Rinnovabili • Politiche UE ambiente e clima: al PE, l’Italia ha una brutta pagella

BLOOM: in Europa, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia sono “vandali ecologici”

Per come hanno votato gli eurodeputati nella legislatura che si sta per concludere, non c’è nessuna differenza sostanziale tra il PPE e i gruppi di estrema destra, ID ed ECR. Metà dei partiti al governo in Italia è su posizioni simili a quelle delle delegazioni ungheresi e polacche

Politiche UE ambiente e clima: al PE, l’Italia ha una brutta pagella
Foto di Start Digital su Unsplash

L’analisi dell’attività al PE condotta dall’ong BLOOM

(Rinnovabili.it) – I partiti italiani che aderiscono al PPE e ai gruppi Identità e Democrazia (ID) e Riformisti e Conservatori Europei (ECR) sono tra i peggiori “vandali ecologici” nel parlamento europeo. Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia hanno quasi sempre affossato o votato contro le politiche UE su ambiente e clima. Entrando di diritto nel gruppo dei sabotatori seriali insieme alla delegazione ungherese del PPE, quella spagnola nel gruppo ECR cioè Vox, e quella polacca sempre in ECR.

Cosa fa l’Italia al PE sulle politiche UE su ambiente e clima?

Lo sostiene la “pagella” preparata dall’associazione BLOOM, un’ong europea che monitora le politiche verdi dell’UE dal 2005 e fa campagne soprattutto sulla protezione degli oceani. Il rapporto rilasciato di recente valuta ogni singolo eurodeputato per come ha votato nel 2019-2024 sulle proposte legislative che riguardano la tutela degli oceani e della pesca su piccola scala, la lotta al cambiamento climatico, la protezione della biodiversità e dell’agricoltura sostenibile, la promozione della giustizia e dei diritti ambientali.

I tre maggiori azionisti di governo totalizzano praticamente lo stesso punteggio, tra 2 e 2,2. Anche guardando i singoli ambiti, al massimo si arriva a 4,1/20 con Forza Italia sul fronte oceani e al 4/20 di Fratelli d’Italia sulla biodiversità. BLOOM cataloga quindi i tre partiti come “vandali ecologici”, uno dei tre grandi gruppi in cui divide l’Europarlamento. Un gruppo intermedio, definito “ipocriti”, è costituito da Renew (Azione e Italia Viva per il Belpaese), mentre i “costruttori” – quelli con i punteggi decisamente più alti – sono S&D, Verdi e Sinistra.

“Nessuno dei due blocchi, né i costruttori né i vandali ecologici, possono ottenere da soli la maggioranza al Parlamento europeo per far prevalere la propria agenda politica. Qui entra in gioco il gruppo Renew, che con la sua posizione centrale e il suo ruolo chiave tiene nelle sue mani il futuro di tutta la legislazione europea, conclude l’ong con l’occhio all’esito delle prossime elezioni europee di giugno.

Popolari ed estrema destra a braccetto

Dall’analisi, un risultato salta subito all’occhio: a livello europeo, così come in Italia, non c’è nessuna differenza sostanziale tra il PPE e i gruppi di estrema destra, ID ed ECR. Su un totale di 20 punti, i popolari ne racimolano 3,79 praticamente alla pari con ID (3,34) e ECR (2,53).

Un dato che diventa interessante perché mette in luce la spaccatura interna alla maggioranza tradizionale al PE, basata sull’asse tra popolari e socialdemocratici (con S&D che arriva a 16,6 punti su 20). Sia, soprattutto, perché rivela che il nuovo asse tra PPE ed estrema destra esiste già ed è stato cementato proprio con le battaglie comuni contro alcuni dei provvedimenti chiave del Green Deal.

Da più di un anno a questa parte, i popolari hanno messo sempre più i bastoni tra le ruote alla Commissione ostacolando la realizzazione del Green Deal. Anche con metodi poco ortodossi – fuori dalla prassi istituzionale finora vigente a Bruxelles – come il rimettere in discussione leggi su cui era già stato raggiunto l’accordo politico informale tra Consiglio e Parlamento UE. È successo con la Legge sul Ripristino della Natura e lo stop agli ICE entro il 2035, sta accadendo proprio in questi giorni per la Legge sulla Deforestazione, è avvenuto negli anni con la messa in discussione di pezzi qualificanti della politica agricola comune (PAC).


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

leggi anche Ragni giganti in metallo per l’installare l’eolico offshore

Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

leggi anche Il primo parco eolico galleggiante d’Italia ottiene l’autorizzazione

Rinnovabili •
About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.