Rinnovabili • Alleanza per l’abbandono del carbone

L’Italia e altri 17 Paesi nell’Alleanza per l’abbandono del carbone

Dalla COP 23 sul clima di Bonn nasce la Powering Past Coal Alliance.  Si punta ad avere 50 membri entro il prossimo vertice ONU del 2018

Alleanza per l’abbandono del carbone

 

 

(Rinnovabili.it) – Carbone addio: 18 Paesi fanno squadra sul phase out  di questa fonte fossile. Sotto riflettori della COP 23 sui cambiamenti climatici, in corso a Bonn fino a domani, un nutrito gruppo di nazioni e stati ha deciso di unirsi nella Powering Past Coal Alliance, alleanza internazionale per l’abbandono del carbone prima del 2030. Dentro Paesi come Gran Bretagna, Canada, Danimarca, Italia (vedi gli obiettivi contenuti nella Strategia Energetica Nazionale 2030), Francia ma anche Paesi Bassi, Portogallo, Belgio, Svizzera, Nuova Zelanda, Angola, Cile, Messico e Isole Marshall, per un totale di 25 governi tra nazionali e locali. Ma l’alleanza mira a spandersi velocemente.

 

La coalizione spera di coinvolgere fino 50 membri prima prossimo vertice ONU sui cambiamenti climatici, che si terrà Katowice, in Polonia nel 2018. L’ambizione è quella di guidare il resto del mondo nella transizione dal carbone all’energia pulita. Per farlo i membri dell’alleanza si impegnano a intraprendere azioni come l’adozione di obiettivi per l’abbandono progressivo della fonte, impegnandosi a non investire ulteriormente nell’elettricità a carbone nelle loro giurisdizioni o all’estero.

 

“L’eliminazione progressiva della tradizionale potenza del carbone è uno dei passi più importanti che i governi possono adottare per affrontare i cambiamenti climatici e rispettare l’impegno di mantenere la temperatura globale ben al di sotto dei 2° C e di proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5° C”, si legge della dichiarazione congiunta della Powering Past Coal Alliance. La coalizione è aperta anche ad aziende e organizzazione prevedono sforzi calibrati per ogni realtà. I partner governativi dovranno eliminare progressivamente l’attuale potenza di carbone tradizionale nelle rispettive giurisdizioni e su una moratoria su tutte le nuove centrali. Le imprese e gli altri partner non governativi si dovranno impegnare a scegliere un’alimentazione energetica pulita. Per sostenere questi obiettivi, i firmatari dell’Alleanza lavoreranno insieme per condividere esempi e best practice che sostengono il graduale abbandono del carbone, anche attraverso finanziamenti climatici.

 

“Incoraggeremo anche i nostri pari a unirsi a noi nel consegnare il carbone al passato per costruire un mondo migliore per i nostri figli e nipoti – spiegano i firmatari – Come soci fondatori, lavoreremo per far crescere l’alleanza fino a 50 partner da COP24, per continuare la spinta verso un clima più sicuro, persone più sane e un’economia pulita”.

 

Leggi qui la dichiarazione della Powering Past Coal Alliance

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.