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Acqua tra alluvioni e siccità: chi troppo e chi niente

La terribile alluvione che ha colpito la Romagna è l'altra faccia della medaglia della “distribuzione ineguale” dell'oro blu, l'acqua che o manca e ti fa morire di sete o è troppa e ti fa annegare.

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In questi giorni i cuori di tutti gli italiani battono per i loro fratelli e per le loro sorelle dell’Emilia–Romagna in una mobilitazione straordinaria alla quale il Governo ha contribuito con uno stanziamento straordinario di 2 MLD, siamo passati in un attimo dall’emergenza siccitosa a una alluvione devastante, dal poco, scarso e riarso lento e inesorabile asciutto e secco espandersi della siccità almeno in quasi tutto il nord al troppo repentino e violento bombardamento idrico di milioni di tonnellate d’acqua rovesciate in poche ore. Il modello Bangladesh ha soppiantato per qualche giorno il modello Sahara e pur tuttavia essi vanno a braccetto. Vediamo come funzionano e perché dobbiamo combattere il cambiamento climatico in fretta.

Solo il 2,5% dell’acqua sulla terra è disponibile come acqua dolce (circa il 2% nelle calotte polari). Negli ultimi 20 anni la riserva d’acqua terrestre è scesa alla velocità di 1cm all’anno. L’organizzazione Mondiale della Meteorologia delle Nazioni Unite (OMM) ha lanciato l’allarme: entro il 2050 le risorse idriche del pianeta potrebbero subire un calo tale da lasciare senz’acqua 5 miliardi di persone.

Secondo il Global Trends di UNHCR (l’Agenzia ONU per i rifugiati) nel 2020, 82 milioni di persone sono state costrette a migrare, numero quasi raddoppiato rispetto a quello riportato nel 2010. Inoltre, secondo la Banca Mondiale, entro il 2050 fino a 143 milioni di persone (in Africa, Asia e AmericaLatina) potrebbero essere costrette a muoversi forzatamente per ragioni climatiche. Si prevede che i cambiamenti del clima potrebbero causare ancora 100 milioni di poveri in più per via dell’aumento della siccità e di una maggiore frequenza e intensità di fenomeni estremi, che comporteranno una crisi del settore agricolo, impennate del prezzo del cibo e nuove migrazioni dovute al clima.

Il cambiamento climatico è un processo irreversibile che sta scatenando periodi siccitosi straordinari ed eventi climatologici estremi. In alcune aree del mondo i periodi di siccità sono già aumentati del 29% facendo registrare il maggior numero di decessi in Africa. In altre aree il fenomeno delle inondazioni ha fatto registrare una crescita della mortalità del 134% rispetto ai due decenni precedenti soprattutto in Asia.

SICCITÀ ED EMERGENZA IDRICA – Dopo un lungo periodo di siccità, il rischio di pericolose inondazioni aumenta in quanto un terreno arido ha minore capacità di assorbire l’acqua piovana che, quindi, dilaga.

I segnali lampanti del cambiamento climatico sono la scarsità di precipitazioni nei mesi invernali e le temperature più elevate rispetto alla media, che provocano un’elevata evapotraspirazione dal terreno. E’ un processo per il quale è necessario implementare precise STRATEGIE DI ADATTAMENTO. L’acqua è un bene prezioso ed abbiamo alcune armi per proteggerla e rispettarla: 1) Informare ed educare alla sostenibilità, ai comportamenti consapevoli e alle ALTERNATIVE tecniche a disposizione nell’ambito scientifico e della ricerca 2) ottimizzare l’uso e la gestione delle risorse idriche 3) Investire in innovazioni sostenibili.

Ci troviamo di fronte al 70% di precipitazioni nevose in meno rispetto alle medie degli ultimi anni. Le immagini raccolte dal satellite Copernicus Sentinel-3 mostrano la gravissima situazione sulle Alpi, dove il manto nevoso ha raggiunto il minimo storico. Con la media delle temperature degli ultimi anni, i ghiacciai sotto i 3.500 metri sono destinati a sparire nel giro di 20/30 anni. Inoltre, i ghiacciai sono sempre più scuri, e quindi più vulnerabili alle radiazioni solari. I ghiacciai alpini sono in forte ritiro: 519 km2 (1962) 609 km2 (1989) 368 km2 (2023) 40% in meno rispetto all’ultimo catasto. Contemporaneamente, il numero dei ghiacciai è cresciuto rispetto al primo catasto. Ma l’aumento è un altro segnale di pericolo perché dovuto all’intensa frammentazione che ha ridotto sistemi glaciali complessi a singoli ghiacciai più piccoli. 824 ghiacciai (1962), 1389 ghiacciai (1989), 903 ghiacciai (1989).

Secondo il bollettino diramato dall’Autorità di bacino distrettuale è allerta rossa per il Po e l’emergenza resta gravissima. Pesano l’assenza delle piogge, delle nevi e l’aumento delle temperature, ma preoccupa anche l’avanzata del cuneo salino nel Delta del Po (30 km), per le possibili ripercussioni non solo ambientali – danno irreversibile all’habitat e alla biodiversità in quelle zone o causa di improduttività colturale, ma anche minaccia costante al comparto idropotabile, vista la presenza operativa, a pochi chilometri, dell’impianto che serve tutt’ora oltre 750mila persone nelle due province di Ferrara e Rovigo. Nell’ultimo anno la portata del Po risulta diminuita dell’80% (11% negli ultimi 20 anni e 15% nel Tevere) e il livello del fiume si è dimezzato da 4 a 2 metri al netto dell’alluvione di questo maggio.

La siccità non è un mero fenomeno fisico. L’effetto cumulato della scarsità di pioggia nel tempo ha impatti diversi sulla società, essendo il risultato dell’interazione fra pericolosità naturale (riduzione delle precipitazioni al di sotto della media) e i fabbisogni idrici per i vari usi. Per questa ragione spesso la siccità viene identificata in quattro tipi: meteorologica, agricola, idrologica e socio-economica (Wilhite, 2000).

Siccità meteorologica: Riduzione delle precipitazioni al di sotto della media climatologica (almeno 30 anni), per un certo periodo (es. giorni, mesi, anni), in una determinata area.

Siccità idrologica: Implica una riduzione delle risorse idriche (corsi d’acqua, laghi, acquiferi sotterranei) al di sotto una data soglia per un dato periodo, dovuta ad una persistente contrazione(riduzione) delle piogge.

Siccità socio-economica: Associata alla domanda/rifornimento idrico relativa a beni e bisogni economici. Durante siccità particolarmente intense ed estese l’allocazione della risorsa idrica per le comuni attività antropiche può essere compromessa.

Siccità agricola: Riduzione della disponibilità idrica (dovuta alle scarse precipitazioni ed all’aumento dell’evapotraspirazione) nella zona radicale del suolo, che ha impatto sulla crescita ottimale delle piante (soprattutto durante alcune fasi fenologiche critiche) e causa una riduzione delle rese.

L’Italia è al terzultimo posto in Europa per spesa di investimento nel settore idrico (40 Euro/persona) contro una media europea di 100 Euro/persona. Ogni 100 litri di acqua immessi nel sistema di distribuzione, circa 40 litri vanno perduti e non arrivano ai rubinetti a causa della vetustà delle nostre reti, dello scarso monitoraggio sulle perdite idriche nelle tubature e della mancanza di manutenzione e di investimenti sulle reti.

I comportamenti responsabili a livello individuale hanno grande rilevanza SOLO se associati ad interventi strutturali ed approcci sostenibili a livello globale. Informarsi sulla situazione attuale oggi è possibile e alla portata di tutti nonostante le distrazioni mediatiche Le alternative strutturali e tecniche esistono e in molti casi non sono più onerose rispetto allo status quo. Tutti dovremmo conoscerle e impegnarci a trovarne altre attraverso lo studio e la ricerca:

TECNICHE DI IRRIGAZIONE E COLTURE MODERNE – Impianti a goccia piuttosto che a pioggia; Irrigazione di precisione solo dove e quando serve attraverso il monitoraggio del terreno; Colture resilienti – grani diversificati; Nuove tecniche di concimazione (bio-fertilizzanti con batteri autoctoni); Evitare l’incremento del fenomeno del consumo di suolo, ovvero della perdita di utilizzabilità del suolo e delle sue ricchezze a causa dello sfruttamento intensivo

RIUSO DELLE ACQUE DEPURATE – Le acque trattate in uscita dai depuratori possono essere destinate a usi non potabili, principalmente l’irrigazione, ma anche ad alcuni usi civili (lavaggio strade, antincendio, cicli termici industriali, ecc.) piuttosto che venire scaricate a mare o nei corpi idrici superficiali. Il riuso dell’acqua è fondamentale anche per recuperare i nutrienti contenuti nelle acque di scarico. Il riuso irriguo delle acque in campo agricolo può essere infatti il modo per restituire i nutrienti (azoto, fosforo, potassio, ecc.) ai cicli biogeochimici naturali. Anche per il riuso, risulta interessante il ricorso a sistemi estensivi di fitodepurazione e lagunaggio a valle degli impianti di depurazione. Questi infatti possono essere usati come stadio finale di disinfezione degli scarichi, garantendo ottime capacità di rimozione della carica batterica, garantendo buon rendimento depurativo anche in caso di malfunzionamenti degli impianti e possono costituire significativi volumi di accumulo, per la regolazione delle portate in funzione dell’andamento della domanda di riuso.

RIDURRE LE PERDITE D’ACQUA NELLE RETI ACQUEDOTTISTICHE (oggi al 40-50% in Italia) investendo: – nella digitalizzazione e nel monitoraggio delle reti – nella manutenzione e nella sostituzione delle tubature Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR): 900 mil Euro per la riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione dell’acqua in Italia. Investimento che punta a realizzare almeno 25.000 km di nuove reti e digitalizzazione e monitoraggio delle reti (portate, pressione di esercizio, qualità in nodi principali e sensibili).

RECUPERARE L’ACQUA PIOVANA – In Italia si intercettano solo circa il 12% dei 300 miliardi di m3/annui di acqua piovana, le aree urbane subiscono il dato poiché impossibilitate a raccogliere l’acqua prima che venga contaminata ed inquinata dal contatto con le strade. La raccolta dell’acqua piovana è una soluzione particolarmente adatta per le aree in cui non ci sono acque superficiali, o dove le acque sotterranee sono profonde o inaccessibili a causa delle condizioni del terreno, o dove sono troppo salate o acide. Per la raccolta e l’immagazzinamento dell’acqua piovana vengono utilizzate strutture sia di piccole che di grandi dimensioni, tra cui vasche, cisterne, serbatoi e dighe.

RICARICARE LE FALDE ACQUIFERE – Allargando gli alvei dei fiumi si può facilmente agevolare la ricarica delle falde acquifere sotterranee cosi come rinaturalizzando i canali e le sponde fluviali con tecniche di ing naturalistica. – L’Utilizzo dei cosiddetti «pozzi bevitori», pozzi profondi 4-6 metri, realizzati con anelli in cemento di largo diametro, forati lateralmente e riempiti di ghiaione di grossa pezzatura, possono agevolare l’immissione di larghi volumi d’acqua nelle falde. – L’utilizzo delle AFI (Aree Forestali di Infiltrazione), aree trasformate a colture di tipo arboreo in cui immettere acqua, attraverso una rete di canali di distribuzione organizzati con quote e pendenze opportune, ricaricano le falde acquifere in punti strategici del territorio. Le falde si ricaricano grazie alla lenta filtrazione delle acque superficiali attraverso gli strati porosi del terreno.

AUMENTARE LA CAPACITA’ DI INVASO – Aumentare la capacità di invaso ristrutturando e migliorando gli invasi esistenti (laghi/dighe) Apporre pannelli fotovoltaici sugli invasi, accorperebbe una serie di impatti positivi: produrrebbe energia elettrica riducendo l’uso di combustibili fossili, ombreggerebbe l’acqua riducendo pertanto l’evaporazione, limiterebbe l’uso di suolo.

DESALINIZZAZIONE DELL’ACQUA DI MARE – Utilizzata in 183 Paesi, 47,5% degli impianti in Medio Oriente. A livello globale16 mila impianti operativi (78 milioni di m3/g). Italia ha caratteristiche ideali per lo sviluppo della desalinizzazione: molte aree soggette a scarsità cronica d’acqua e linea costiera tra le più ampie al mondo. Ciononostante la desalinizzazione in Italia conta oggi solo per lo 0,1% dei prelievi idrici complessivi. La tecnologia esiste ma il quadro normativo non è favorevole. Nella recente legge “Salvamare” non solo non viene promossa la tecnologia, ma sembra addirittura penalizzata da un aggravio dell’iter organizzativo. Trasformare in potabile l’acqua salata fornirebbe un’alternativa alla fame d’acqua, oltretutto sfruttando fonti rinnovabili per alimentare la tecnologia in grado di risolvere le problematiche relative agli scarti della desalinizzazione – la cosiddetta «salamoia»: Il materiale di scarto può essere convertito in sostanze chimiche utili, incluse quelle in grado di rendere più efficiente il processo di desalinizzazione. Ad es per produrre idrossido di sodio (soda caustica), utilizzato per pretrattare l’acqua di mare che entra nell’impianto di desalinizzazione. Il composto cambia l’acidità dell’acqua e aiuta a prevenire l’incrostazione delle membrane (una delle principali cause di malfunzionamento delle centrali a osmosi inversa). Costo dell’acqua potabile in Italia: 1,4 Euro/m3 Costo della desalinizzazione: 2 Euro/m3. Trasporto cisterne acqua potabile: 14 Euro/m3

MONITORAGGIO DELLO STATO DELLE ACQUE – Per un corretto monitoraggio delle risorse idriche dovrebbe essere imperativo:  – Digitalizzare e monitorare sistematicamente le portate medie giornaliere in fiumi, pozzi, sorgenti – Digitalizzare e monitorare i livelli di falda e le oscillazioni stagionali; livelli nei fiumi/laghi/invasi – Digitalizzare e monitorare la salinità e la qualità delle acque. In Italia, per ogni acquifero esistente, i PIANI STRALCIO propongono un calcolo del BILANCIO IDRICO ANNUO TEORICO con un limite importante: ASSENZA DATI SUI CONSUMI EFFETTIVI (solo monitoraggio delle potate ufficialmente assentite) ASSENZA DATI DI DEFLUSSO per contrastare la risalita del cuneo salino ASSENZA DATI ANDAMENTO PORTATE MEDIE GIORNALIERE (reali condizioni di equilibrio). Test di pompaggio per conoscere le caratteristiche idrogeologiche dell’acquifero Comprendere le potenzialità dell’acquifero e se risenta o meno degli emungimenti limitatamente al raggio di influenza del pozzo (grado di vulnerabilità delle falde) In Italia, è obbligatoria la definizione dei corpi idrici sotterranei come da D.Lgs 152/2006 e la delimitazione degli stessi.

INVESTIRE IN PROGETTI DI BACK-UP – Passare da un approccio di GESTIONE della CRISI ad una GESTIONE del RISCHIO (agire prima di una potenziale criticità –preparedness plan) – Diversificare le fonti di approvvigionamento idrico – Prevedere attraverso il monitoraggio dei corpi idrici gli SCENARI DI RISCHIO e le alternative in previsione di un possibile rischio.

RAGGIUNGERE LA NEUTRALITA’ IDRICA – Raggiungere la neutralità idrica in ambito produttivo/industriale, ovvero il bilancio tra l’acqua utilizzata e l’acqua risparmiata o ricostituita, compensando gli impatti negativi derivanti dall’uso e dalla compromissione delle risorse idriche.

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Innovazione, sostenibilità, specializzazione: la ricetta Sonepar Italia per il mercato elettrico

Dall’Hub di Padova, uno dei centri logistici più avanzati d’Europa, all’innovativa piattaforma di e-commerce B2B, passando per la nuova Business Unit dedicata alla sostenibilità e la speciale “Green Offer”. Così Sonepar Italia accompagna gli installatori nel mercato di domani

Sonepar Italia mercato elettrico

Intervista a Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia

Cosa significa per il più grande distributore di materiale elettrico d’Italia fare i conti oggi con i trend e le sfide della transizione energetica? E come si fa a rimanere al vertice in un momento come quello attuale, denso di stimoli ma anche di incertezze? La risposta che abbiamo ricevuto da Sonepar Italia – parte del Gruppo internazionale Sonepar, azienda leader di questo mercato – svela una strategia fatta di incrollabili valori fondanti e una salda volontà nell’abbracciare l’innovazione per anticipare le esigenze del mercato e offrire ai clienti soluzioni personalizzate, all’avanguardia e anche sostenibili. Un approccio non scontato nel comparto B2B, soprattutto per realtà che si trovano a gestire grandi numeri.

E a Sonepar Italia i grandi numeri di certo non mancano. Oggi l’azienda è presente sul territorio nazionale con una rete capillare di ben 161 punti vendita in 17 regioni e 5 centri distributivi, e nel 2023 ha realizzato un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro, proseguendo su un trend di crescita costante negli ultimi anni.

La chiave vincente? Aver saputo fondere una visione centrale con una sensibilità locale in maniera organica ed efficiente, come spiega bene l’Ingegner Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia. “L’elemento che caratterizza Sonepar nei confronti della distribuzione professionale è sempre stata una grande consapevolezza su quello che poteva essere fatto a livello centrale in termini di coordinamento, risorse, investimenti, priorità, cultura e management, e cosa invece doveva essere inevitabilmente delegato, con totale apertura, alle realtà regionali e territoriali. L’idea di mantenere un equilibrio fra centrale e territoriale è nel DNA della nostra azienda e viene perseguito come tale”.

Valori e obiettivi comuni all’interno del Gruppo declinati in modelli di business legati al mercato di riferimento e un’autonomia operativa su ogni scala in grado di fare la differenza: questa la ricetta messa in campo dalla multinazionale e che Sonepar Italia fa propria nella sua strategia di crescita. Una crescita che oggi potremmo definire capillare. “La densità è la condizione sine qua non per essere significativi sul territorio. Riesci a essere rilevante se sei capillare. Come Sonepar Italia, siamo attivi in 17 regioni e abbiamo un’azienda sorella, Sacchi, che copre l’area del Nord-Ovest, operando in Lombardia insieme a noi, oltre che nel Piemonte e Valle d’Aosta dove invece non siamo presenti“.

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Automazione e digitalizzazione, il segreto dell’efficienza

Ma ovviamente la presenza sul territorio è solo uno degli elementi dell’equazione alla base del successo aziendale. Altrettanto fondamentale è la supply chain e Sonepar Italia si è fatta notare quest’anno grazie ad un’importante inaugurazione: quella del nuovo hub di Padova, un’infrastruttura altamente automatizzata in grado di gestire oltre 55mila articoli e servire più di 4.000 clienti al giorno nel Nord e Centro Italia con consegne in 24 ore. “Il polo di Padova rappresenta un grande investimento da 54 milioni di euro. Inaugurato a febbraio, mira a portare la nostra capacità di erogare servizi nei confronti del cliente al livello massimo possibile per quanto riguarda la distribuzione di materiale elettrico”, spiega Novello.

Navette automatizzate, robot per il prelievo e deposito merci, macchine per il taglio cavi automatico e altri strumenti all’avanguardia ne fanno oggi uno dei centri logistici più avanzati d’Europa. E a breve la struttura sarà affiancata da un hub “gemello”, localizzato a Pomezia e destinato all’area Centro Sud e Isole. “Attualmente il polo è in fase di costruzione: abbiamo iniziato ad installare la parte di magazzino automatizzato, che sarà il fratello di quello di Padova, sia come tecnologia che come disposizione. Contiamo di essere operativi entro la fine del 2024 e inaugurarlo all’inizio dell’anno prossimo, ad attività già avviata”.

A rendere l’investimento infrastrutturale prezioso è anche la connessione con l’innovativa piattaforma di e-commerce, strumento lanciato da Sonepar un anno fa, a livello pilota, proprio in Italia, con l’obiettivo di estendere l’implementazione anche ad altri paesi in cui opera il Gruppo. Un approccio innovativo, soprattutto per un distributore di prodotti e servizi B2B, in grado di offrire un’esperienza unica ai clienti. “L’installatore può arrivare alle 7.00 di sera a casa, usare la piattaforma web per effettuare i propri ordini in un pool di decine di migliaia di codici e farseli spedire la mattina dopo all’indirizzo desiderato e all’orario stabilito”.

D’altra parte la transizione digital ha un peso specifico per Sonepar. “Noi continueremo a perseguire in maniera molto importante il processo di digitalizzazione non solo sulle vendite ma anche sui processi interni. Pensiamo allo strumento track and trace” impiegato oggi in servizi come il food delivery, “lo stesso può avvenire, ad esempio, con il palo della luce che il cliente sta aspettando per la Salerno-Reggio Calabria e che deve arrivare ad una data precisa, nè prima nè dopo”.

La piattaforma digitale rappresenta oggi solo uno degli elementi della strategia omnicanale dell’azienda. “Noi vogliamo parlare con i nostri interlocutori utilizzando in maniera flessibile tutti i canali”, ha sottolineato l’a.d. E’ così che accanto all’e-shop e ovviamente alle filiali, si affiancano una serie di possibilità alternative pensate per mettere il cliente al centro: dagli ordini via mail o via telefono alla possibilità di “chiedere ad un agente Sonepar di andare a trovarlo e di ragionare insieme sul progetto, includendo eventualmente anche uno specialista di una delle tre business unit se si tratta di un progetto particolarmente sfidante”.

Sonepar Italia: la nuova business unit dedicata alla sostenibilità

Copertura territoriale, infrastruttura di eccellenza e digitalizzazione non sarebbero nulla però senza le giuste competenze specialistiche, quelle che hanno permesso a Sonepar Italia di strutturarsi in alcuni mercati verticali con flessibilità e competitività; le stesse che si riflettono oggi nelle tre nuove business unit dell’azienda: Industry, “di cui l’automazione è l’espressione più piena ma all’interno del quale rientrano anche le attrezzature e la power distribution”; Building, dedicata all’edificio nella sua completezza e focalizzata su “domotica, building automation, cavi, cablaggio strutturato, sicurezza, illuminazione”; e Sustainability che propone soluzioni integrate per la sostenibilità, attraverso una vasta gamma di prodotti nel settore fotovoltaico assieme alla parte di trattamento e condizionamento dell’aria.

Le tre business unit  – specifica Novello – devono aiutare il nostro network distributivo sul territorio a scaricare a terra tutta la potenzialità che Sonepar può offrire; sotto forma di prodotto ma anche sotto forma di servizio che viene erogato al cliente in modo da portare valore aggiunto nella costruzione di qualsiasi progetto”.

Ma perché “separare” le tecnologie della transizione energetica dal resto? Perché “il settore delle energie rinnovabili ha una sua filosofia, richiede delle competenze e una programmazione molto diverse rispetto al mercato elettrico tradizionale. Magari l’installatore può essere affine o addirittura lo stesso, ma nella realtà il taglio è abbastanza specialistico”. 

Come più grande distributore di materiale elettrico a livello nazionale Sonepar Italia gode di un punto di vista unico sulla filiera fotovoltaica. Dopo la bolla generata dal Bonus 110% oggi il mercato solare sta cercando un nuovo assestamento, tra prezzi dei pannelli in rapido calo e nuovi imput della generazione distribuzione, da cui stanno prendendo vita ulteriori sfide. “Quello che noi osserviamo come azienda – spiega Novello – è che la potenza installata c’è e continua ad aumentare. Ma chiaramente il fatturato langue e viene penalizzato perchè la deflazione è talmente tanto spinta da vanificare gli sforzi commerciali. […] Cosa succederà in futuro? Tutti noi speriamo che i fenomeni deflattivi possano riassorbirsi. Però se andassimo a vedere cosa è successo negli ultimi 15 anni nel mondo del fotovoltaico, ci renderemmo conto che la deflazione è stata l’unica costante di questo settore”.

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Green Offer, come Sonepar Italia anticipa le nuove esigenze di sostenibilità

La decisione dell’azienda di dedicare una business unit alla sostenibilità e alla transizione energetica non è frutto solo di logiche di mercato. Il Gruppo ha intrapreso ormai da anni una precisa strategia a favore di clima, ambiente e società, fatta di impegni interni (nel 2022 ha pubblicato il primo Rapporto di Sostenibilità) e di una spiccata attenzione per favorire soluzioni più sostenibili sul mercato. Una strategia in cui la digitalizzazione delle vendite e l’ammodernamento supply chain sono una parte importante ma non il tutto.

“Noi abbiamo azionisti giovani, molto attenti ad aspetti come l’inclusione, la parità di genere e il rispetto per l’ambiente. Loro sostengono si possa sviluppare del buon business supportando a tutti livelli l’adozione di energie rinnovabili ma dobbiamo anche essere attenti a proporre al nostro installatore prodotti più rispettosi dell’ambiente. Quindi qualche anno fa Sonepar è partito con il progetto della Green Offer. Di cosa si tratta? Grazie ad una metodologia rigorosa, verificata in maniera indipendente da  Bureau Veritas, alcuni prodotti elettrici distribuiti dall’azienda sono valutati in base alle loro emissioni di CO2 nell’intero ciclo di vita.

Il risultato dell’analisi viene tradotto in un’etichetta che identifica l’impronta di carbonio attraverso tre semplici categorie: A (Eccellente), B (Molto Buono) o C (Buono). Il sistema rappresenta un unicum nel settore in quanto permette di standardizzare tutte le certificazioni di prodotto per restituire un valore effettivo della CO2, e di effettuare così una comparazione altrimenti difficile.

Dei 750mila articoli che abbiamo nella nostra piattaforma Spark, circa un migliaio appartengono alla Green Offer”. L’idea è di estendere progressivamente l’offerta ad un numero sempre maggiore di prodotti, con l’obiettivo entro il 2028 di avere per ogni articolo nel catalogo Sonepar l’alternativa “green”. E con la possibilità in futuro di includere anche altri fattori legati al campo della sostenibilità. “Siamo partiti così, ora valuteremo la risposta, raccoglieremo dei feedback, e valuteremo l’interesse. Un lungo viaggio inizia con un singolo passo, e questo è il singolo passo”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


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Decreto FER X, aste entro la fine dell’anno

Lo ha dichiarato il sottosegretario al MASE, Claudio Barbaro, ma l'iter del Decreto Fer X appare ancora indietro con i tempi

Decreto FER X
Foto di Ed White da Pixabay

Incentivi alle rinnovabili, la normativa in attesa

Il Decreto FER X è in dirittura d’arrivo e le prime procedure competitive del provvedimento potrebbero essere lanciate entro la fine del 2024. Questa perlomeno è la previsione avanzata dal sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, durante un’interrogazione alla Camera. Rispondendo in X Commissione ad un quesito dell’onorevole Peluffo sui tempi di adozione del DM FER-X, Barbaro ha fatto chiarezza sui prossimi passi del provvedimento.

Lo schema, ha ricordato il sottosegretario, è stato trasmesso all’ARERA nel mese di aprile ai fini dell’acquisizione del parere. L’Authority dovrebbe far sapere la propria posizione in questi giorni per poi “passare la palla” alla Conferenza Unificata. A valle dell’acquisizione di quest’ultimo parere “sarà possibile procedere con la notifica formale del provvedimento in Commissione europea per la verifica dei profili di compatibilità con la disciplina in materia di Aiuti di Stato”.

Decreto FER X, quando arriva?

Il percorso, dunque, si prospetta ancora lungo ma il Sottosegretario rassicura gli animi spiegando che il MASE sta cercando di velocizzare i passaggi rimanenti. “Per accelerare […] il Ministero ha già avviato i colloqui con la Commissione con l’obiettivo di illustrare le principali novità introdotte dal meccanismo. Tra le innovazioni, rispetto al disegno attuale, il nuovo schema prevede infatti che il Sistema si faccia carico del rischio dovuto alle dinamiche inflattive, particolarmente accentuate nell’ultimo anno, in modo tale da rendere i corrispettivi riconosciuti più adeguati alla struttura di costo e alla sua evoluzione, riducendo così i rischi degli operatori“.

Il Decreto, ricordiamo, nasce per sostenere la produzione di energia elettrica da impianti rinnovabili “con costi vicino alla competitività di mercato”. Ossia fotovoltaici, eolici, idroelettrici e di trattamento dei gas residuati dai processi di purificazione. L’ultima bozza del decreto FER X riporta due modalità di accesso agli incentivi: quella diretta, riservata ai sistemi rinnovabili di taglia uguale o inferiore ad 1 MW per un massimo di 5 GW sviluppabili in Italia; quella tramite aste, nel caso di impianti di potenza superiore a 1 MW (e con contingenti differenziati per tecnologia che vanno da un 45 GW per il fotovoltaico allo 0,02 GW per i gas residuati).

Barbaro ha anche anticipato che per mitigare le problematiche relative all’operatività dei contratti alle differenze convenzionali, il Ministero ha provveduto a “ridisegnare la struttura dei pagamenti del contratto al fine di disincentivare l’offerta della capacità contrattualizzata a prezzi inferiori ai propri costi marginali”. Un intervento che permetterebbe al tempo stesso di “ridurre il rischio volume sostenuto dai titolari della medesima capacità“. Le prime aste? “Potranno essere bandite entro la fine dell’anno“, ha concluso il sottosegretario.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


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PCB per la ricarica dei veicoli elettrici (EVC)

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Il ruolo e l'importanza dei circuiti stampati nel mondo della ricarica dei veicoli elettrici

pcb ricarica

Il mondo dell’EV charging promette di cambiare il nostro modo di spostarci e di viaggiare e molte sono le tecnologie in gioco per raggiungere questo ambizioso obiettivo. L’elettronica svolge di certo un ruolo chiave, ma è necessario sviluppare prodotti ad hoc per questo segmento di mercato, che siano in grado di gestire picchi energetici, alte temperature, funzionalità molteplici e dimensioni ridotte. Molte di queste necessità devono essere soddisfatte nella progettazione di un circuito stampato (anche detto PCB) che permetterà di garantire funzionalità, affidabilità ed efficienza di una colonnina di ricarica. I PCB (Printed Circuit Boards) sono infatti fondamentali per consentire una ricarica affidabile e ad alta potenza e si sono evoluti parallelamente allo sviluppo di colonnine di ricarica sempre più performanti, di dimensioni più compatte e più leggere.

Diminuendo le dimensioni delle colonnine di ricarica, anche lo spazio dedicato ai PCB si è ridotto, portando i progettisti di circuiti stampati a studiare nuovi design che permettessero di ottenere le stesse prestazioni in dimensioni più contenute. In alcuni casi può essere sufficiente usare elementi più compatti, in altri lavorare sulla densità del circuito, oppure optare per un maggior numero di strati che possano ospitare tutte le funzionalità richieste, o ancora prestare particolare attenzione alla larghezza delle piste e alla distanza di isolamento.

I circuiti stampati dedicati al mondo dell’ev charging devono inoltre poter gestire correnti e tensioni elevate, che richiedono l’uso di materiali specifici e spesso di una grande quantità di rame che permetta di condurre considerevoli flussi di corrente e dissipare il calore in eccesso.

I circuiti stampati di un EV charger non sono solo sviluppati per garantire il fine ultimo della colonnina, la ricarica in sè, ma anche un’esperienza di acquisto adeguata. Se, da un lato, la crescente richiesta di tempi di ricarica più rapidi richiede una tecnologia dei PCB in grado di supportare operazioni di ricarica efficienti e ad alta potenza, dall’altro devono essere considerate anche tutte le interfacce che includono funzioni come touchscreen, applicazioni mobili, lettori di schede RFID e controlli intuitivi, tutti progettati con lo scopo di migliorare l’esperienza dell’utilizzatore di una colonnina di ricarica.

Attenzione alla sostenibilità nella progettazione di un PCB

Un’attenta progettazione di circuiti stampati può inoltre contribuire alla sostenibilità del prodotto finale, perché permette di ottimizzare spazio e materiali, riducendo gli sprechi. Studiare con attenzione il design del PCB permette di sfruttare il pannello in modo da ridurre la quantità di materie prime necessarie per produrre il circuito stampato ma anche delle risorse richieste per lavorarlo, come acqua, calore ed elettricità. La dimensione inferiore di un circuito stampato si tramuta anche in meno materiali di scarto nel caso in cui la scheda finale abbia dei difetti e debba quindi essere rottamata, e anche un imballaggio con dimensioni minori, peso minore con conseguente riduzione del costo di spedizione. I vantaggi sono quindi al contempo ambientali ed economici.

NCAB ha sviluppato delle linee guida che permettono di identificare i fattori che determinano il costo di un PCB  e supporta i propri clienti sin dalle prime fasi della progettazione per raggiungere obiettivi di sostenibilità comuni. 

I webinar sul circuito stampato di NCAB Group

Per questo motivo il Gruppo svedese mette a disposizione il know how dei propri tecnici attraverso un fitto programma di webinar gratuiti dedicati al circuito stampato. 

Giovedì 13 giugno 2024, in particolare, Jonathan Milione, FAE di NCAB Group Italy, terrà un webinar dal titolo “PCB affidabili per l’EVC​ – Opportunità, sfide e applicazioni in ambito ricarica EV“ a cui è possibile iscriversi da questo link https://attendee.gotowebinar.com/register/3189250463637126235

Parleremo di:

  • Evoluzione e sfide del settore dei veicoli elettrici
  • Metodi di ricarica e sviluppi tecnologici delle colonnine di ricarica
  • Soluzioni di design per PCB: sistemi di ricarica ad alta potenza

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