge intense.

Frana a Ischia, tra dissesto e condoni

Ischia è un’isola vulcanica. Sopra la roccia dura poggia uno strato di materiale incoerente, non consolidato e non drenante che, in certe condizioni, può causare facilmente frane di diversa entità. Materiale che è composto soprattutto da ceneri e lapilli di vecchie eruzioni e che è molto diffuso in tutta la Campania. Condizioni che facilitano il verificarsi di distacchi a monte e, quindi, di frane. Se il dissesto idrogeologico è uno dei fattori in gioco, il problema principale va individuato nella scelta di edificare in zone a rischio.

Abusivismo e condoni, infatti, sono la regola. I numeri di Ischia parlano chiaro. Sull’isola “sono circa 600 le case abusive colpite da ordinanza definitiva di abbattimento sull’isola maggiore dello splendido arcipelago partenopeo”, scrive Legambiente in una nota, mentre “arriva a 27.000, invece, il numero delle pratiche di condono presentate in occasione delle tre leggi nazionali: di queste risultano negli uffici tecnici di Forio 8530 istanze, 3506 a Casamicciola e 1910 a Lacco Ameno”.

Se invertire la rotta su queste pratiche è necessario per evitare nuove tragedie come la frana a Ischia, così come dotarsi di una legge sul consumo di suolo, serve anche un approccio più organico e di respiro nazionale. Quello che dovrebbe arrivare dal Piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico, disperso da oltre 4 anni in parlamento. La bozza risale al governo Gentiloni. Un piano che il governo Meloni si è impegnato ad approvare entro l’anno. Nel documento – che va aggiornato alla luce della realtà odierna della crisi climatica, già aggravata rispetto al 2018 – lo stato indica a regioni e comuni quali sono gli interventi prioritari per rendere il territorio meno esposto all’impatto della crisi.

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