L’India vuole imbrigliare il tribunale ambientale

Dopo quattro anni il tribunale ambientale indiano rischia il ridimensionamento. Il ministero dell’Ambiente è in contrasto con la corte

L’India vuole imbrigliare il tribunale ambientale

 

(Rinnovabili.it) – Sono passati quattro anni da quando il National Green Tribunal (NGT) Act è stato approvato dal Parlamento indiano. Ha dato vita al Tribunale ambientale, che si sarebbe dovuto occupare – smaltendoli rapidamente – di casi specificamente legati alla protezione dell’ambiente e alla conservazione delle risorse naturali. Tra le altre competenze, avrebbe avuto anche quella di stabilire i risarcimenti per le vittime di danni ambientali.

In tre anni e mezzo di attività, il NGT ha ricevuto lodi sperticate ma anche grandi critiche: lo si accusa di eccedere il perimetro della sua giurisdizione e di dare spesso giudizi non tecnici. In questo periodo stanno crescendo i rumors di una riforma dell’istituzione da parte del ministero dell’Ambiente. L’intenzione è ridimensionare la corte ambientale, che i funzionari del ministero sussurrano essere ormai diventata ricettacolo di ambizioni e sete di potere. Si parla di sentenze irrealistiche e un mucchio di casi arretrati, cosa che non sarebbe mai dovuta avvenire data l’impostazione “snella” della corte. Questa è presieduta da Lokeshwar Singh Panta, e ha cinque sedi: Delhi, Bhopal, Pune, Kolkata e Chennai.

 

Nonostante tutto, il tribunale ambientale indiano ha gestito fino ad oggi oltre 6.000 cause, 3.400 delle quali ha visto una sentenza. Il 60% circa, dunque. L’alta corte non dedica più di tre udienze l’anno a una questione ambientale: al contrario, il NGT non fa passare più di tre settimane fra una e l’altra. Tuttavia, nei casi più importanti, le sentenze faticano ad arrivare: quando gli è toccato valutare i danni di una centrale elettrica a Tanmar, il cui proprietario era un potente industriale ed ex parlamentare, il caso è rimasto senza verdetto per due anni. Non è stato ancora possibile neppure sanzionare i produttori di carbone che hanno gravemente inquinato il distretto di Singrauli. Quando deve giudicare i potenti, insomma, il tribunale ambientale procede con il freno a mano tirato.

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1 commento

  1. Per il caso Eternit in Italia invece il verdetto c’è stato, ma è risultato nullo per prescrizione.
    E indipendentemento dagli specifici temi ambientali, l’Italia è stata condannata dalla Corte di Strasburgo per la lentezza dei processi

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