Rinnovabili • Fusione ghiacci Antartide: il Polo Sud sta perdendo gli “ormeggi”

L’Antartide sta perdendo le sue ancore sottomarine

Tra 1973 e 1989 solo il 15% dei punti di fissaggio risultano ridotti di dimensione. Il numero di quelli che si sono ridotti è aumentato al 25% dal 1990 al 2000 e al 37% dal 2000 al 2022.

Fusione ghiacci Antartide: il Polo Sud sta perdendo gli “ormeggi”
Foto di Dylan Shaw su Unsplash

La perdita di punti di fissaggio accelera la fusione dei ghiacci dell’Antartide

(Rinnovabili.it) – Il Polo Sud sta “mollando gli ormeggi”. Rispetto a mezzo secolo fa, i punti di ancoraggio tra scudi glaciali e la roccia sottostante stanno fondendo due volte più veloci. Il manto glaciale spesso alcuni chilometri, quindi, non è più trattenuto e scivola rapidamente in mare, accelerando la fusione dei ghiacci dell’Antartide. Un quadro che riguarda gran parte, anche se non tutto, l’Antartide: a essere interessato, infatti, è 1/3 dei “punti di fissaggio” (pinning points).

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Lo ha rivelato uno studio dell’università di Edimburgo apparso su Nature. Il primo a tentare una stima complessiva dei cambiamenti nello spessore dei ghiacci antartici marini, le lingue di ghiaccio che sono ancorate alla roccia e trattengono lo scivolamento in mare degli scudi glaciali terrestri. Lo fanno tramite i punti di fissaggio, che si formano quando parte di una calotta di ghiaccio galleggiante si ancora ad un’elevazione sul fondo dell’oceano, creando una protuberanza visibile sulla superficie altrimenti liscia della piattaforma di ghiaccio.

È proprio mappando e monitorando l’evoluzione di queste protuberanze tramite l’analisi delle immagini satellitari degli archivi NASA che gli autori hanno ricostruito una serie storica più consistente e affidabile per evidenziare dei trend. Gli studi disponibili oggi vanno indietro al massimo al 1992. Allargando lo sguardo fino al 1973, i ricercatori dell’ateneo scozzese hanno rilevato una tendenza marcata all’accelerazione iniziata attorno al 2000.

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Tra 1973 e 1989 solo il 15% dei punti di fissaggio risultano ridotti di dimensione. L’assottigliamento del ghiaccio in quel periodo è rimasto quindi confinato in piccole sacche. Negli anni ’90 prende il via una accelerazione della perdita di ancoraggio nella parte occidentale del continente e nel Mare di Amundsen. Il numero di punti di fissaggio che si sono ridotti è aumentato al 25% dal 1990 al 2000 e al 37% dal 2000 al 2022.

“Il passaggio negli ultimi 50 anni da uno scioglimento delle piattaforme di ghiaccio relativamente limitato e concentrato a livello regionale, a un disancoraggio molto più diffuso, è sorprendente. La preoccupazione costante è quanti altri di questi punti di fissaggio di vitale importanza inizieranno a sciogliersi nei prossimi 50 anni”, commenta Bertie Miles, primo autore dello studio.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.