Sport e turismo riempiono i ghiacciai italiani di microplastiche

Sui ghiacciai tra Valle d’Aosta e Lombardia ci sono 20-30 frammenti di microplastiche per kg di detriti. La cui provenienza, con buona probabilità, è legata soprattutto alle attività sportive e turistiche ad alta quota. Quantità analoghe sono state rinvenute alle Svalbard come in Patagonia. Lo studio commissionato da Greenpeace

Microplastiche: ghiacciai dei Forni e Miage, inquinati 6 campioni su 10
Di X-Weinzar – Fotografia autoprodotta, CC BY-SA 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4962204

Cellophane, PP e nylon i materiali più comuni nelle microplastiche analizzate

(Rinnovabili.it) – Gli ultimi giganti di ghiaccio delle Alpi sono invasi da microplastiche. Frammenti di plastica di dimensioni inferiori al millimetro inquinano la coltre di detriti che copre due dei più estesi ghiacciai italiani, quello dei Forni e il Miage.  

Le nuove evidenze sull’inquinamento ad alta quota e la pervasività delle microplastiche emergono da campioni raccolti nell’estate 2023 da Greenpeace e analizzati grazie al supporto del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano e del Dipartimento per lo Sviluppo Sostenibile e la Transizione Ecologica (DiSSTE) dell’Università del Piemonte Orientale.

Quante microplastiche inquinano i nostri ghiacciai?

Quanto è esteso l’inquinamento da microplastiche su questa parte di arco alpino tra Valle d’Aosta e Lombardia? La contaminazione interessa l’80% dei campioni prelevati sul Ghiacciaio dei Forni e il 60% di quelli raccolti sul Ghiacciaio del Miage, si legge nella relazione del DiSSTE. Tra le microplastiche individuate, le fibre rappresentano oltre il 70% dell’impronta di contaminazione. Nello specifico, il cellophane è il polimero prevalente (55%), seguito dal polietilene-polipropilene (35%) e dal nylon (10%).

Un’analisi di dettaglio è importante per formulare ipotesi sull’origine delle microplastiche. Nel mirino di Greenpeace finiscono soprattutto le attività turistiche e alpinistiche, inclusi gli impianti sciistici e di risalita. “Possono rappresentare una sorgente di contaminazione locale da plastica”, spiega l’associazione ambientalista, visto che la maggior parte dell’attrezzatura e dell’equipaggiamento tecnico da montagna “è realizzata in polimeri plastici e potrebbe contribuire al rilascio di fibre e frammenti. A ciò si aggiungono la degradazione e frammentazione di rifiuti plastici di grandi dimensioni abbandonati sui ghiacciai, come gli imballaggi alimentari”

Valori compresi tra i 20 e i 30 frammenti di microplastiche per ogni kg di detrito, come quelli rinvenuti su Forni e Miage, sono “perfettamente paragonabili a quelli riscontrati sul detrito sopraglaciale raccolto in alcuni ghiacciai dislocati al di fuori dell’arco alpino” come i ghiacciai delle isole Svalbard, ma anche in Cile, dove sono state condotte analisi analoghe di recente, conclude la relazione del DiSSTE.

“Per tutelare questi preziosi quanto fragili ecosistemi, nonché gli habitat, le risorse e le comunità montane, serve una fruizione sostenibile e consapevole del territorio, oltre che una riduzione del consumo di plastica, che in gran parte deriva dalle medesime fonti fossili che stanno alterando il clima del pianeta mettendo a rischio l’esistenza stessa dei nostri ghiacciai”, dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

Articolo precedenteTreni a idrogeno: la Terni-Sulmona finisce su un binario morto
Articolo successivoLe previsioni 2024 per il mercato dell’auto elettrica

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Leave the field below empty!