Rinnovabili • Riscaldamento globale: supereremo la soglia di 1,5°C in questo decennio

Parigi addio: supereremo la soglia di 1,5°C di riscaldamento globale

Il rapporto sostiene che bisogna aumentare e di molto l’ambizione climatica globale. La neutralità di carbonio va raggiunta al più tardi nel 2040. E serviranno tecnologie di cattura della CO2 dall’atmosfera per rispettare l’accordo di Parigi

Riscaldamento globale: supereremo la soglia di 1,5°C in questo decennio
Foto di Bruno /Germany da Pixabay

Lo studio del Climate Council dà una cattiva notizia sul riscaldamento globale

(Rinnovabili.it) – Nel migliore dei casi la curva disegnerà una gobba. A un certo punto, da qui al 2030, il riscaldamento globale supererà decisamente la soglia degli 1,5°C. Cioè l’obiettivo più ambizioso stabilito dall’accordo di Parigi sul clima del 2015, che permetterebbe di evitare gli impatti più disastrosi del cambiamento climatico. Poi la curva potrebbe tornare ancora a scendere sotto quella soglia. Ma solo a patto di mettere in campo tecnologie per la cattura e lo stoccaggio del carbonio dall’atmosfera.

Le critiche al dossier del Climate Council

La previsione porta la firma del Climate Council australiano e sta spaccando in due osservatori, esperti e scienziati del clima. Una critica autorevole arriva da Carl-Friedrich Schleussner della Humbolt University di Berlino e Bill Hare di Climate Analytics (e prima firma del 4° rapporto dell’IPCC, premiato con il Nobel). I due scienziati condividono il messaggio del dossier sulla necessità di agire con urgenza a livello globale, ma rispediscono al mittente l’idea che sia troppo tardi per evitare di sforare gli 1,5°C di riscaldamento globale.

“Essenzialmente, è chiaro che le prove presentate nel rapporto del Climate Council of Australia non supportano la loro affermazione che gli 1,5°C saranno superati”, sostiene Hare notando che questa conclusione contraddice sia dei recenti rapporti dell’Unep, l’agenzia dell’Onu per la protezione ambientale, sia i rapporti dell’IPCC a cui ha lavorato lui stesso.

Il problema principale sarebbero le stime sul budget di carbonio attribuite a ciascuno Stato. Per valutare la traiettoria futura del riscaldamento globale, uno dei punti più rilevanti è stimare correttamente la quantità di anidride carbonica e di altri gas climalteranti che ciascun paese può ancora emettere in atmosfera prima che collettivamente si raggiunga la soglia degli 1,5°C. Ora, Hare fa notare che stimare il carbon budget non è solo complesso, ma c’è anche poco accordo a livello scientifico su come calcolare questo parametro. Tanto che lo scienziato cita alcuni studi recenti in cui vengono sì fornite delle stime, ma specificando che il margine d’errore può essere anche del 50%. Per tutte queste ragioni sarebbe perlomeno avventata l’affermazione del Climate Council.

La curva del riscaldamento globale

Ma veniamo al rapporto. Le fonti su cui si basa il Climate Council per affermare che siamo destinati a sforare l’accordo di Parigi entro questo decennio sono essenzialmente quattro.

Primo, l’aumento delle temperature basato sulle serie storiche e le proiezioni future basate su di esse. A cui si aggiunge il cambiamento climatico ‘già in cantiere’ per così dire, cioè l’aumento futuro delle temperature globali che deriva dalla situazione attuale ma che diventerà visibile ed evidente solo nei prossimi anni con l’innescarsi di meccanismi di feedback positivo (ad esempio, con lo scioglimento del permafrost artico o la mutazione di alcuni ecosistemi da serbatoi e produttori netti di carbonio). Secondo il rapporto, le emissioni accumulate fino al 2020 potrebbero da sole far superare la soglia inferiore di Parigi.

Secondo fattore sono le stime aggiornate della sensibilità climatica fornite dal World Climate Research Programme. La sensibilità climatica di equilibrio (Equilibrium climate sensitivity, ECS) indica l’aumento delle temperature medie globali in atmosfera nel lungo periodo in funzione di un raddoppio del valore della concentrazione di CO2 nell’aria. Finora l’IPCC stimava questo incremento della temperatura in un ventaglio che va dagli 1,5 ai 4,5°C. Per l’IPCC quindi è ancora possibile contenere il riscaldamento globale sul valore inferiore dell’accordo di Parigi anche se l’anidride carbonica in atmosfera continua ad aumentare. Le nuove stime del WCRP tengono inalterato il margine superiore dell’IPCC, ma rivedono al rialzo quello inferiore, facendolo salire a 2,3°C.

Gli altri due fattori presi in considerazione dal Climate Council sono il confronto con gli impatti del cambiamento climatico nel passato e analisi del rimanente carbon budget globale. Il contributo della paleoclimatologia può essere effettivamente importante per costruire dei modelli predittivi del clima più accurati e non a caso ci sono molti studi che partono proprio dallo studio del clima antico per trarre informazioni sul nostro futuro. Con valori di concentrazione di CO2 in atmosfera come quelli attuali, in alcune epoche del passato le temperature globali, il livello dei mari e altri parametri erano decisamente peggiori di quelli attuali. Difficile però stimare con cura una traiettoria plausibile per il nostro tempo, anche se la paleoclimatologia resta comunque uno strumento prezioso. Sul carbon budget valgono i caveat sull’incertezza delle misurazioni ricordati in precedenza.

La conclusione a cui arriva il rapporto è che “diverse linee di evidenza contribuiscono all’argomentazione che non possiamo limitare l’aumento della temperatura superficiale media globale a 1,5°C al di sopra del livello preindustriale, considerato come la media 1850-1900, senza un significativo superamento e conseguente abbassamento”. Cioè la curva di cui si parlava all’inizio.

Che fare?

Visto dalla prospettiva degli autori, quindi, il bicchiere è sia mezzo vuoto che mezzo pieno. Non possiamo evitare di superare il primo limite, ma possiamo fare molto per appiattire la curva e per farla tornare velocemente sotto gli 1,5°C. Azione necessaria e urgente: “Se le temperature dovessero superare 1,5°C per un periodo di tempo significativo, gli ecosistemi critici da cui dipendiamo (come la Grande Barriera Corallina) sarebbero danneggiati o distrutti ancora più gravemente”, afferma il rapporto.

Appiattire la curva significa limitare i danni. “Ogni frazione di grado di riscaldamento evitato è importante e sarà misurata in vite, specie ed ecosistemi salvati”, anche se per gli autori è necessario fare un reality check e prepararsi “anche per gli impatti climatici che non possono più essere evitati”. Tutto questo, con la consapevolezza che sforare la soglia stabilita a Parigi ci può portare in territori in gran parte inesplorati, con meccanismi e impatti difficili da prevedere con esattezza. Superare il limite inferiore dell’accordo di Parigi “aumenta in modo significativo il rischio di innescare cambiamenti bruschi, pericolosi e irreversibili nel sistema climatico”.

Da qui l’urgenza di stimolare l’azione climatica e di prendere decisioni coraggiose e lungimiranti. Il  grosso delle riduzioni delle emissioni deve avvenire già entro questo decennio, scrive il Climate Council. Che bacchetta la proliferazione di impegni a raggiungere la neutralità climatica da parte di Stati e soprattutto aziende, banche e fondi di investimento: generalmente l’orizzonte temporale è troppo lontano, si tratta di piani poco efficaci che dovrebbero essere riscritti. Il termine ultimo dovrebbe essere anticipato al 2040, non oltre: “Se vogliamo proteggere le persone, le nostre comunità e gli ecosistemi da cui dipendiamo per la nostra sopravvivenza, allora tutte le emissioni di gas serra devono essere ridotte rapidamente e profondamente  tagliate di oltre la metà a livello globale nel prossimo decennio, con il mondo che deve raggiungere la neutralità climatica entro il 2040 al più tardi”.

About Author / La Redazione

Rinnovabili • Solare fotovoltaico in Italia

Solare fotovoltaico in Italia, cosa dice il rapporto GSE

Lo scorso anno sono entrati in esercizio circa 371.500 impianti fotovoltaici in Italia, in grande maggioranza di taglia inferiore a 20 kW, per una capacità complessiva di oltre 5,2 GW. Una crescita che conferma il primato nazionale della Lombardia in termini di potenza installata, seguita con un certo distacco dalla Puglia

Solare fotovoltaico in Italia
via depositphotos

Online il Rapporto Statistico 2023 sul Solare Fotovoltaico in Italia

Ben 5,2 GW di aggiunte che portano la potenza cumulata totale a 30,31 GW e la produzione annuale a quota 30.711 GWh. Questi in estrema sintesi i dati del solare fotovoltaico in Italia, riportati nel nuovo rapporto del GSE. Il documento mostra le statistiche del settore per il 2023, offrendo informazioni importanti non solo sui sistemi ma anche sulla dimensione dei pannelli solari, la tensione di connessione, il settore di attività, l’autoconsumo e persino sull’integrazione di eventuali batterie. Uno sguardo approfondito per capire come sta crescendo il comparto, ma anche per evidenziare potenzialità e criticità.

Solare Fotovoltaico Italiano, la Crescita 2023 in Numeri

Nel 2023 il fotovoltaico nazionale ha messo in funzione 371.422 nuovi impianti solari per una potenza complessiva di poco superiore ai 5,2 GW. La crescita ha ricevuto i contributi maggiori, in termini di numero di sistemi, da regioni come la Lombardia (con il 17,5% dei nuovi impianti fv 2023), il Veneto (13,2%), l’Emilia-Romagna (9,8%) e la Sicilia (6,9%). Scendendo ancora di scala sono invece le provincie di Roma (3,9%), Brescia (3,6%) e Padova (3,1%) quelle a detenere la quota maggiore di aggiunte. Per buona parte dell’anno questo progresso si è affidato ai piccoli impianti di taglia residenziale, che hanno lasciato il posto sul finire del 2023 ad una nuova spinta del segmento C&I.

Produzione fotovoltaica in Italia

Altro dato importante per il 2023: la produzione del solare fotovoltaico in Italia. Lo scorso anno tra nuovi impianti e condizioni meteo favorevoli, il parco solare nazionale ha prodotto complessivamente 30.711 GWh di energia elettrica (dato in crescita del 9,2% sul 2022), con un picco nel mese di luglio di oltre 3,8 TWh.

Se ci si focalizza, invece, solo sull’autoconsumo fotovoltaico, il rapporto del GSE indica che lo scorso 7.498 GWh sono stati prodotti e consumati in loco. Un valore pari al 24,8% della produzione netta complessiva. A livello regionale la percentuale di energia autoconsumata rispetto all’energia prodotta risulta più alta in Lombardia, Liguria e Campania. A tale dato se ne associa un altro altrettanto interessante: quello dei sistemi di accumulo. Lo scorso anno risultavano in esercizio 537.000 sistemi di storage connessi ad impianti fotovoltaici, per una potenza cumulata di 3,41 GW.

leggi anche Direttiva EPBD e fotovoltaico: scadenze e potenzialità

Solare Fotovoltaico, la Potenza in esercizio in Italia

Le nuove aggiunte 2023 hanno portato il dato della potenza fotovoltaica totale cumulata in Italia ad oltre 30,31 GW e quello della potenza pro capite nazionale a 514 W per abitante. Nel complesso sono attivi sul territorio 1.597.447 impianti fotovoltaici, di cui il 94% rientra nella taglia fino a 20 kW. Sono, per intenderci, i piccoli impianti realizzati solitamente sui tetti degli edifici. Non sorprende quindi scoprire che la superficie occupata dagli impianti fotovoltaici a terra a fine 2023 risultava di soli 16.400 ettari. In questo contesto le regioni con la maggiore occupazione di superficie del suolo da parte del solare fotovoltaico risultano essere: la Puglia (4.244 ettari), la Sicilia (1.681 ettari) e il Lazio (1.527 ettari).

Sul fronte della potenza attiva, viene confermato il primato del Nord Italia con il 48,0% del totale nazionale grazie al traino di Lombardia (13,8%), Veneto (10,4%) ed Emilia Romagna (10%). Segue il 34,7% delle regioni meridionali, con la Puglia che da sola fornisce il 10,9% della potenza, e quindi il contributo del Centro Italia.

Leggi qui il report GSE sul Solare Fotovoltaico in Italia

About Author / La Redazione

Rinnovabili • Dl Agricoltura bollinato

Dl Agricoltura bollinato, ecco l’art. sul fotovoltaico a terra

Il testo finale del decreto è stato varato dopo alcune piccole modifiche richieste dal Quirinale. Confermati i paletti sul fotovoltaico a terra salvaguardando gli investimenti del PNRR

Dl Agricoltura bollinato
Foto di Andreas Gücklhorn su Unsplash

Stop del fotovoltaico a terra con una serie di eccezioni

Dopo il via libera del Consiglio dei Ministri, Dl Agricoltura è stato “bollinato” dalla Ragioneria di Stato e quindi varato definitivamente. Ma non prima di alcune modifiche last minute frutto del confronto con il Quirinale. Nessun ritocco significativo, tuttavia, riguarda il tanto criticato articolo di stop al fotovoltaico a terra. Il contenuto, infatti, rimane nelle linee annunciate il 6 maggio dal ministri Pichetto e Lollobrigida, cercando di salvaguardare gli investimenti del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), punto fermo per il MASE.

L’articolo in questione, che passa dal 6 della prima bozza al 5 nel DL Agricoltura bollinato, riporta alcune disposizioni finalizzate a limitare l’uso del suolo agricolo. L’intervento mira a modificare l’articolo 20 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, con cui l’Italia ha recepito nel proprio ordinamento la direttiva europea sulle rinnovabili RED II. 

In poche parole il testo introduce dei paletti all’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra in zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti. Come? Limitando qualsiasi intervento a lavori modifica, rifacimento, potenziamento o integrale ricostruzione degli impianti già installati, che non comportino incremento della superficie occupata. Nessun vincolo invece per il fotovoltaico a terra se installato:

  • in cave e miniere non in funzione, abbandonate o in condizioni di degrado ambientale;
  • porzioni di cave e miniere non suscettibili di ulteriore sfruttamento;
  • siti e  impianti nelle disponibilità delle società del gruppo Ferrovie dello Stato italiane e dei gestori di infrastrutture ferroviarie nonché delle società concessionarie autostradali;
  • siti e impianti nella disponibilità delle società di gestione aeroportuale all’interno dei sedimi aeroportuali;
  • aree adiacenti alla rete autostradale entro una distanza non superiore a 300 metri;
  • aree interne agli impianti industriali e agli stabilimenti.

Salvi, come promesso, anche i progetti fotovoltaici a terra se parte di una Comunità energetica rinnovabile o finalizzati all’attuazione degli investimenti del PNRR.

Il testo del Dl Agricoltura “bollinato” sul fotovoltaico

Riportiamo per intero l’articolo 5 sul fotovoltaico nella versione finale del DL Agricoltura.

ART. 5 (Disposizioni finalizzate a limitare l’uso del suolo agricolo)

1. All’articolo 20 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

‹‹1-bis. L’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra di cui all’articolo 6-bis, lettera b), del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, in zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti, è consentita esclusivamente nelle aree di cui alle lettere a), limitatamente agli interventi per modifica, rifacimento, potenziamento o integrale ricostruzione degli impianti già installati, a condizione che non comportino incremento dell’area occupata, c), c-bis), c-bis.1), e c-ter) n. 2) e n. 3) del comma 8. Il primo periodo non si applica nel caso di progetti che prevedano impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra finalizzati alla costituzione di una Comunità energetica rinnovabile ai sensi dell’articolo 31 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, nonché in caso di progetti attuativi delle altre misure di investimento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), approvato con decisione del Consiglio ECOFIN del 13 luglio 2021, come modificato con decisione del Consiglio ECOFIN dell’8 dicembre 2023, e dal Piano nazionale degli investimenti complementari al PNRR (PNC) di cui all’articolo 1 del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° luglio 2021, n. 101, ovvero di progetti necessari per il conseguimento degli obiettivi del PNRR.››.

2. Le procedure abilitative, autorizzatorie o di valutazione ambientale già avviate alla data di entrata in vigore del presente decreto sono concluse ai sensi della normativa previgente.

Leggi anche Zavorre per fotovoltaico Sun Ballast: dal 2012 una garanzia per gli impianti fv su tetti piani

About Author / La Redazione

Rinnovabili • Zavorre per fotovoltaico Sun ballas

Zavorre per fotovoltaico Sun Ballast: dal 2012 una garanzia per gli impianti fv su tetti piani

SponsoredContenuto
Sponsorizzato

Attiva da oltre dieci anni nel settore fotovoltaico, fin dal 2012 Sun Ballast ha saputo cogliere le necessità più concrete legate alla realizzazione di impianti FV, divenendo rapidamente il punto di riferimento internazionale per migliaia di installatori e progettisti di impianti su superfici piane.

Zavorre per fotovoltaico Sun ballas

Il settore fotovoltaico costituisce oggi il principale motore della transizione energetica, e dal 2012 Sun Ballast sviluppa soluzioni in grado di semplificare tutte le fasi di realizzazione di impianti FV – dalla progettazione all’installazione – ottimizzando la sostenibilità degli investimenti e rendendo il montaggio molto più facile e veloce. Le zavorre per fotovoltaico Sun Ballast – progettate e realizzate interamente in Italia – nascono infatti come alternativa ai tradizionali (e complessi) sistemi metallici, e grazie alle loro particolari caratteristiche tecniche hanno incontrato fin da subito l’interesse di tutti i professionisti del settore. Lo sviluppo costante di nuovi sistemi e il confronto continuo con clienti e collaboratori hanno inoltre permesso all’azienda di offrire soluzioni sempre al passo con i principali trend di mercato e con le nuove esigenze degli operatori.

Oggi la gamma di zavorre Sun Ballast include decine di modelli, e i volumi produttivi raggiunti dalle numerose sedi operative assicurano la disponibilità costante del materiale in oltre 40 paesi di tutto il mondo.

Zavorre per fotovoltaico: semplicità allo stato solido

Semplici, affidabili e durature: le zavorre Sun Ballast nascono dalla necessità di semplificare le fasi di installazione, di ridurre i tempi di posa e di rendere la realizzazione di impianti FV su superfici piane sempre più conveniente e accessibile. Le strutture per pannelli fotovoltaici sono infatti realizzate in calcestruzzo di prima scelta, e uniscono in un solo componente due diverse funzioni: quella di supporto ai pannelli e quella di zavorra. In questo modo tempi e costi di installazione sono ridotti al minimo, e il montaggio si limita a pochi e semplici passaggi: basta posare la struttura, fissare il pannello alla boccola pre-inserita nel cemento e procedere con i collegamenti elettrici.

Zavorre per fotovoltaico Sun ballas

La totale assenza di fori di fissaggio permette inoltre di appoggiare le zavorre su qualunque tipologia di superficie piana (ghiaia, cemento, pavimentazioni, guaine, tetti verdi, ecc.) senza forare i materiali di copertura e offrendo la possibilità di movimentare le strutture senza vincoli di posizionamento – caratteristica molto utile sia in fase di posa che durante gli interventi di manutenzione.
Un sistema semplice, veloce e modulabile, utilizzato in larga scala non solo sui grandi tetti piani di edifici commerciali e industriali, ma anche sulle piccole coperture di case e complessi residenziali.

Oltre a semplificarne la realizzazione, le zavorre per fotovoltaico Sun Ballast assicurano inoltre agli impianti FV il più alto livello di affidabilità: la speciale barra metallica di extra-rinforzo contenuta all’interno delle strutture ottimizza infatti la tenuta a tutte le sollecitazioni meccaniche, mentre l’impiego di calcestruzzo C32/40 garantisce la massima resistenza a qualunque tipo di corrosione. Grazie all’alta qualità costruttiva, le zavorre risultano così adatte a qualsiasi contesto geografico e climatico, e possono essere utilizzate in sicurezza in aree costiere, spazi urbani o zone montane.     

Ricerca costante e assistenza a 360°

Composto da oltre 15 professionisti, l’Ufficio tecnico Sun Ballast realizza ogni anno migliaia di relazioni tecniche gratuite, offrendo un’assistenza completa dalle prime fasi di progettazione alla posa dell’ultima graffa. Un supporto costante e professionale che, oltre ad alleggerire il lavoro di progettisti e installatori, accompagna il cliente nella valutazione delle soluzioni tecnico-economiche più adeguate alle specifiche caratteristiche dell’impianto o dell’edificio su cui verrà realizzato.

zavorre per fotovoltaico

Il continuo investimento nelle attività di Ricerca&Sviluppo e le numerose certificazioni ottenute grazie ai test in galleria del vento, alle prove di strappo delle boccole e alle analisi in camera climatica consentono inoltre a Sun Ballast di offrire prodotti non solo semplici ed efficaci, ma anche sicuri, affidabili e certificati.

A Intersolar 2024 la presentazione delle nuove strutture

In programma dal 19 al 21 giugno 2024, Intersolar Europe rappresenta il più importante evento europeo dedicato al mondo dell’energia solare; l’occasione perfetta per incontrare dal vivo tutti i nostri clienti e partner, ma anche per presentare in anteprima un nuovissimo sistema di supporto: una soluzione rivoluzionaria, estremamente versatile e ultra-leggera, che renderà la realizzazione di impianti FV su tetto piano ancora più semplice, rapida e sicura. La possibilità di visionarlo dal vivo direttamente in fiera consentirà di analizzare da vicino tutti gli aspetti tecnici, offrendo una panoramica ancora più precisa sui vantaggi, sulle modalità di utilizzo e sulle tante possibili applicazioni delle nuove strutture. Accanto alla presentazione del nuovo sistema, lo stand Sun Ballast ospiterà inoltre numerosi incontri ed eventi, lasciando ampio spazio agli approfondimenti tecnici e alle attività di networking.

Lo staff Sun Ballast ti aspetta a Monaco dal 19 al 21 giugno, presso lo stand 219 del Padiglione A5.

Zavorre per fotovoltaico Sun ballas

Leggi anche Fotovoltaico sul tetto, TAR: non più un disturbo paesaggistico, ma un’evoluzione costruttiva

About Author / La Redazione