Presidenziali USA: arriva la Unity task force a firma Biden-Sanders

Frutto di compromessi all’interno del Partito Democratico USA, il programma di Biden spinge sulla transizione energetica e mette al centro la giustizia climatica.

La Unity task force è un programma politico che si ispira al Green New Deal europeo

(Rinnovabili.it) – La campagna elettorale del candidato alla presidenza Usa del Partito democratico, Joe Biden, è arrivata ad un punto di svolta. Al fine di risanare le divisioni interne al partito, in vista delle elezioni presidenziali del prossimo novembre, Biden ha presentato una serie di indirizzi politici frutto della stretta collaborazione con il suo rivale democratico, il senatore socialista Bernie Sanders. In un documento lungo 110 pagine, e chiamato Unity task force, Biden definisce le priorità della sua agenda politica, tra cui spiccano i cambiamenti climatici.

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Per quanto riguarda i temi ambientali, i due candidati e i loro sostenitori hanno avuto alcune divisioni molto serie da colmare. Tuttavia, considerando le posizioni espresse dalla Unity task force, sembra che l’influenza di Sanders abbia avuto la meglio. Nella sezione dal titolo “Combattere la crisi climatica e perseguire la giustizia ambientale” si introduce immediatamente il tema delle disuguaglianze create e/o inasprite dal riscaldamento globale, trattando questioni come il razzismo di certe politiche sull’inquinamento e la creazione di posti di lavoro sindacalizzati nel settore dell’energia pulita.

Inoltre, sebbene non sia mai stato espressamente citato, secondo molti osservatori la Unity task force fa spesso implicito riferimento al Green New Deal europeo. L’idea promossa dal piano, infatti, è quella di stilare un programma per la riconversione “verde” del sistema paese, per un totale di circa 3.900 miliardi di dollari di investimenti. Il programma avrebbe ricadute immediate sulle grandi major petrolifere (il mostro nero di Sanders) e il settore del trasporto aereo.

In precedenza, le politiche climatiche di Biden si concentravano sul raggiungimento di una completa transizione energetica entro il 2050. Secondo la tabella di marcia della Unity task force, questo obiettivo è stato anticipato di 15 anni, definendo una serie di tappe intermedie: entro cinque anni, rendere tutti gli scuolabus elettrici e contribuire a realizzare retrofit per 4 milioni di edifici, sbloccando così i finanziamenti del settore privato e stabilendo standard di efficienza, tali da fare in modo che, entro il 2030, sia possibile azzerare l’impronta di carbonio di tutti i nuovi edifici.

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Naturalmente, ci sono anche evidenti prove di compromesso. Infatti, se il documento approva l’abrogazione dei sussidi per i combustibili fossili e la gestione delle emissioni di metano delle infrastrutture petrolifere e del gas, non dice nulla sul fracking. Tuttavia, indica esplicitamente di voler rimediare ai “torti storici” perpetrati contro le comunità nativo-americane e di impegnarsi in un processo di consultazione più solido e significativo con le comunità locali. Per fare questo, la Unity task force raccomanda di condurre una “Valutazione dei bisogni tribali” per capire come supportare più di 500 comunità native nella transizione energetica.

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