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Il cambiamento climatico causerà centinaia di milioni di migranti nei prossimi decenni

Il paese con più emigranti sarà l’India, seguita dalla Nigeria. I flussi andranno soprattutto verso Cina, Russia, Canada e USA. E non solo in uno scenario climatico estremo.

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Brian Merrill da Pixabay

Uno studio mette in relazione densità demografica e cambiamento climatico

(Rinnovabili.it) – Il cambiamento climatico potrebbe innescare la migrazione di centinaia di milioni di persone nei prossimi decenni. Diventando per molti l’incentivo fondamentale per compiere la scelta di lasciare i luoghi di origine. E’ quanto emerge da una ricerca curata da due ricercatori del dipartimento di Global Ecology di Stanford e pubblicata oggi sulla rivista scientifica Earth System Dynamics. Che assume lo scenario RCP8.5 (ovvero alte emissioni e business as usual) come base per calcolare il cambiamento del clima.

Gli autori hanno messo a punto un metodo per stimare il numero e la distribuzione geografica delle persone per le quali i cambiamenti di temperatura e delle precipitazioni possono fornire un ulteriore incentivo alla migrazione. I ricercatori quindi analizzano la relazione che esiste oggi tra i fattori climatici e la densità di popolazione. E fanno delle proiezioni mantenendo costanti tutti gli altri fattori.

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Che tipo di informazioni fornisce questa impostazione? Riesce a “pesare” il contributo del cambiamento climatico all’evoluzione futura delle migrazioni umane. Beninteso, non dà una previsione accurata dal punto di vista quantitativo. Ma è in grado di restituire l’ordine di grandezza e il modello spaziale che assumerà il fenomeno.

I risultati dello studio indicano che la migrazione avverrà “in gran parte dai paesi tropicali e subtropicali caldi verso i paesi temperati più freddi”. A cui si lega una seconda considerazione: “Le aree dove si prevedono i tassi di crescita della popolazione più elevati tendono ad essere le aree che probabilmente saranno più colpite dai cambiamenti climatici”.

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Guardando più da vicino i risultati dello studio emergono delle previsioni interessanti. Ad esempio il contrasto tra Cina e India, i paesi più popolosi al mondo ed entrambi sotto la forte minaccia di sconvolgimenti a causa del cambiamento climatico. Mentre Pechino diventerà un paese di destinazione dei flussi migratori, l’India è proiettato a diventare lo Stato a maggior tasso di emigrazione nei prossimi decenni. E sulla scia dell’India si posiziona la Nigeria, vera bomba demografica nel cuore del continente africano che sembra staccare nettamente tutti i paesi vicini dell’Africa sub sahariana, benché anche questi siano soggetti a forti stress climatici.

La classifica dei paesi a maggior emigrazione futura continua con Congo, Indonesia, Niger, Sudan, Filippine, Bangladesh, Tanzania e Pakistan. All’estremo opposto, dopo la Cina i paesi più attrattivi saranno Canada, Russia, paesi scandinavi e USA (in assenza di barriere al movimento di altra natura). Interessante notare che questo esito resta vero, anche se con tassi di attrattività più bassi,anche se lo scenario climatico considerato fosse meno estremo (RCP2.6 – 4.5 – 6.0).

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Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.