Perché, davvero, stiamo sforando i limiti ecologici del Pianeta?

La crisi climatica, il collasso della biodiversità, l’inquinamento sono solo dei sintomi. Affrontarli come stiamo facendo oggi e sperare di preservare il nostro “spazio sicuro” sulla Terra è un’illusione che fallirà. Perché il vero problema è un altro: i nostri comportamenti non sono più funzionali alla sopravvivenza della specie. I “colpevoli”? Il modo in cui trattiamo economia, marketing e tendenza ad avere molti figli

Limiti ecologici del Pianeta: l’overshoot e il comportamento dell’uomo
Foto di Marc-Olivier Jodoin su Unsplash

Una tesi innovativa su cosa si cela dietro lo sforamento in corso dei limiti ecologici del Pianeta

(Rinnovabili.it) – Per capire perché stiamo sforando i limiti ecologici del Pianeta non bisogna guardare gli indicatori di inquinamento atmosferico e biodiversità, lo stato di salute della criosfera, le alterazioni del ciclo dell’acqua e dell’azoto, l’acidificazione degli oceani. Sono solo dei sintomi che nascondono la vera causa. Dietro il rapido collasso di quello “spazio sicuro” entro cui l’umanità può vivere e prosperare sulla Terra c’è, in realtà, una profonda “crisi del comportamento dell’uomo”. Sono i nostri comportamenti intrinsecamente estrattivi il problema. Ed è proprio questo sistema comportamentale che va cambiato per mitigare la crisi climatica e ambientale.

Perché stiamo sforando i limiti ecologici del Pianeta?

È la tesi innovativa esposta da un gruppo di ricerca interdisciplinare in un articolo pubblicato su Science Progress. “Gli interventi attuali sono in gran parte fisici, ad alta intensità di risorse, lenti e focalizzati sull’affrontare i sintomi dello sforamento ecologico (come il cambiamento climatico) piuttosto che la causa più lontana (comportamenti disadattivi)”, spiegano gli autori.

Sono in particolare tre, secondo lo studio, i fattori che determinano la “crisi del comportamento dell’uomo”: crescita economica, marketing e attitudini favorevoli all’incremento della natalità. Fattori che hanno un impatto diretto sulle tre principali “leve” del superamento dei limiti ecologici del Pianeta: consumo, rifiuti e popolazione.

“I comportamenti disadattivi di superamento derivanti da questi tre fattori sono stati catalizzati e perpetuati dallo sfruttamento intenzionale di impulsi umani precedentemente adattivi”, si legge nello studio. In altre parole: se alcuni comportamenti, nella lunga storia della nostra specie, si sono rivelati funzionali alla sopravvivenza, oggi vanno nella direzione opposta. E minacciano di trasformare la Terra in un luogo non più adatto alla vita umana.

Economia, marketing, pronatalismo

Come è successo tutto questo? La neuropsicologia, i segnali sociali e l’affidarsi a norme sono ambiti che oggi sono sfruttati per trasformare il comportamento dell’uomo e far crescere l’economia, aumentare i consumi e promuovere famiglie numerose. Siamo, cioè, vittime di una manipolazione. Che abbiamo creato e sosteniamo noi stessi.

In economia: facendola viaggiare su binari sempre più disconnessi dal mondo materiale. Nel marketing: piegandolo verso la creazione, non la soddisfazione, dei bisogni. “Questo cambiamento di paradigma ha fatto sì che la crescita del business non fosse più vincolata ai meri bisogni biologici delle persone, ma potesse invece essere sbloccata attribuendo un significato maggiore a un numero effettivamente infinito di offerte di mercato”, notano gli autori.

Ma anche nella costruzione sociale del valore di una famiglia numerosa: operazione comune al patriarcato, al nazionalismo, alle religioni, al militarismo e al sistema capitalistico. E anche se la scelta di avere o meno figli resta individuale, il contesto – sia sociale sia cognitivo – in cui viene presa è diverso da quello esperito dai nostri conspecifici migliaia di anni fa.

“Esperienze gratificanti ripetute aiutano a modellare i circuiti sinaptici del cervello in via di sviluppo, predisponendo l’individuo a ricercare esperienze simili che rinforzino i circuiti già preformati e a negare o rifiutare inclinazioni o informazioni contrarie”, aggiungono gli autori.

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