Inquinamento da microplastiche: occorre ridurre l’usura degli pneumatici

L’inquinamento da microplastiche è riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità come una grande e pericolosa minaccia, e l’usura degli pneumatici sembra essere una fonte principale.

L’industria degli pneumatici si dichiara innocente di fronte all’accusa di aggravare l’inquinamento da microplastiche

(Rinnovabili.it) – Nonostante ricerche scientifiche e azioni di monitoraggio mettano sempre più in luce il collegamento tra l’usura degli pneumatici e l’inquinamento da microplastiche, le industrie del settore reclamano normative europee meno severe. Con un profitto di circa 180 miliardi di dollari l’anno, le aziende hanno intensificato le attività di lobby con i legislatori UE affinché si riconosca che le particelle di pneumatici non presentano rischi significativi per l’uomo e l’ambiente.

L’inquinamento da microplastiche è riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità come una grande e pericolosa minaccia, soprattutto per l’impatto sulla salute umana. Alcune ricerche, infatti, affermano che potrebbe indebolire il sistema immunitario. A queste, si aggiunge un crescente corpus di analisi scientifiche che vedono nell’usura degli pneumatici una fonte di microplastiche: almeno 10 studi dal 2014 citano l’attrito tra pneumatici e strada come una delle maggiori cause di produzione microplastiche rilasciate nell’ambiente.

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Per tutta risposta, l’industria degli pneumatici ha pubblicato altrettanti studi concludendo che le particelle di pneumatici non presentano rischi significativi per l’uomo e l’ambiente, e non sono nemmeno così diffuse come altre ricerche mostrano. Scritti dalla società di consulenza Cardno ChemRisk, i report sono stati commissionati principalmente da The Tyre Industry Project (TIP), associazione di 11 case produttrici di pneumatici (tra cui Bridgestone e il gruppo Michelin), e dalla European Tyre and Rubber Manufacturers Association (ETRMA), ente industriale che fa pressioni sui legislatori europei.

Infatti, per i produttori di pneumatici la posta in gioco di fronte a nuove regole europee può essere molto alta. I legislatori dell’UE stanno prendendo in considerazione norme che stabiliscono standard minimi sul tasso di abrasione e durata degli pneumatici al fine di ridurre l’inquinamento da microplastiche. Questo requisito potrebbe portare ad una spesa di miliardi di euro di costi aggiuntivi per la riprogettazione degli pneumatici. Un problema non da poco per un settore che ha subito un forte calo delle vendite a causa dell’epidemia di coronavirus.

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Olly Jamieson, ricercatrice di Eunomia, società di consulenza sulla sostenibilità che ha condotto nel 2018 uno studio per la Commissione Europea sull’usura delle gomme, ha affermato che rispetto ai problemi di usura, l’industria tende a concentrarsi su fattori esterni (come il comportamento del conducente, le condizioni stradali e le condizioni meteorologiche) piuttosto che sul disegno delle gomme. Tuttavia, il settore degli pneumatici sembra non avere troppa scelta. Nel 2017, infatti, l’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) ha pubblicato un documento in cui si stima che gli pneumatici fossero responsabili del 28% dell’inquinamento da microplastiche negli oceani.

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