Coralli atomici e gusci alieni: ecco i golden spike dell’Antropocene

Individuati due siti dove è ben visibile il limite nella serie stratigrafica tra l’Olocene, l’epoca geologica più recente, e il nuovo Antropocene dominato dall’impatto globale dell’uomo sul pianeta

Golden spike dell’Antropocene: le prove che viviamo in una nuova epoca
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Due candidati promettenti per i golden spike dell’Antropocene

(Rinnovabili.it) – Scienziati del clima e geologi sono a un passo dal trovare i marcatori adatti a definire l’inizio dell’Antropocene e inserirlo ufficialmente nella scala geocronologica del pianeta. Due i candidati che si sono rivelati molto promettenti: un corallo vivente nella barriera corallina di Flinders, in Australia, e alcuni strati di fango nella baia di San Francisco negli Stati Uniti. Lo ha reso noto il team dell’università di Leicester che studia da anni i cosiddetti golden spike dell’Antropocene.

Di che cosa si tratta? Dal punto di vista geologico, la storia della Terra viene divisa in eoni, ere, periodi ed epoche. Per definire in modo convenzionale il limite tra un’epoca e la successiva, la scienza individua dei punti notevoli, solitamente affioramenti rocciosi in cui è ben visibile il passaggio tra le due fasi. Questi limiti stratigrafici prendono il nome di golden spike, letteralmente “spuntone dorato”.

La ricerca dei golden spike dell’Antropocene sta impegnando scienziati in tutto il mondo da diversi anni. L’idea è che sia possibile trovare un limite dove è ben visibile il passaggio oltre l’Olocene, l’epoca iniziata circa 11.500 anni fa con la fine dell’ultima era glaciale (glaciazione di Würm) e in cui si è sviluppata la grande accelerazione umana innescata dalla scoperta e diffusione dell’agricoltura (rivoluzione neolitica). La nuova fase, l’Antropocene, porterebbe infatti il marchio indelebile dell’impronta dell’uomo sul pianeta.

Cosa raccontano i golden spike dell’Antropocene

I siti candidati sono molti, una dozzina circa tra cui anche le stalattiti della grotta di Ernesto in Valsugana. Ma due in particolare stanno dando risultati promettenti perché forniscono una registrazione continua e completa dei cambiamenti globali nel sistema terrestre innescati dall’uomo.

I coralli sul Flinders reef registrano chiaramente l’impatto dell’aumento vertiginoso di CO2 in atmosfera dal 1850 in avanti e un picco di radiocarbonio tra il 1959 e il 1963, che coincide con l’inizio del periodo più intenso di test atomici. “Questa è una firma unica dell’Antropocene”, dichiara Jens Zinke dell’università di Leicester.

L’ecosistema dell’estuario nella baia di San Francisco, invece, racconta una storia di intrusione di specie viventi allogene. “L’ecosistema dell’estuario di San Francisco è stato completamente modificato da organismi introdotti da luoghi lontani come il Giappone. A volte i nuovi arrivati dominano completamente le ecologie che hanno adottato, i loro gusci si accumulano nella documentazione fossile recente e lasciano una chiara firma geologica dell’impatto umano sul pianeta”, prosegue Zinke. “Sebbene l’estuario di San Francisco sia molto ben studiato, gli stessi modelli, dovuti alle specie introdotte, si stanno diffondendo sul nostro pianeta”.

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