Alla COP26, Bruxelles prova a fare la voce grossa sugli obiettivi climatici

Il Consiglio dell’Unione Europea ha deciso la posizione negoziale di Bruxelles alla COP26 sul tema del rinnovo dei contributi nazionali volontari. Un punto chiave per alzare l’ambizione climatica e non perdere tempo nella corsa verso la neutralità climatica

Obiettivi climatici
credits: 🎄Merry Christmas 🎄 da Pixabay

L’UE proporrà di rinnovare ogni 5 anni gli obiettivi climatici

(Rinnovabili.it) – L’UE rischiava di arrivare senza una posizione comune al vertice sul clima di Glasgow, come un’armata brancaleone di 27 Stati riottosi e incapaci di ragionare come un blocco solo. In extremis, il Consiglio europeo del 6 ottobre ha trovato un accordo sulla posizione europea ai negoziati della COP26. Un risultato che arriva, come di consueto, dopo che buona parte dell’ambizione è stata sacrificata sull’altare del compromesso a tutti i costi. Il punto più dolente? Gli obiettivi climatici.

Perché è importante avere obiettivi climatici omogenei

Nella città scozzese, a novembre, si parlerà di alcuni nodi chiave per rendere davvero operativo l’accordo di Parigi del 2015. Si tratta di temi che vanno sotto l’etichetta un po’ tecnica di Rulebook, cioè il libro delle regole deciso nella capitale francese. Regole che, per alcuni aspetti, devono ancora essere decise nel dettaglio. È il caso delle tempistiche con cui bisogna rinnovare gli obiettivi climatici.

Oggi ogni Stato fa di testa propria: gli obiettivi climatici da inviare all’UNFCCC vengono stabiliti con un orizzonte di 5 oppure di 10 anni, a totale discrezione del governo di turno. In più, ogni paese li inizia a fissare quando vuole. Il risultato è un insieme caotico di promesse, non allineate tra loro. A Glasgow bisogna decidere come rendere omogeneo questo processo, che è fondamentale per calcolare con precisione se il mondo è sulla traiettoria giusta per contenere il riscaldamento globale.

Cosa ha deciso l’Europa

I Ventisette hanno opinioni diverse su come ottenere omogeneità. Alcuni paesi premevano per aggiornare gli obiettivi climatici ogni 5 anni: è il fronte degli Stati più ambiziosi, perché in questo modo si è obbligati a varare subito le politiche necessarie per rispettarli e non si può scaricare sui governi successivi decisioni anche impopolari ma necessarie. Altri paesi, soprattutto dell’est Europa, puntavano i piedi per scegliere l’orizzonte di 10 anni.

Alla fine l’hanno spuntata i primi. La posizione negoziale europea alla COP26 propenderà per aggiornare i contributi nazionali volontari (NDC) ogni 5 anni. Ma con qualche distinguo di peso, aggiunto per far digerire la scelta alla Polonia e agli altri paesi recalcitranti. Il comunicato infatti specifica che “il Consiglio esprime, al fine di raggiungere un consenso a Glasgow, la sua preferenza per un orizzonte temporale comune di cinque anni per gli NDC di tutte le parti, che sarà attuato dall’UE a partire dal 2031”, ma si affretta a precisare che l’UE spingerà su questo tasto “solo nel caso in cui tutte le parti siano tenute a fare così e in modo coerente con la legge europea sul clima”.

Bruxelles quindi non rinnoverà i suoi NDC ogni 5 anni a meno che la COP26 non decida che è obbligatorio farlo. Una possibilità abbastanza remota, visto che grandi inquinatori come Cina e India non solo non vogliono l’obbligo ogni 5 anni, ma non vogliono nemmeno sentir parlare di una tempistica comune e armonizzata a livello globale.

(lm)

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