Emissioni di CO2, cosa non funziona nel piano UE su sequestro e rimozione

In una lettera alla Commissione, 9 ong e think tank europei avvertono dei rischi nascosti nella Comunicazione sui Cicli di carbonio sostenibili che sarà presentata il 14 dicembre. I crediti generati dalle compensazioni non devono entrare nel mercato del carbonio UE o lo falseranno

Emissioni: il peso della CO2 non dichiarata dagli Stati
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Puntare troppo sulla rimozione indebolisce la spinta per tagli reali delle emissioni di CO2

(Rinnovabili.it) – La nuova strategia UE sui cicli di carbonio sostenibili non deve spalancare la porta a un mercato della CO2 “drogato”. La bozza di provvedimento che Bruxelles sta mettendo a punto per il 14 dicembre regola tutto ciò che ruota attorno alla rimozione del carbonio dall’atmosfera, dalla capacità di sequestro da parte degli ecosistemi alla tecnologia CCS (cattura e stoccaggio della CO2), fino alla cattura diretta dall’aria (DAC). Ma creare troppe sinergie col mercato del carbonio UE rischia di far inciampare l’Europa nella sua marcia verso la riduzione delle emissioni di CO2.

Il nodo principale è la possibilità di scambiare sul mercato ETS i crediti ottenuti da “carbon removal e carbon offset, cioè quelli che deriveranno dall’uso di tecnologie per la rimozione e la cattura della CO2 o dalla salvaguardia di determinati ecosistemi. Bruxelles ha inserito nella bozza questo aspetto come incentivo ma, scrivono 9 tra le maggiori ong ambientaliste e think thank europei in una lettera alla Commissione, rischia solo di far deragliare l’ETS UE.

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“Consentire lo scambio di compensazioni di emissioni [emission offsets] nei quadri normativi e di conformità dell’UE nel sistema di scambio di emissioni (ETS), nel regolamento sulla condivisione degli sforzi (ESR) e nel regolamento sull’uso del suolo, il cambiamento di uso del suolo e la silvicoltura (LULUCF) dopo il 2030 sarà estremamente dannoso e controproducente”, scrivono i firmatari.

Non è solo in contraddizione con il primato che l’UE assegna su carta alla riduzione delle emissioni di CO2 rispetto alla rimozione del carbonio dall’aria, notano le ong. È anche un passo che “mina fondamentalmente il funzionamento” dei regolamenti citati “come motori per la riduzione efficace delle emissioni”.

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Il provvedimento per ora prevede che sia le soluzioni basate sulla natura sia le soluzioni industriali (CCS e DAC), che insieme devono sequestrare 5 mln t/anno di CO2, generino dei crediti. Ma inserire tra i crediti anche le attività di compensazione, che non diminuiscono le emissioni di CO2 in termini assoluti e sono complesse da monitorare e valutare, sfalsa il mercato. Inoltre, suggeriscono i firmatari, l’UE non deve equiparare le rimozioni alle riduzioni effettive di emissioni perché disincentiverebbe queste ultime.

“È un gioco a somma zero che non riduce le emissioni, e non abbiamo il lusso di perdere tempo su di esso, dato che le emissioni devono essere ridotte in tutti i settori e attività il più velocemente e profondamente possibile”, concludono le ong.

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