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Cambiamento climatico: le cause e i rimedi

Quest'anno a Parigi si attende una svolta internazionale sui temi del cambiamento climatico. Di cosa si tratta? Quali sono le cause e gli effetti? Ecco tutte le risposte

Cambiamento climatico cop21 parigi
Foto di Enrique da Pixabay

(Rinnovabili.it) – Se tutto andrà per il meglio, il 2015 passerà alla storia come l’anno dell’accordo sul cambiamento climatico, di cui è attesa la promulgazione alla conferenza COP21 di Parigi, che si aprirà il prossimo dicembre. Le conferenze COP sono organizzate dalle Nazioni Unite in attuazione della Convenzione internazionale sul clima (Unfccc) e si svolgono tra le nazioni che l’hanno firmata. Quella di Parigi sarà la ventunesima della serie, nella quale appunto dovrebbe essere siglato uno dei più importanti atti internazionali mai sottoscritti. In sostanza, con il Trattato di Parigi, l’umanità deve trovare un accordo di collaborazione globale per non soccombere al disastro da essa stessa innescato.

Le cause

L’enorme sviluppo economico generatosi dopo la seconda guerra mondiale ha innescato, prima solo in occidente, ma dal 2000 in poi un po’ in tutto il mondo, il consumo sfrenato di fonti energetiche fossili, in particolare carbone, petrolio e gas naturale (metano).

Per farsi un’idea dei consumi, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia al giorno d’oggi l’umanità brucia ogni giorno 93 milioni di barili di petrolio. Inoltre ogni essere umano (siamo ormai 7,2 miliardi) consuma in media ogni anno una tonnellata di carbone. Prosegue infine senza soste la distruzione di foreste tropicali, sostituite da pascoli o piantagioni, con altre emissioni di anidride carbonica dal legname bruciato e dai suoli lavorati per metterli a coltura.

Tutto questo si traduce in emissioni globali per circa 32 miliardi di tonnellate di CO2. La CO2 è un gas che, pur presente in tracce nell’atmosfera, ha l’effetto di regolare la temperatura planetaria, un po’ come la manopola di un fornello. Inavvertitamente, con tutte queste combustioni ed emissioni, stiamo alzando la fiamma sotto la pentola d’aria nella quale siamo tutti seduti.

Il pianeta ha dei meccanismi per assorbire la CO2, in particolare gli oceani sono voraci di anidride carbonica, purtroppo però questi meccanismi riescono a prelevare dall’atmosfera solo la metà circa di quanto emettiamo. Il resto si accumula in aria. Un effetto collaterale del grande assorbimento oceanico di CO2 è che i mari si stanno acidificando (oltre a riscaldarsi e a salire), con conseguenze molto serie sulla biologia degli organismi che li popolano. Troppa acidità, in particolare, ostacola la formazione dei gusci di molti molluschi, il che diminuisce la sedimentazione di CO2 in forma di carbonati, un processo di grande importanza geologica e climatica.

Gli effetti del cambiamento climatico

Sono molti ed evidenti i segnali di crisi, tutti misurati dalla crescita di diversi parametri: l’anidride carbonica, le temperature (in particolare quelle estreme estive ma anche quelle medie invernali), il livello dei mari, la frequenza e/o intensità di eventi dannosi o catastrofici come siccità, alluvioni, uragani e tornado.

Prima che cominciasse la civiltà industriale, l’aria conteneva circa 280 parti per milione di CO2. Nel 1958, quando sono cominciate le misure regolari a cura degli Usa, le ppm erano salite a 315. Oggi abbiamo sfondato soglia 400 ppm e non si vedono accenni di rallentamento. Dai dati disponibili, la CO2 già oggi ha valori pari al doppio di quelli mediamente riscontrati nell’ultimo milione di anni e, se non si fa nulla per fermarla, la sua concentrazione in aria potrebbe schizzare a valori “da Giurassico” entro fine secolo.

Oltre alla CO2 sono in aumento anche altri gas serra di origine umana, anzi soprattutto agricola, come il metano (esalato in buona parte dalle risaie e dai bovini) e il protossido di azoto (che in buona parte deriva dalle concimazioni azotate). È anche in corso l’inquietante fenomeno di riscaldamento e progressivo scioglimento del permafrost, il terreno un tempo sempre congelato delle regioni circumpolari, come la Siberia e il Canada settentrionale. Mentre si scioglie, il permafrost rilascia in aria notevoli quantità di metano, ed è di queste settimane la notizia di imponenti incendi del terreno in Siberia.

Complessivamente i gas serra antropici stanno alterando l’equilibrio tra la radiazione solare in arrivo al suolo e quella infrarossa che lo lascia, con il risultato netto di aumentare la temperatura alla superficie, riscaldare gli oceani e modificare le condizioni meteorologiche globali e locali.

Moltissime sono le conseguenze negative di questa situazione, anche se va detto, a onor del vero, che i paesi nordici non sono del tutto scontenti di avere un po’ più caldo e poter coltivare piante che prima sarebbero morte di freddo. Vi sono anche alcuni benefici sulla vegetazione naturale, causati dalla maggiore abbondanza di CO2 che facilita il processo di fotosintesi clorofilliana e, almeno in teoria, genera una più grande produzione di biomassa.

In generale l’impatto dei cambiamenti climatici è molto forte in agricoltura, sulla natura e biodiversità, sulla salute e sul benessere umano. A tracciare dettagliatamente il quadro scientifico dei cambiamenti climatici attuali e prevedibili, e dei loro impatti, è da quasi trent’anni l’Ipcc. Si tratta di un importante comitato intergovernativo creato sotto l’egida dell’Onu, premio Nobel per la pace 2007, che passa al setaccio e analizza la letteratura tecnico-scientifica globale e fornisce periodici imponenti rapporti sulla situazione climatica e sulle sue possibili evoluzioni. Recentemente l’Ipcc ha visto l’abbandono del suo storico e spesso criticato leader, l’indiano Rajendra Pachauri, che sarà sostituito in ottobre, al termine di una procedura di valutazione ancora in corso.

Di chi è la colpa?

Per decenni (se non per secoli) i paesi industrializzati responsabili delle emissioni hanno coinciso con quello che chiamiamo Occidente, ovvero l’Europa, gli Stati Uniti e però anche il Giappone.

Da una ventina d’anni a questa parte, tuttavia, il club degli emettitori di gas serra sta diventando sempre più grande. La Cina, al giorno d’oggi, risulta il più grande emettitore di CO2 mondiale, anche se distribuendo le emissioni cinesi pro capite si ottengono ancora valori di 6 ton CO2/anno, inferiori a quelli medi europei (8) e molto inferiori a quelli americani (16).

I gas serra si liberano in aria non solo per combustione di fonti energetiche fossili ma anche per la produzione massiccia di cemento (la chimica vuole che per ogni chilo di cemento prodotto si liberi in aria circa un chilo di CO2), grazie ai bovini e alle risaie (entrambi fonti continue di emissioni di metano), e anche alle concimazioni azotate, che hanno spesso come sottoprodotto il già citato gas serra N2O (protossido di azoto).

Brasile e Indonesia hanno invece grandi foreste tropicali in via di smantellamento: in Brasile soprattutto per passare al pascolo, alla produzione di mangimi e di canna da zucchero, in Indonesia per installare al loro posto enormi palmeti da olio e alberi della gomma. Ogni ettaro di terreno forestale dissodato ai tropici può generare emissioni fino a dieci tonnellate di CO2, dovute all’ossidazione della materia organica.

I rimedi per salvare il clima

Con il Trattato climatico di Parigi si dovranno stabilire nuove limitazioni alle emissioni di gas serra, sulla falsariga di quanto già accaduto con il protocollo di Kyoto, che però riguardava un numero limitato di nazioni “occidentali”. Il prossimo accordo deve invece coinvolgere anche tutte le altre nazioni, comprese quelle che fino a vent’anni fa consideravamo in via di sviluppo e che invece oggi appaiono saldamente indirizzate a una potente dinamica di crescita economica.

Anche se negli ultimi anni diversi vertici internazionali sul clima sono falliti (o hanno ottenuto risultati molto modesti) la questione climatica resta in agenda e molti paesi la stanno affrontando almeno da due punti di vista: quello della sostituzione delle fonti fossili con le rinnovabili e quello dello sganciamento della crescita economica dalle emissioni di gas serra (la cosiddetta decarbonizzazione dell’economia) attraverso un aumento drastico dell’efficienza energetica.

Vi è anche una terza questione in ballo, quella molto seria, dell’adattamento al nuovo clima ove possibile e dell’eventuale gestione e mitigazione dei danni ove l’adattamento si riveli impossibile. Ad esempio New York si sta organizzando per resistere alle prossimi inevitabili grandi tempeste con un grosso programma di difese a mare, mentre le popolazioni di alcune piccole isole ormai quasi sommerse devono necessariamente organizzarsi per abbandonarle, e giustamente pretendono il supporto finanziario dei paesi più ricchi, in buona parte responsabili del dramma che le ha colpite.

Questi paesi hanno recentemente messo in discussione l’obiettivo “tecnico” del Trattato di Parigi, consistente nel contenere entro due gradi l’aumento delle temperature medie globali, un valore ritenuto gestibile anche se con notevoli sforzi di adattamento, e hanno proposto di ridurlo a un grado e mezzo, dato che già oggi, con neanche un grado di aumento, molte comunità rivierasche e isolane sono già in crisi.

Merita segnalare che alcuni scienziati e attivisti pongono come obiettivo necessario, per impedire gravi disastri, che in prospettiva la concentrazione di CO2 torni a diminuire verso obiettivo 350 ppm, il che potrebbe essere ottenuto a lungo termine solo eliminando del tutto i combustibili fossili e ripristinando ampie superfici forestali. Ma la tecnologia forse in questo campo ha in serbo qualche sorpresa positiva, come dimostrano recenti tentativi riusciti di “distillare” carburanti direttamente dalla CO2 atmosferica, con l’aiuto di abbondante energia rinnovabile, un processo che ricorda molto la fotosintesi naturale, che per l’appunto sintetizza composti energetici dall’anidride carbonica dell’aria, per mezzo dell’energia del sole.

Non appaiono molto promettenti invece i cosiddetti metodi CCS, che prevedono la cattura della CO2 dalle fonti di emissione (per esempio i camini delle centrali termoelettriche) e il suo stoccaggio sotterraneo, per non parlare di altre tecniche indicate con il termine “geoingegneria”, i cui rischi potenziali potrebbero di molto superare gli eventuali benefici.

Sostituire le fonti fossili, sperperare meno energia e riforestare il pianeta, sono questi i tre elementi più concreti di un piano di azione climatica capace, se attuato con grande determinazione e fretta, di rimettere in asse il sistema climatico della Terra.

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Innovazione, sostenibilità, specializzazione: la ricetta Sonepar Italia per il mercato elettrico

Dall’Hub di Padova, uno dei centri logistici più avanzati d’Europa, all’innovativa piattaforma di e-commerce B2B, passando per la nuova Business Unit dedicata alla sostenibilità e la speciale “Green Offer”. Così Sonepar Italia accompagna gli installatori nel mercato di domani

Sonepar Italia mercato elettrico

Intervista a Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia

Cosa significa per il più grande distributore di materiale elettrico d’Italia fare i conti oggi con i trend e le sfide della transizione energetica? E come si fa a rimanere al vertice in un momento come quello attuale, denso di stimoli ma anche di incertezze? La risposta che abbiamo ricevuto da Sonepar Italia – parte del Gruppo internazionale Sonepar, azienda leader di questo mercato – svela una strategia fatta di incrollabili valori fondanti e una salda volontà nell’abbracciare l’innovazione per anticipare le esigenze del mercato e offrire ai clienti soluzioni personalizzate, all’avanguardia e anche sostenibili. Un approccio non scontato nel comparto B2B, soprattutto per realtà che si trovano a gestire grandi numeri.

E a Sonepar Italia i grandi numeri di certo non mancano. Oggi l’azienda è presente sul territorio nazionale con una rete capillare di ben 161 punti vendita in 17 regioni e 5 centri distributivi, e nel 2023 ha realizzato un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro, proseguendo su un trend di crescita costante negli ultimi anni.

La chiave vincente? Aver saputo fondere una visione centrale con una sensibilità locale in maniera organica ed efficiente, come spiega bene l’Ingegner Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia. “L’elemento che caratterizza Sonepar nei confronti della distribuzione professionale è sempre stata una grande consapevolezza su quello che poteva essere fatto a livello centrale in termini di coordinamento, risorse, investimenti, priorità, cultura e management, e cosa invece doveva essere inevitabilmente delegato, con totale apertura, alle realtà regionali e territoriali. L’idea di mantenere un equilibrio fra centrale e territoriale è nel DNA della nostra azienda e viene perseguito come tale”.

Valori e obiettivi comuni all’interno del Gruppo declinati in modelli di business legati al mercato di riferimento e un’autonomia operativa su ogni scala in grado di fare la differenza: questa la ricetta messa in campo dalla multinazionale e che Sonepar Italia fa propria nella sua strategia di crescita. Una crescita che oggi potremmo definire capillare. “La densità è la condizione sine qua non per essere significativi sul territorio. Riesci a essere rilevante se sei capillare. Come Sonepar Italia, siamo attivi in 17 regioni e abbiamo un’azienda sorella, Sacchi, che copre l’area del Nord-Ovest, operando in Lombardia insieme a noi, oltre che nel Piemonte e Valle d’Aosta dove invece non siamo presenti“.

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Automazione e digitalizzazione, il segreto dell’efficienza

Ma ovviamente la presenza sul territorio è solo uno degli elementi dell’equazione alla base del successo aziendale. Altrettanto fondamentale è la supply chain e Sonepar Italia si è fatta notare quest’anno grazie ad un’importante inaugurazione: quella del nuovo hub di Padova, un’infrastruttura altamente automatizzata in grado di gestire oltre 55mila articoli e servire più di 4.000 clienti al giorno nel Nord e Centro Italia con consegne in 24 ore. “Il polo di Padova rappresenta un grande investimento da 54 milioni di euro. Inaugurato a febbraio, mira a portare la nostra capacità di erogare servizi nei confronti del cliente al livello massimo possibile per quanto riguarda la distribuzione di materiale elettrico”, spiega Novello.

Navette automatizzate, robot per il prelievo e deposito merci, macchine per il taglio cavi automatico e altri strumenti all’avanguardia ne fanno oggi uno dei centri logistici più avanzati d’Europa. E a breve la struttura sarà affiancata da un hub “gemello”, localizzato a Pomezia e destinato all’area Centro Sud e Isole. “Attualmente il polo è in fase di costruzione: abbiamo iniziato ad installare la parte di magazzino automatizzato, che sarà il fratello di quello di Padova, sia come tecnologia che come disposizione. Contiamo di essere operativi entro la fine del 2024 e inaugurarlo all’inizio dell’anno prossimo, ad attività già avviata”.

A rendere l’investimento infrastrutturale prezioso è anche la connessione con l’innovativa piattaforma di e-commerce, strumento lanciato da Sonepar un anno fa, a livello pilota, proprio in Italia, con l’obiettivo di estendere l’implementazione anche ad altri paesi in cui opera il Gruppo. Un approccio innovativo, soprattutto per un distributore di prodotti e servizi B2B, in grado di offrire un’esperienza unica ai clienti. “L’installatore può arrivare alle 7.00 di sera a casa, usare la piattaforma web per effettuare i propri ordini in un pool di decine di migliaia di codici e farseli spedire la mattina dopo all’indirizzo desiderato e all’orario stabilito”.

D’altra parte la transizione digital ha un peso specifico per Sonepar. “Noi continueremo a perseguire in maniera molto importante il processo di digitalizzazione non solo sulle vendite ma anche sui processi interni. Pensiamo allo strumento track and trace” impiegato oggi in servizi come il food delivery, “lo stesso può avvenire, ad esempio, con il palo della luce che il cliente sta aspettando per la Salerno-Reggio Calabria e che deve arrivare ad una data precisa, nè prima nè dopo”.

La piattaforma digitale rappresenta oggi solo uno degli elementi della strategia omnicanale dell’azienda. “Noi vogliamo parlare con i nostri interlocutori utilizzando in maniera flessibile tutti i canali”, ha sottolineato l’a.d. E’ così che accanto all’e-shop e ovviamente alle filiali, si affiancano una serie di possibilità alternative pensate per mettere il cliente al centro: dagli ordini via mail o via telefono alla possibilità di “chiedere ad un agente Sonepar di andare a trovarlo e di ragionare insieme sul progetto, includendo eventualmente anche uno specialista di una delle tre business unit se si tratta di un progetto particolarmente sfidante”.

Sonepar Italia: la nuova business unit dedicata alla sostenibilità

Copertura territoriale, infrastruttura di eccellenza e digitalizzazione non sarebbero nulla però senza le giuste competenze specialistiche, quelle che hanno permesso a Sonepar Italia di strutturarsi in alcuni mercati verticali con flessibilità e competitività; le stesse che si riflettono oggi nelle tre nuove business unit dell’azienda: Industry, “di cui l’automazione è l’espressione più piena ma all’interno del quale rientrano anche le attrezzature e la power distribution”; Building, dedicata all’edificio nella sua completezza e focalizzata su “domotica, building automation, cavi, cablaggio strutturato, sicurezza, illuminazione”; e Sustainability che propone soluzioni integrate per la sostenibilità, attraverso una vasta gamma di prodotti nel settore fotovoltaico assieme alla parte di trattamento e condizionamento dell’aria.

Le tre business unit  – specifica Novello – devono aiutare il nostro network distributivo sul territorio a scaricare a terra tutta la potenzialità che Sonepar può offrire; sotto forma di prodotto ma anche sotto forma di servizio che viene erogato al cliente in modo da portare valore aggiunto nella costruzione di qualsiasi progetto”.

Ma perché “separare” le tecnologie della transizione energetica dal resto? Perché “il settore delle energie rinnovabili ha una sua filosofia, richiede delle competenze e una programmazione molto diverse rispetto al mercato elettrico tradizionale. Magari l’installatore può essere affine o addirittura lo stesso, ma nella realtà il taglio è abbastanza specialistico”. 

Come più grande distributore di materiale elettrico a livello nazionale Sonepar Italia gode di un punto di vista unico sulla filiera fotovoltaica. Dopo la bolla generata dal Bonus 110% oggi il mercato solare sta cercando un nuovo assestamento, tra prezzi dei pannelli in rapido calo e nuovi imput della generazione distribuzione, da cui stanno prendendo vita ulteriori sfide. “Quello che noi osserviamo come azienda – spiega Novello – è che la potenza installata c’è e continua ad aumentare. Ma chiaramente il fatturato langue e viene penalizzato perchè la deflazione è talmente tanto spinta da vanificare gli sforzi commerciali. […] Cosa succederà in futuro? Tutti noi speriamo che i fenomeni deflattivi possano riassorbirsi. Però se andassimo a vedere cosa è successo negli ultimi 15 anni nel mondo del fotovoltaico, ci renderemmo conto che la deflazione è stata l’unica costante di questo settore”.

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Green Offer, come Sonepar Italia anticipa le nuove esigenze di sostenibilità

La decisione dell’azienda di dedicare una business unit alla sostenibilità e alla transizione energetica non è frutto solo di logiche di mercato. Il Gruppo ha intrapreso ormai da anni una precisa strategia a favore di clima, ambiente e società, fatta di impegni interni (nel 2022 ha pubblicato il primo Rapporto di Sostenibilità) e di una spiccata attenzione per favorire soluzioni più sostenibili sul mercato. Una strategia in cui la digitalizzazione delle vendite e l’ammodernamento supply chain sono una parte importante ma non il tutto.

“Noi abbiamo azionisti giovani, molto attenti ad aspetti come l’inclusione, la parità di genere e il rispetto per l’ambiente. Loro sostengono si possa sviluppare del buon business supportando a tutti livelli l’adozione di energie rinnovabili ma dobbiamo anche essere attenti a proporre al nostro installatore prodotti più rispettosi dell’ambiente. Quindi qualche anno fa Sonepar è partito con il progetto della Green Offer. Di cosa si tratta? Grazie ad una metodologia rigorosa, verificata in maniera indipendente da  Bureau Veritas, alcuni prodotti elettrici distribuiti dall’azienda sono valutati in base alle loro emissioni di CO2 nell’intero ciclo di vita.

Il risultato dell’analisi viene tradotto in un’etichetta che identifica l’impronta di carbonio attraverso tre semplici categorie: A (Eccellente), B (Molto Buono) o C (Buono). Il sistema rappresenta un unicum nel settore in quanto permette di standardizzare tutte le certificazioni di prodotto per restituire un valore effettivo della CO2, e di effettuare così una comparazione altrimenti difficile.

Dei 750mila articoli che abbiamo nella nostra piattaforma Spark, circa un migliaio appartengono alla Green Offer”. L’idea è di estendere progressivamente l’offerta ad un numero sempre maggiore di prodotti, con l’obiettivo entro il 2028 di avere per ogni articolo nel catalogo Sonepar l’alternativa “green”. E con la possibilità in futuro di includere anche altri fattori legati al campo della sostenibilità. “Siamo partiti così, ora valuteremo la risposta, raccoglieremo dei feedback, e valuteremo l’interesse. Un lungo viaggio inizia con un singolo passo, e questo è il singolo passo”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Decreto FER X

Decreto FER X, aste entro la fine dell’anno

Lo ha dichiarato il sottosegretario al MASE, Claudio Barbaro, ma l'iter del Decreto Fer X appare ancora indietro con i tempi

Decreto FER X
Foto di Ed White da Pixabay

Incentivi alle rinnovabili, la normativa in attesa

Il Decreto FER X è in dirittura d’arrivo e le prime procedure competitive del provvedimento potrebbero essere lanciate entro la fine del 2024. Questa perlomeno è la previsione avanzata dal sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, durante un’interrogazione alla Camera. Rispondendo in X Commissione ad un quesito dell’onorevole Peluffo sui tempi di adozione del DM FER-X, Barbaro ha fatto chiarezza sui prossimi passi del provvedimento.

Lo schema, ha ricordato il sottosegretario, è stato trasmesso all’ARERA nel mese di aprile ai fini dell’acquisizione del parere. L’Authority dovrebbe far sapere la propria posizione in questi giorni per poi “passare la palla” alla Conferenza Unificata. A valle dell’acquisizione di quest’ultimo parere “sarà possibile procedere con la notifica formale del provvedimento in Commissione europea per la verifica dei profili di compatibilità con la disciplina in materia di Aiuti di Stato”.

Decreto FER X, quando arriva?

Il percorso, dunque, si prospetta ancora lungo ma il Sottosegretario rassicura gli animi spiegando che il MASE sta cercando di velocizzare i passaggi rimanenti. “Per accelerare […] il Ministero ha già avviato i colloqui con la Commissione con l’obiettivo di illustrare le principali novità introdotte dal meccanismo. Tra le innovazioni, rispetto al disegno attuale, il nuovo schema prevede infatti che il Sistema si faccia carico del rischio dovuto alle dinamiche inflattive, particolarmente accentuate nell’ultimo anno, in modo tale da rendere i corrispettivi riconosciuti più adeguati alla struttura di costo e alla sua evoluzione, riducendo così i rischi degli operatori“.

Il Decreto, ricordiamo, nasce per sostenere la produzione di energia elettrica da impianti rinnovabili “con costi vicino alla competitività di mercato”. Ossia fotovoltaici, eolici, idroelettrici e di trattamento dei gas residuati dai processi di purificazione. L’ultima bozza del decreto FER X riporta due modalità di accesso agli incentivi: quella diretta, riservata ai sistemi rinnovabili di taglia uguale o inferiore ad 1 MW per un massimo di 5 GW sviluppabili in Italia; quella tramite aste, nel caso di impianti di potenza superiore a 1 MW (e con contingenti differenziati per tecnologia che vanno da un 45 GW per il fotovoltaico allo 0,02 GW per i gas residuati).

Barbaro ha anche anticipato che per mitigare le problematiche relative all’operatività dei contratti alle differenze convenzionali, il Ministero ha provveduto a “ridisegnare la struttura dei pagamenti del contratto al fine di disincentivare l’offerta della capacità contrattualizzata a prezzi inferiori ai propri costi marginali”. Un intervento che permetterebbe al tempo stesso di “ridurre il rischio volume sostenuto dai titolari della medesima capacità“. Le prime aste? “Potranno essere bandite entro la fine dell’anno“, ha concluso il sottosegretario.

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PCB per la ricarica dei veicoli elettrici (EVC)

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Il ruolo e l'importanza dei circuiti stampati nel mondo della ricarica dei veicoli elettrici

pcb ricarica

Il mondo dell’EV charging promette di cambiare il nostro modo di spostarci e di viaggiare e molte sono le tecnologie in gioco per raggiungere questo ambizioso obiettivo. L’elettronica svolge di certo un ruolo chiave, ma è necessario sviluppare prodotti ad hoc per questo segmento di mercato, che siano in grado di gestire picchi energetici, alte temperature, funzionalità molteplici e dimensioni ridotte. Molte di queste necessità devono essere soddisfatte nella progettazione di un circuito stampato (anche detto PCB) che permetterà di garantire funzionalità, affidabilità ed efficienza di una colonnina di ricarica. I PCB (Printed Circuit Boards) sono infatti fondamentali per consentire una ricarica affidabile e ad alta potenza e si sono evoluti parallelamente allo sviluppo di colonnine di ricarica sempre più performanti, di dimensioni più compatte e più leggere.

Diminuendo le dimensioni delle colonnine di ricarica, anche lo spazio dedicato ai PCB si è ridotto, portando i progettisti di circuiti stampati a studiare nuovi design che permettessero di ottenere le stesse prestazioni in dimensioni più contenute. In alcuni casi può essere sufficiente usare elementi più compatti, in altri lavorare sulla densità del circuito, oppure optare per un maggior numero di strati che possano ospitare tutte le funzionalità richieste, o ancora prestare particolare attenzione alla larghezza delle piste e alla distanza di isolamento.

I circuiti stampati dedicati al mondo dell’ev charging devono inoltre poter gestire correnti e tensioni elevate, che richiedono l’uso di materiali specifici e spesso di una grande quantità di rame che permetta di condurre considerevoli flussi di corrente e dissipare il calore in eccesso.

I circuiti stampati di un EV charger non sono solo sviluppati per garantire il fine ultimo della colonnina, la ricarica in sè, ma anche un’esperienza di acquisto adeguata. Se, da un lato, la crescente richiesta di tempi di ricarica più rapidi richiede una tecnologia dei PCB in grado di supportare operazioni di ricarica efficienti e ad alta potenza, dall’altro devono essere considerate anche tutte le interfacce che includono funzioni come touchscreen, applicazioni mobili, lettori di schede RFID e controlli intuitivi, tutti progettati con lo scopo di migliorare l’esperienza dell’utilizzatore di una colonnina di ricarica.

Attenzione alla sostenibilità nella progettazione di un PCB

Un’attenta progettazione di circuiti stampati può inoltre contribuire alla sostenibilità del prodotto finale, perché permette di ottimizzare spazio e materiali, riducendo gli sprechi. Studiare con attenzione il design del PCB permette di sfruttare il pannello in modo da ridurre la quantità di materie prime necessarie per produrre il circuito stampato ma anche delle risorse richieste per lavorarlo, come acqua, calore ed elettricità. La dimensione inferiore di un circuito stampato si tramuta anche in meno materiali di scarto nel caso in cui la scheda finale abbia dei difetti e debba quindi essere rottamata, e anche un imballaggio con dimensioni minori, peso minore con conseguente riduzione del costo di spedizione. I vantaggi sono quindi al contempo ambientali ed economici.

NCAB ha sviluppato delle linee guida che permettono di identificare i fattori che determinano il costo di un PCB  e supporta i propri clienti sin dalle prime fasi della progettazione per raggiungere obiettivi di sostenibilità comuni. 

I webinar sul circuito stampato di NCAB Group

Per questo motivo il Gruppo svedese mette a disposizione il know how dei propri tecnici attraverso un fitto programma di webinar gratuiti dedicati al circuito stampato. 

Giovedì 13 giugno 2024, in particolare, Jonathan Milione, FAE di NCAB Group Italy, terrà un webinar dal titolo “PCB affidabili per l’EVC​ – Opportunità, sfide e applicazioni in ambito ricarica EV“ a cui è possibile iscriversi da questo link https://attendee.gotowebinar.com/register/3189250463637126235

Parleremo di:

  • Evoluzione e sfide del settore dei veicoli elettrici
  • Metodi di ricarica e sviluppi tecnologici delle colonnine di ricarica
  • Soluzioni di design per PCB: sistemi di ricarica ad alta potenza

leggi anche Circuiti stampati più sostenibili, l’approccio virtuoso di NCAB Group

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