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Arrivano le pagelle sulla sostenibilità ambientale nel mondo

Il decimo rapporto sulla sostenibilità ambientale di 180 paesi premia soprattutto stati europei, mentre boccia il sudest asiatico

sostenibilità ambientale

 

Svizzera prima per sostenibilità ambientale, ultimo il Bangladesh

 

(Rinnovabili.it) – La principale minaccia ambientale per la salute pubblica è l’inquinamento dell’aria. Lo affermano gli esperti dell’EPI (Environmental Prestation Index), che in questo 2018 hanno appena pubblicato la decima edizione del loro tradizionale rapporto che indaga la sostenibilità ambientale sul pianeta. I dossier EPI esce ogni due anni, ed è prodotto dai ricercatori delle università di Yale e della Columbia in collaborazione con il World Economic Forum. Questa edizione valuta 180 paesi in base a 24 indicatori di rendimento e 10 categorie di emissioni. La Svizzera è leader mondiale nella sostenibilità, seguita da Francia, Danimarca, Malta e Svezia.

Il primato svizzero riflette elevate capacità di affrontare la maggior parte dei problemi, in particolare la qualità dell’aria e la protezione del clima. In generale, chi occupa la parte alta della classifica EPI è stato capace di varare impegni di lunga data per la protezione della salute pubblica, la conservazione delle risorse naturali e il disaccoppiamento delle emissioni di gas serra dalla crescita economica.

 

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Al fondo della classifica gli esperti statunitensi mettono India e Bangladesh, seguiti da Burundi, Repubblica Democratica del Congo e Nepal. Tra paesi del G7 la Francia è seconda, il Regno Unito sesto, la Germania tredicesima, l’Italia sedicesima, il Giappone ventesimo e il Canada venticinquesimo. Gli Stati Uniti occupano invece il ventisettesimo posto. Tra le economie emergenti, la Cina e l’India occupano rispettivamente il 120° e il 177° posto, a riprova delle tensioni demografiche e della rapida crescita economica che genera stress ambientale. Il Brasile, invece, occupa il 69° posto.

L’EPI del 2018 offre non solo un’istantanea della strada fatta dai paesi, ma riflette anche importanti tendenze nelle prestazioni ambientali a livello nazionale e globale. In genere, i ricercatori individuano un miglioramento della comunità internazionale nella gestione di una serie di problemi: dall’acqua potabile ai servizi igienico-sanitari, fino alla protezione degli ecosistemi marini. Su altre questioni permangono invece sfide significative da superare. La pesca ad esempio sta portando ad uno svuotamento progressivo degli oceani, con problemi significativi in ​​El Salvador, Papua Nuova Guinea e Portogallo. Il pesante inquinamento dell’aria affligge centinaia di milioni di persone, in particolare in India, Cina e Pakistan. L’Indonesia, la Malesia e la Cambogia, inoltre, registrano una significativa deforestazione negli ultimi cinque anni, che frutto di fallimenti politici.

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Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.