L’ambientalismo italiano perde un papà: si è spento a 81 anni Massimo Scalia

Pioniere delle lotte anti nucleare e collega di Giorgio Parisi negli ultimi anni, Massimo Scalia ha segnato mezzo secolo di ambientalismo italiano

Massimo Scalia

Tra le tante esperienze, Massimo Scalia è stato fondatore di Legambiente e parlamentare dei Verdi

(Rinnovabili.it) – Non era solo un professore. Era uno che la politica l’ha fatta davvero. Da dentro e da fuori. Massimo Scalia veniva dalle scienze dure, la fisica e la matematica, di cui è stato docente alla Sapienza di Roma, sua città natale. Ma la teoria era solo una parte della vita di questo papà dell’ambientalismo italiano, spentosi ieri a 81 anni. 

Il suo nome è legato alle battaglie contro il nucleare degli anni Ottanta, ma non solo. Scalia è stato tra i fondatori di Legambiente – allora la Lega per l’Ambiente – e anche dei Verdi. Proprio del neonato partito verde è stato uno dei primi parlamentari alla Camera dei Deputati, tra il 1987 e il 2001. Dall’interno dei palazzi ha promosso 577 progetti di legge e quasi 3 mila tra mozioni, interpellanze, interrogazioni. Ha presieduto diverse commissioni, sempre tenendo ferma la stella polare della conversione ecologica. C’era la mano di Massimo Scalia nelle leggi del 1991 su fonti rinnovabili e risparmio energetico, così come c’era Massimo Scalia alla presidenza della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle “ecomafie”

Oltre all’agone politico, il professore però coltivava anche l’analisi più “alta”. Studiava la teoria dei sistemi dinamici e come ricorda una sua biografia sul sito di Legambiente, è stato uno dei pionieri della riflessione sul cambiamento climatico come fenomeno che determinava un passaggio all’instabilità

Dentro e fuori il palazzo, si diceva. Massimo è stato infatti presidente del comitato scientifico di Legambiente dal 2001 al 2004, ha fatto parte – come ricorda l’associazione ambientalista – della commissione nazionale per la sicurezza nucleare e ha presieduto una varietà di altri organi di governance o di supervisione di processi politici e normativi orientati alla sostenibilità.  

Non si è tirato indietro quando è stata ora della nomina a perito di parte civile nel processo che ha condannato in primo grado gli AD di Enel per il disastro ambientale di Porto Tolle  nel 2014. Negli ultimi anni, aveva lavorato con Giorgio Parisi, nella commissione scientifica sul decommissioning degli impianti nucleari.

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