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Green job, città sostenibili e risparmio energetico: la parola a 4 ‘green’ opinon leader

Nell'istituire i nostri ANTER GREEN AWARDS 2015 abbiamo chiesto ad alcuni opinion leader sui temi green di indicarci quali devono essere i requisiti per premiare le realtà che contribuiscono ad un futuro con un mondo più pulito.

 

Nell’istituire i nostri ANTER GREEN AWARDS 2015 abbiamo chiesto ad alcuni opinion leader sui temi green di indicarci quali devono essere i requisiti per premiare le realtà che contribuiscono ad un futuro con un mondo più pulito.

Il nostro coordinatore nazionale Antonio Rancati nelle scorse settimane ha intervistato alcuni esponenti di rilievo raccogliendo queste indicazioni e suggerimenti sui green jobs, le città sostenibili, l’utilizzo dei social network per la diffusione di questi argomenti e una riflessione sui risparmi energetici negli edifici pubblici.

 

Marco Gisotti, giornalista esperto green jobs

 

David Newman presidente ISWA international

 

 

Angela Pitteri ideatrice del social network EnviNet

 

 

Antonio Jr Ruggiero, giornalista scientifico

 

 

L’Italia spende complessivamente 45,2 miliardi di euro ogni anno per consumi termici ed elettrici negli edifici residenziali, altri 1,3 miliardi nelle scuole e 644 milioni negli edifici pubblici. Lo evidenziano i dati contenuti nella ricerca “Riuso03” del Cresme (fonte e-gazette.it 12 gennaio 2015). La sfida è quindi quella di sviluppare una strategia dedicata a quei segmenti del patrimonio maggiormente “energivori” e capire che le risorse da destinare al risparmio energetico non devono essere considerate come spese, ma come investimenti. Si tratta, in particolare, degli edifici utilizzati per gli uffici pubblici che hanno più di 70 anni (49% del totale) e delle scuole con il vetro singolo fra quelle costruite più di 50 anni fa (35%). Gli edifici scolastici, nel 2013, ammontano a 52.000 unità che consumano ogni anno oltre 9,6 TWh tra consumi termici ed elettrici per una spesa annua dei Circoli Didattici di circa 1,3 miliardi di euro. Il segmento più energivoro conta 10.400 edifici per un consumo di oltre 2,6 TWh pari a 351 milioni di euro annui. Applicando un mix di interventi differenziato per zona climatica, a tale patrimonio è possibile ridurne il consumo del 48,3% facendo scendere la “bolletta energetica” a 181 milioni di euro annui per un risparmio di 169 milioni l’anno. In termini complessivi significa che, intervenendo solo sul 20% degli immobili più energivori, è possibile abbattere i consumi dell’intero patrimonio del 13,1%.

Secondo il Cresme, un investimento di 3,6 miliardi di euro consentirebbe di abbattere i costi energetici degli edifici sottoposti a interventi di 181 milioni di euro annui (-48,3%). Il risparmio aumenta dalle zone climatiche più calde (-44,8%) a quelle più fredde (-49,8%). Gli interventi di riqualificazione energetica si ripagherebbero in poco più di 21 anni senza incentivi e in poco più di 7 anni con una incentivazione paragonabile a quella del 65%. – (Ufficio Stampa ANTER)

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About Author / Alessia Bardi

Si è laureata al Politecnico di Milano inaugurando il primo corso di Architettura Ambientale della Facoltà. L’interesse verso la sostenibilità in tutte le sue forme è poi proseguito portandola per la tesi fino in India, Uganda e Galizia. Parallelamente alla carriera di Architetto ha avuto l’opportunità di collaborare con il quotidiano Rinnovabili.it scrivendo proprio di ciò che più l’appassiona. Una collaborazione che dura tutt’oggi come coordinatrice delle sezioni Greenbuilding e Smart City. Portando avanti la sua passione per l’arte, l’innovazione ed il disegno ha inoltre collaborato con un team creativo realizzando una linea di gioielli stampati in 3D.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.