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Il Parlamento europeo approva il glifosato per altri 7 anni

La plenaria di Strasburgo forza il principio di precauzione e vota la risoluzione di compromesso, ignorando il rischio cancerogeno del glifosato

Il Parlamento europeo approva il glifosato per altri 7 anni

 

(Rinnovabili.it) – L’Europarlamento ha chiesto di rinnovare l’autorizzazione al glifosato nel nostro continente. La risoluzione non vincolante leva d’impaccio la Commissione europea, che ha rinviato il più possibile la decisione su questa sostanza «probabilmente cancerogena» per l’Organizzazione mondiale della sanità. Ora che Bruxelles ha l’appoggio del ramo politico dell’Unione, potrà superare senza imbarazzi l’opposizione pubblica. Ancora una volta ne esce sconfitta la società civile, insieme al mondo dell’ambientalismo e dell’agricoltura biologica, che chiedevano a gran voce di vietare il rinnovo dell’autorizzazione all’uso e alla vendita degli erbicidi a base di glifosato.

Con 374 voti favorevoli, 225 contrari e 102 astenuti, la risoluzione proposta da Giovanni La Via (PPE, presidente della Commissione Ambiente) chiede di dare il via libera alla sostanza «solo per usi professionali» per altri 7 anni (invece che 15, come di norma). In questo lasso di tempo, il documento invita la Commissione Ue a presentare una nuova bozza, in modo da «affrontare al meglio l’uso sostenibile degli erbicidi contenenti glifosato e lanciare una revisione indipendente della tossicità generale e della classificazione, basata non solo sui dati relativi alla cancerogenicità, ma anche su possibili proprietà di interferenza endocrina».

I deputati esortano infine la Commissione e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) a «rivelare immediatamente tutte le prove scientifiche alla base della classificazione positiva del glifosato e della proposta di nuova autorizzazione, visto l’interesse pubblico prevalente alla divulgazione».

 

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Come hanno votato gli italiani sul glifosato

I membri italiani del PPE che hanno votato a favore sono: Lorenzo Cesa, Salvo Cicu, Alberto Cirio, Lara Comi, Elisabetta Gardini, Fulvio Martusciello, Barbara Matera, Salvatore Domenico Pogliese, Massimiliano Salini, Antonio Tajani.

I membri italiani del gruppo S&D che hanno votato a favore sono: Brando Benifei, Goffredo Bettini, Simona Bonafé, Mercedes Bresso, Renata Briano, Nicola Caputo, Caterina Chinnici, Silvia Costa, Andrea Cozzolino, Nicola Danti, Isabella De Monte, Elena Gentile, Michela Giuffrida, Roberto Gualtieri, Luigi Morgano, Alessia Mosca, Massimo Paolucci, Gianni Pittella, David Sassoli, Renato Soru, Patrizia Toia, Daniele Viotti, Flavio Zanonato.

L’unica astenuta italiana è Alessandra Mussolini (PPE).

Hanno votato contro: Raffaele Fitto e Remo Sernagiotto (ECR), Isabella Adinolfi, Marco Affronte, Daniela Aiuto, Tiziana Beghin, Fabio Massimo Castaldo, Rosa D’Amato, Eleonora Evi, Laura Ferrara, Piernicola Pedicini, Dario Tamburrano, Marco Valli, Marco Zanni e Marco Zullo (EFDD), Mara Bizzotto, Mario Borghezio, Gianluca Buonanno, Lorenzo Fontana e Matteo Salvini (ENF), Fabio De Masi, Curzio Maltese e Barbara Spinelli (GUE/NGL), Sergio Cofferati (S&D).

 

AIAB: “Ipocrisia inaccettabile”

Vincenzo Vizioli, presidente di AIAB
Vincenzo Vizioli, presidente di AIAB

In sostanza, rispetto a prima cambia molto poco: prodotti a base di glifosato non dovrebbero più essere venduti a chi non è in possesso di patentino agricolo e ne potrebbe essere proibito l’uso come diserbante per i bordi delle strade, i parchi pubblici e i giardini. Tuttavia, l’agricoltura potrà continuare a spruzzarne tonnellate ogni anno sui campi. L’unica richiesta del Parlamento europeo è il divieto di utilizzo “pre-raccolto” sui cereali, cioè come disseccante. In Italia è legale, ma aumenta l’esposizione degli agricoltori. Anche se fosse vietata, il nostro Paese importa grandi quantità di grano duro per la pasta da Canada, Francia e Ucraina, Paesi umidi in cui questa pratica è diffusa.

Vincenzo Vizioli, presidente dell’Associazione italiana per l’agricoltura biologica (AIAB), è furioso: «Questo voto di compromesso è di una ipocrisia inaccettabile. Il Parlamento europeo non può permettersi di fare compromessi sulla salute. Se siamo convinti che il glifosato non sia cancerogeno perché rinnovare l’autorizzazione per ‘soli’ 7 anni contro i 15 proposti inizialmente? Se invece abbiamo forti sospetti che provochi seri danni alla salute, perché ci facciamo beffe ancora una volta del principio di precauzione?».

La risoluzione, infatti, è una ennesima mannaia sul principio di cautela che dovrebbe ispirare la normativa europea. Nemmeno di fronte all’allarme dell’Agenzia internazionale della ricerca sul cancro (IARC) dell’Oms, che ritiene il glifosato un probabile cancerogeno, è arrivato il divieto. L’EFSA ha ribattuto con uno studio di segno opposto, sul quale gravano pesanti ombre di conflitti di interessi, ma che comunque è stato preso per buono.

«Chi mandiamo a decidere in Europa? – tuona Vizioli – Non hanno la minima idea di cosa sia l’agricoltura, che pure vale il 40% del bilancio europeo. Tanti dei nostri europarlamentari non hanno mai consultato le realtà del territorio, mentre conosciamo bene le pressioni delle multinazionali nel momento del voto».

 

La portata politica della questione glifosato è infatti molto vasta. La Monsanto ci guadagna 5 miliardi l’anno vendendolo in tutto il mondo. Inoltre, il suo erbicida di punta (Roundup) è abbinato a molte delle colture OGM che ormai coprono oltre 180 milioni di ettari di terra sul pianeta (15 volte la superficie agraria italiana). Nelle prossime settimane il Comitato fitosanitario permanente, un gruppo di esperti nominati dagli Stati membri di cui non si conosce l’identità, dovrà decidere se rinnovare l’autorizzazione al glifosato. La Commissione europea ha tempo fino a giugno per adottarla definitivamente. Se fosse stabilito un legame anche probabile fra cancro e glifosato, l’Ue dovrebbe bandirla del tutto, aprendo il vaso di Pandora dei mangimi OGM che importiamo per gli animali allevati. In Italia, l’87% di questi mangimi è geneticamente modificato e irrorato con glifosato.

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Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.