Transizione, l’UE punta tutto sulla strategia per la CCS industriale

La comunicazione della Commissione UE non specifica quali settori potranno impiegare tecnologie per la cattura e lo stoccaggio della CO2, lasciando uno spiraglio anche per quelli non hard to abate. I volumi previsti arrivano a 280 mln t per anno nel 2040 per salire a 450 Mtpa entro metà secolo. Previsti investimenti di 12,2 mld euro già entro il 2030 per creare un’infrastruttura europea del trasporto di CO2, precondizione per trasformarla in un bene scambiabile nel nascente mercato unico UE dell’anidride carbonica

Strategia CCS industriale: l’UE vuole 450 mln t l’anno entro il 2050
Foto di engin akyurt su Unsplash

La strategia CCS industriale integra gli obiettivi sul taglio delle emissioni al 2040

(Rinnovabili.it) – Le tecnologie di rimozione del carbonio diventano un pilastro fondamentale della transizione europea. Bruxelles accelera il passo su cattura e stoccaggio della CO2 (CCS) e cattura diretta dall’aria (DAC) per decarbonizzare l’industria, integrando la nuova strategia sulla CCS industriale (Industrial Carbon management Strategy) con gli obiettivi intermedi sul clima al 2040. Entrambe le comunicazioni – atti non vincolanti, che servono per orientare le politiche future in materia ma non costituiscono proposte legislative vere e proprie – sono state presentate il 6 febbraio dalla Commissione.

“Un’accelerazione della loro diffusione ci aiuterebbe a soddisfare le nostre ambizioni climatiche, migliorando al tempo stesso la competitività del nostro settore, soprattutto in tempi di significativi cambiamenti geopolitici”, ha commentato Maroš Šefčovič, vice-presidente della Commissione con delega al Green Deal. Raggiungere l’obiettivo al 2040 di -90% di emissioni rispetto ai livelli del 1990 richiederà all’UE di “intensificare i nostri sforzi”, e anche se la via maestra è “ridurre le emissioni”, la transizione “richiederà anche l’impiego di tecnologie per catturare la CO2 e rimuoverla dall’atmosfera”, ha specificato Wopke Hoekstra, commissario per l’Azione climatica.

Gli obiettivi della strategia CCS industriale dell’UE

Queste tecnologie, oggi ancora in stato embrionale, dovranno crescere in modo esponenziale per rispettare la rotta tracciata da Bruxelles. Che non specifica in quali settori o ambiti debbano essere impiegate, anche se suggerisce di dare la priorità ai settori hard to abate. Nulla vieta, quindi, di impiegare in modo massiccio la CCS anche nel settore energetico, “rinverdendo” il continuo affidamento alle fossili.

Nella strategia CCS industriale, la Commissione ha fissato tre grandi obiettivi:

  • entro il 2030, la capacità di cattura e stoccaggio della CO2 in UE deve raggiungere almeno 50 milioni di tonnellate l’anno (Mtpa). Un volume in linea con quello richiesto nel Net Zero Industry Act (NZIA), un testo legislativo vincolante in cui Bruxelles impone all’industria oil&gas di mettere a disposizione questa capacità di stoccaggio entro la fine del decennio. Inoltre, già per il 2030 dovrà essere potenziata adeguatamente la rete infrastrutturale per il trasporto della CO2;
  • entro il 2040, il volume di CO2 catturata dovrà salire a 280 Mtpa. Contestualmente, lo sviluppo di un’economia della CCS industriale dovrà permettere alla maggior parte delle catene del valore su suolo europeo di diventare economicamente sostenibili. Per raggiungere l’obiettivo, l’UE punta a strutturare un mercato unico della CO2, cioè a trasformare l’anidride carbonica in un bene scambiabile sul mercato. Inoltre, sempre entro il 2040 circa 1/3 di tutta la CO2 catturata dovrà essere riutilizzata (ad esempio come materia prima in alcuni processi industriali);
  • entro il 2050, la strategia CCS industriale prevede che il volume di CO2 catturata cresca ancora, fino a raggiungere 450 Mtpa. Con questi volumi, sostiene la Commissione, il carbonio catturato direttamente dall’aria tramite DAC o quello biogenico, cioè proveniente dalla combustione di biomasse, dovranno diventare la materia prima principale dei processi industriali basati sul carbonio e dei combustibili per il trasporto.

Investimenti e capacità esistente

“La portata di questo sforzo è ampia; 50 milioni di tonnellate di carbonio equivalgono alle emissioni annuali di CO2 della Svezia nel 2022, nota la Commissione. Da cui discende il volume elevato di investimenti che saranno richiesti. Secondo le valutazioni dell’esecutivo UE, per rispettare i target della strategia CCS industriale, l’infrastruttura per il trasporto della CO2 verso i siti di stoccaggio dovrà estendersi per 7300 km già entro il 2030, per un costo di 12,2 miliardi di euro. E per il 2040 dovrà quasi triplicare a 19.000 km, con un ulteriore investimento di 16 miliardi di euro.

Per arrivare a questi risultati, la Commissione inizierà a lavorare già dal 2024 su politiche che permettano lo sviluppo infrastrutturale, con particolare attenzione allo sviluppo di progetti transfrontalieri. Ed entro il 2026 al più tardi mira a creare una piattaforma per far incontrare domanda e offerta di CO2 a livello UE, precondizione essenziale per un mercato unico della CO2.

Così come bisognerà accelerare molto sulla creazione di impianti CCS. A novembre 2023 si contavano 119 progetti a vari stadi di sviluppo in tutta l’UE, in crescita del 61% rispetto al 2022. La maggior parte dovrebbe diventare operativa nel 2025-2026. Passando al vaglio tutti i PNIEC dei Ventisette, la capacità totale prevista entro fine decennio arriva a 34,1 Mtpa. Ma la capacità realmente esistente è minima. E il confronto con la pipeline globale di progetti CCS dà la misura di quanto sia rilevante il ruolo che Bruxelles vuole dare a queste tecnologie.

A gennaio 2024, in tutto il mondo, i progetti CCS operativi erano appena 41 per una capacità di cattura e stoccaggio complessiva di 49 Mtpa. Altri 26 siti per 32 Mtpa sono in costruzione, mentre 325 progetti sono ancora in fase di sviluppo e aggiungerebbero altri 280 Mtpa. In tutto, quindi, la pipeline globale oggi è lunga 361 Mtpa, l’80% del target UE al 2050.

Leggi qui il testo della strategia CCS industriale dell’UE.

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