Affidarsi alle tecnologie di rimozione della CO2 fa male agli obiettivi UE al 2040 sulle emissioni

È sbagliato e controproducente integrare le rimozioni di CO2 nell’ETS. Disincentiva la decarbonizzazione dell’industria, aumenta le emissioni residue post 2040 e incatena i tagli della CO2 a un uso massiccio di queste tecnologie

Obiettivi UE 2040 emissioni: quale ruolo per le tecnologie di rimozione della CO2?
Foto di Marek Piwnicki su Unsplash

La posizione di Carbon Market Watch sui nuovi obiettivi UE al 2040 sulle emissioni

(Rinnovabili.it) – Tagliare le emissioni di gas serra del 90% nei prossimi 16 anni rispetto ai livelli del 1990. Allocare il budget di carbonio europeo nei vari settori in modo da non superare la soglia di 27,5 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente (GtCO2eq) da qui al 2050. Mettere il turbo all’ETS, il mercato del carbonio europeo. E chiarire il ruolo delle nuove tecnologie per la rimozione della CO2 con un quadro legislativo ad hoc. Sono i paletti attorno ai quali Bruxelles dovrebbe costruire gli obiettivi UE al 2040 sulle emissioni secondo Carbon Market Watch.

Una lettura in linea con quella del Science Advisory Board on Climate Change europeo, l’organo scientifico consultivo che lo scorso giugno suggeriva alla Commissione di mettere in campo politiche per tagliare i gas serra del 90-95% entro il 2040, l’unico target che permette di avere una buona probabilità di non sforare la soglia di 1,5°C di riscaldamento globale sul lungo periodo. L’esecutivo UE dovrebbe presentare i nuovi target il 6 febbraio.

L’ETS negli obiettivi UE al 2040 sulle emissioni

Ogni riforma del mercato del carbonio europeo negli ultimi 20 anni ha ridotto il volume di crediti disponibili e aumentato il fattore di riduzione lineare, cioè la percentuale di crediti che vengono ritirati ogni anno per stimolare la decarbonizzazione e mantenere il prezzo del carbonio a livelli adeguati. Ma per centrare gli obiettivi UE al 2040 sulle emissioni, nota Carbon Market Watch, bisogna affidarsi anche a meccanismi non legati al mercato.

Perché più il prezzo del carbonio sale, più rischia di crescere la “pressione politica per mantenere i prezzi del carbonio artificialmente bassi” oppure per garantire nuovi lasciapassare ai settori più indietro nella decarbonizzazione. “Per evitare ciò e spingere i rimanenti inquinatori verso il traguardo è necessario lo studio e l’esplorazione di politiche non di mercato complementari”, nota l’ong.

Come? Ad esempio, offrendo un numero di quote dell’ETS maggiore – e quindi prezzi della CO2 più contenuti – a tutti i settori, non solo quelli hard to abate, “se il ritiro delle infrastrutture ad alte emissioni di combustibili fossili avverrà in modo prevedibile attraverso misure di politica industriale senza fissazione di prezzi, come la direttiva sulle emissioni industriali.

Chiarire il ruolo della DAC

È poi imprescindibile chiarire il ruolo delle nuove tecnologie per la rimozione della CO2, come la cattura diretta dall’aria (DAC). Per non deragliare dalla giusta traiettoria per 1,5°C servono “obiettivi distinti per la riduzione delle emissioni di gas serra, per i carbon sink del settore LULUCF e per la rimozione tecnologica del carbonio”. E non, come proposto da più parti, l’integrazione della rimozione della CO2 nell’ETS. Dare questa possibilità, sostiene Carbon Market Watch, disincentiva l’industria a decarbonizzare strutturalmente le proprie attività. E farebbe aumentare le emissioni residue post 2040. Richiedendo, a sua volta, un uso più massiccio di queste stesse tecnologie. Inoltre, se in un sistema come l’ETS ciò che conta è il prezzo delle quote, per queste tecnologie conta invece la qualità della rimozione, ovvero se è irreversibile o meno.

Articolo precedenteVeicoli elettrici 2024, previsti 16,7 mln di mezzi venduti ma il trend frena
Articolo successivoQuale prezzario utilizzare per la congruità delle spese di Superbonus? La parola al Fisco

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Leave the field below empty!