La Norvegia fa un passo decisivo verso il deep sea mining in Artico

Un accordo parlamentare sul deep sea mining potrebbe portare all’apertura della prima miniera in mare aperto nel Mar Glaciale

deep sea mining
Foto di Diego San su Unsplash

Le richieste di una moratoria globale sul deep sea mining non scalfiscono il paese scandinavo

(Rinnovabili.it) – La Norvegia potrebbe essere il primo paese al mondo ad approvare l’estrazione mineraria da acque profonde. Un accordo parlamentare ha infatti dato il via libera al governo per andare avanti con il suo programma di sfruttamento dell’Artico con il deep sea mining. Il prossimo 4 gennaio il parlamento discuterà formalmente la proposta, che ha sollevato la preoccupazione di ambientalisti e scienziati.

Il deep sea mining, cioè l’apertura di miniere in mare aperto, è considerata una pratica altamente impattante sugli ecosistemi. Si tratta di inviare macchine subacquee simili a trattori o giganteschi aspirapolvere per raschiare il fondale marino e aspirare poi i metalli preziosi che vi si trovano. In particolare, le risorse recuperabili si trovano sotto tre forme: i noduli polimetallici, simili alle patate, che si trovano in veri e propri campi tra i 4 e i 6 mila metri di profondità. Ci sono poi i solfuri polimetallici, reperibili nella fascia 2-4 mila metri. Si tratta di grumi di oro, zinco, piombo, rame e terre rare intorno alle crepe del sottosuolo. Si formano dall’incontro fra le acque calde fuoriuscite dal mantello e quelle gelide dell’Oceano profondo. Le croste di cobalto, infine, si trovano in strati spessi fino a 25 centimetri che coprono come ghiacciai i fianchi delle montagne sottomarine.

Le profondità marine, però, sono patria di biodiversità ancora in gran parte sconosciuta. Il rischio concreto è che questi ambienti, rimasti immutati o quasi per millenni, vengano sconvolti dall’arrivo delle ruspe. L’immobilità dell’acqua e la quasi assenza di correnti ha preservato per tutti questi anni l’ambiente subacqueo a grandi profondità. Ma per quanto ancora? La corsa alle materie prime critiche ha infatti preso di mira sempre più chiaramente queste zone. I negoziati internazionali in seno alla International Seabed Authority non hanno ancora prodotto un risultato definitivo. E si moltiplicano le richieste di una moratoria globale sul deep sea mining.

La Norvegia invece sta per fare da apripista in senso contrario. La start-up Loke Marine Minerals, sostenuta da investitori come la società di servizi petroliferi Technip FMC e il gruppo marittimo norvegese Wilhelmsen, ha accolto con favore la decisione. Per contro, il WWF ha criticato l’accordo parlamentare, parlando di “catastrofe per l’Oceano”.

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