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Una Onlus in difesa dei pipistrelli italiani

"Tutela pipistrelli" si occupa di salvaguardare e far conoscere le 35 specie presenti in Italia, da sempre vittime di falsi miti e tabù e, oggi più che mai a rischio estinzione a causa del suo predatore più importante: l'uomo

pipistrelli italianiCosa si sa dei pipistrelli? Ancora molto poco e, nella maggior parte dei casi, la gente comune si rifà ai classici luoghi comuni: “si attaccano ai capelli, succhiano il sangue come i vampiri, sono ciechi, sono dei topi volanti e si nutrono di zanzare!”.

Tutto falso! Tranne per il fatto che mangiano fino a 2000 insetti a notte, tra cui zanzare e falene. Contro superstizioni, falsi miti e tabù, da sempre combattono affannosamente i chirotterologi di tutto il mondo ed è per questo che la Dott.ssa Alessandra Tomassini – laureata in Scienze Naturali e dottorata in biologia animale presso l’Università La Sapienza, con una tesi dal titolo “Correlati ecomorfologici nella sinantropia di Pipistrellus kuhlii” – ha sentito il bisogno di creare “Tutela pipistrelli”, un’Associazione di volontariato – Onlus che si occupa esclusivamente di studiare e far conoscere i Chirotteri attraverso tutta una serie di progetti ed iniziative mirate, utili sia per gli studiosi di questi animali che, soprattutto, per chi di questi animali conosce ancora poco o nulla. E si sa, l’ignoranza quasi sempre porta a pregiudizi ed atteggiamenti sbagliati se non addirittura dannosi.

 

Tutela pipistrelli – Onlus. “La nostra associazione – spiega Alessandra Tomassini – nasce con lo scopo di proporsi come raccordo tra ricercatori, mondo scientifico e pubblico, fornendo le informazioni corrette su l’ordine dei Chirotteri. Il nostro primo obiettivo è il benessere dell’animale perché, quasi sempre, la non conoscenza porta a porsi verso i Chirotteri con un atteggiamento profondamente sbagliato che sfocia nella  diffidenza se non addirittura nell’ostilità verso questi fantastici animali. E’ per questo che puntiamo molto sulla didattica attraverso incontri, seminari e convegni aperti a tutti, grandi e bambini, e che portiamo avanti in tutta Italia con i nostri volontari e grazie alla collaborazione con i CRAS e non solo. Nel nostro primo anno di attività abbiamo preso parte ad una ventina di eventi in ogni parte d’Italia”.

L’associazione ha iniziato la propria attività nel dicembre 2012 e lo staff è composto da un piccolo ma affiatato e battagliero gruppo di esperti, tecnici ed appassionati, tutti volontari.

 

“Il nostro è davvero un bel gruppo – afferma con un sorriso Alessandra Tomassini – e sono molto orgogliosa di quello che abbiamo fatto in così poco tempo ma c’è ancora tanto da fare ed a noi piace molto condividere le nostre esperienze con chi voglia aiutarci a far conoscere i Chirotteri ed è per questo che siamo alla ricerca di volontari, esperti ma non solo, che possano aiutarci nel nostro lavoro quotidiano per il quale ci vuole senz’altro preparazione ma anche tanta passione e spirito di sacrificio”.

L’associazione ha anche un sito – www.tutelapipistrelli.it – dove è possibile fare la conoscenza dei pipistrelli attraverso tutta una serie di informazioni, da quelle più tecniche alle curiosità, ma si possono reperire anche tutte quelle informazioni utili nel caso in cui si trovi un pipistrello ferito o debilitato. Non è più così raro, infatti, imbattersi in un pipistrello ferito. Soltanto a Roma, infatti, nel periodo che va da giugno a fine agosto, vengono raccolti tra i 500 ed i 1000 individui feriti o debilitati.

 

 

pipistrelliQuando si trova un pipistrello. Quando si trova un pipistrello ferito o debilitato è importante non fare errori che potrebbero rivelarsi fatali per l’animale, portandolo anche alla morte. Ad esempio, è fondamentale non dare loro il latte di mucca, o anche frutta, pane e biscotti. Il piccolo va poi tenuto al caldo in una scatola e va portato quanto prima al Centro di Recupero Animali Selvatici più vicino a voi perché non è possibile detenere questi animali in casa.

La Dott.ssa Tomassini, oltre ad essere tra le maggiori esperte nel nostro Paese in fatto di recupero e riabilitazione dei pipistrelli, è stata anche la prima in Italia a “esportare” dal World Bat Sanctuary in Texas, una tecnica specifica di allattamento dei Chirotteri basata non più sul vecchio metodo dell’agocannula ma su un “ciuccio” che si sostituisce a mamma pipistrello.

 

Un documentario ed una favola per conoscere i Chirotteri. Questa tecnica è stata presentata in un documentario di 26 min. dal titolo “Storia di un orfano di pipistrello” che racconta la storia di un piccolo pipistrello orfano, caduto dal rifugio a pochi giorni dalla nascita, che viene curato e svezzato dalla Dott.ssa Tomassini che gli insegna a mangiare da solo ed a volare, fino al momento gli viene donata la libertà. Il filmato da’ anche preziosi consigli su cosa fare ed a chi rivolgersi quando si trova un pipistrello ferito, offre degli spunti per conoscere meglio i Chirotteri attraverso degli interventi diretti sul campo e propone anche curiosità ed informazioni per sfatare, una volta per tutte, tabù e falsi miti di cui questi animali sono, da sempre, vittime inconsapevoli.

Dal documentario è stata anche tratta la favola “Il pipistrello Divo e la ‘mamma’ Umana” (Editrice Taprhos) con la quale l’Associazione intende avvicinare i più piccoli, ed anche i loro genitori, al mondo dei pipistrelli… per conoscerli, amarli e rispettarli!

 

liberazione pipistrello in bat boxAlcune curiosità sui pipistrelli I chirotteri sono gli unici mammiferi volanti che vivono sulla terra e non appartengono alla specie dei roditori, quindi non sono “topi volanti”, come molti tendono erroneamente a pensare. Quelli italiani si nutrono di insetti mentre, delle oltre 1232 presenti nel nostro pianeta, soltanto in Centro e Sud America esistono tre specie ematofaghe, di cui due si nutrono di sangue di rettili ed uccelli mentre solo il cosiddetto “pipistrello vampiro” beve il sangue dei mammiferi incidendo la pelle del bestiame, senza lasciare grosse conseguenze sull’animale. Per resto è invece importante sapere che i pipistrelli sono creature timide ed inoffensive e vivono da ben 52 milioni di anni sulla terra, in tutti i continenti tranne che ai Poli. In Italia ne esistono 35 specie ed hanno una lunghezza media tra i 3 e gli 11 centimetri. Non sono ciechi ed usano gli occhi per vedere ed in più hanno un “sesto senso”, ovvero un sistema di ecolocalizzazione basato sull’emissione di ultrasuoni che permette loro di evitare gli ostacoli anche al buio, grazie ad un eco di ritorno. Quindi è davvero raro, se non impossibile, che si attacchino ai capelli ed anche quando entrano in casa, basta aprire la finestra, spegnere la luce e chiudere la porta e loro, dopo pochi minuti, andranno via. Di giorno, normalmente, riposano. Escono di notte ed al ritorno arrivano a pesare anche tra il 25% e il 50% in più. In inverno si trasferiscono nel rifugio estivo, a volte anche a centinaia di chilometri da quello invernale.

 

 

Le minacce per i pipistrelli. Non tutti, inoltre, sanno che in Italia i Chirotteri sono protetti per legge dal 1939 e ne è vietata l’uccisione, la vendita e la detenzione. I Chirotteri sono anche ottimi bioindicatori della qualità ambientale, in parole povere: dove ci sono i pipistrelli, vuol dire che si vive bene! Per questo anche l’habitat in cui vivono è protetto perché i pipistrelli sono animali sensibili all’alterazione prodotta dall’uomo sull’ambiente. Ed è proprio l’uomo uno dei suoi più grandi predatori, oltre che barbagianni, falchi, allocchi, corvi, ghiri e gatti. Per i pipistrelli, dunque le minacce sono molteplici ma la numero uno è senz’altro la riduzione o cattiva gestione dei rifugi. E per rifugi non si pensi soltanto alle grotte perché questi animali vivono attorno a noi negli edifici in città, spesso sotto le grondaie, e nelle cavità degli  alberi. Poi c’è il problema dei pesticidi: grandi divoratori di insetti, sempre più spesso i pipistrelli finiscono avvelenati. Altra minaccia emergente a livello mondiale è quella degli impianti eolici, che se localizzati in modo sbagliato possono essere letali. I chirotteri, inoltre, partoriscono quasi sempre un solo piccolo all’anno, raramente due, ed è anche per questo che sono una specie in pericolo. Le mamme hanno un forte istinto materno ed allattano i piccoli per circa un mese ma poi, una volta svezzati, per loro, nel mondo esterno, i pericoli sono davvero tanti, forse troppi.

 

Per avere informazioni su come diventare volontari dell’Associazione “Tutela pipistrelli” si più guardare il videomessaggio su:

 

http://www.youtube.com/watch?v=VV3gYBubNFI

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


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Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.