Rinnovabili • Sostanze Chimiche Nella Plastica

Le sostanze chimiche nella plastica sono più del previsto e sono un problema

Un nuovo rapporto rivede al rialzo i dati sulle sostanze chimiche nella plastica forniti dall’ONU. Sarebbero 16 mila invece di 13 mila

Sostanze Chimiche Nella Plastica
Foto di Alex Kondratiev su Unsplash

La richiesta dei ricercatori è di regolamentare meglio le sostanze chimiche nella plastica

(Rinnovabili.it) – Visto l’ordine di grandezza, potrebbe sembrare una questione di lana caprina. Tuttavia, sulla quantità di sostanze chimiche nella plastica è utile mettere i puntini sulle “i”. L’ha fatto un nuovo rapporto condotto da scienziati europei e finanziato dal Consiglio norvegese per la ricerca, che ha rivisto al rialzo le cifre fornite di recente dal Programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP). Gli additivi presenti nei prodotti a base di plastica non sarebbero 13 mila, bensì 16 mila. 

Una parte significativa di questo numerone potrebbe rappresentare rischi per la salute umana e l’ambiente. Per questo, lo studio sottolinea l’urgente necessità di affrontare l’inquinamento da plastica, che genera circa 400 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno in tutto il mondo.

Le sostanze chimiche aggiunte ai polimeri possono infatti migrare nell’acqua e nel cibo, sollevando preoccupazioni per la sicurezza dei consumatori. Ogni prodotto ne può contenere dalle centinaia alle migliaia, con un effetto cumulativo non trascurabile. 

La controparte sostiene che non bisogna concentrarsi solo sui rischi delle sostanze. Un parametro da tenere in considerazione è l’effettiva esposizione, secondo l’industria. Se è vero che una moltitudine di additivi viene utilizzata nella produzione – è la tesi – potrebbe non essere un grande problema se il contatto umano con essi avviene in lassi di tempo contenuti. Alla base di questa visione c’è una posizione precisa sulle scelte politiche. Ed è: non limitare la produzione, ma concentrarsi solo sul riciclo. Idea non condivisa dai ricercatori, che sostengono invece la necessità di affrontare il problema alla radice.

Il rapporto europeo sottolinea quindi la necessità di maggiore trasparenza riguardo alle sostanze chimiche presenti nelle plastiche, inclusi i materiali riciclati. Attualmente, solo il 6% delle sostanze chimiche plastiche è regolamentato a livello internazionale. C’è quindi un ampio margine per miglioramenti nella vigilanza e nella responsabilità.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.