Perché dobbiamo preoccuparci dell’estrazione di sabbia?

È una risorsa strategica, ma le attribuiamo valore solo per i suoi usi in edilizia e per il vetro. Invece è fondamentale per l’equilibrio di molti ecosistemi. Il suo prezzo dovrebbe rifletterne anche il valore ambientale, scrive l’UNEP in un nuovo rapporto

Estrazione di sabbia: triplicata in 20 anni, l’ONU vuole regole condivise
Foto di Pexels da Pixabay

L’estrazione di sabbia raggiunge le 50 Gt l’anno

(Rinnovabili.it) – E’ la seconda risorsa più sfruttata al mondo dopo l’acqua. Ma non esiste un sistema di monitoraggio globale, né degli standard per raccoglierla e lavorarla. Con il rischio di mettere a repentaglio diversi ecosistemi. Parliamo dell’estrazione della sabbia, un materiale naturale la cui catena di fornitura, a oggi, è tutto fuorché sostenibile.

Tra sabbia e ghiaia, in tutto il mondo se ne estraggono 50 miliardi di tonnellate ogni anno. Una quantità abbastanza elevata che ci si potrebbe costruire un muro alto 27 metri e largo uguale che fa il giro del mondo. A conti fatti, sono 17 kg di sabbia al giorno per ciascun abitante della Terra. Una quantità che è triplicata in appena 20 anni. “Data la nostra dipendenza da essa, la sabbia deve essere riconosciuta come una risorsa strategica e la sua estrazione e il suo utilizzo devono essere ripensati”, afferma l’Agenzia dell’ONU per la protezione ambientale (UNEP) nel nuovo rapporto “Sabbia e sostenibilità: 10 raccomandazioni strategiche per evitare una crisi”.

Ripensare l’estrazione della sabbia

Cosa non funziona nel modo in cui, fino ad ora, abbiamo gestito l’estrazione della sabbia? Pensiamo questo materiale solo come un elemento per lo sviluppo economico, principalmente come materiale da costruzione. Tralasciando il suo ruolo attivo in molti ecosistemi.

“L’estrazione della sabbia dove gioca un ruolo attivo, come i fiumi e gli ecosistemi costieri o marini, può portare all’erosione, alla salinizzazione delle falde acquifere, alla perdita di protezione contro le mareggiate e agli impatti sulla biodiversità, che rappresentano una minaccia per i mezzi di sussistenza attraverso, tra le altre cose, l’approvvigionamento idrico, la produzione alimentare, la pesca o l’industria del turismo”, spiega il rapporto dell’UNEP.

Quale può essere la soluzione? Secondo l’ONU, il primo passo è riconoscere alla sabbia lo status di risorsa strategica. E poi agire di conseguenza. Servono regole comuni per l’estrazione della sabbia, che deve essere regolamentata. Ad esempio, introducendo un bando per l’estrazione dalle spiagge, e mettendo dei paletti per quella dai fondali marini. Non solo: visto l’importanza di questo materiale per certi ecosistemi, il prezzo della sabbia dovrebbe riflettere il suo vero valore ambientale. “Per esempio, mantenere la sabbia sulle coste può essere la strategia più efficace in termini di costi per adattarsi al cambiamento climatico grazie al modo in cui protegge dalle mareggiate e dagli impatti dell’innalzamento del livello del mare – tali servizi dovrebbero essere presi in considerazione nel suo valore”, scrivono gli autori.

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