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Quando la sostenibilità paga: Hitachi Rail vince il premio EMAS

Il comitato per l'Ecolabel e l'Ecoaudit, insieme all'ISPRA, ha premiato Hitachi Rail per gli investimenti in rinnovabili a Tito Scalo

Hitachi Rail
Fonte: Hitachi Rail

Investire in sostenibilità è la stella polare di Hitachi Rail, che punta sulla transizione energetica di tutti i suoi stabilimenti

(Rinnovabili.it) – È un riconoscimento che non arriva inaspettato. Perciò, anche se il Premio EMAS è una spilla da appuntarsi al petto per Hitachi Rail, allo stesso tempo rappresenta anche un punto di passaggio verso qualcosa di ancora più importante. Vinto per gli investimenti verdi messi in campo sullo stabilimento di Tito Scalo, che impiega 130 persone in provincia di Potenza, il premio è l’ultimo traguardo di un lavoro che l’azienda, specialmente nella sua parte italiana, sta portando avanti per raggiungere sfidanti obiettivi climatici. Nella buona riuscita dei piani di riduzione delle emissioni – da dimezzare entro il 2030 – è coinvolto un team composto da un Energy Manager e Facility Manager.

Marco Iodice, HSE Manager Italia e Spagna di Hitachi Rail è uno dei protagonisti per il raggiungimento di questi obiettivi. L’avventura di Iodice inizia in quella che ancora si chiamava Ansaldo Trasporti Sistemi Ferroviari nel 2008. Entrato come HSE Advisor (Health, Safety and Environment), oggi è responsabile HSE delle due linee di business Rail Control, cantieri metropolitani e di segnalamento ferroviario, e Vehicles stabilimenti produttivi italiani della multinazionale nipponica con sede a Pistoia, Napoli e Reggio Calabria. Oggi Hitachi Rail è in grado di coprire praticamente tutta la filiera, fornendo sistemi ferroviari chiavi in mano. Di qui un aumento della complessità della gestione di aspetti di sicurezza e delle tematiche ambientali. Specialmente su questo secondo fronte, l’azienda investe da tempo, soprattutto in Italia. 

Recentemente avete ottenuto il premio EMAS, un riconoscimento che ogni anno viene dato Comitato per l’Ecolabel e l’Ecoaudit e l’ISPRA alle realtà pubbliche e private che si distinguono per le loro azioni volte, tra le altre cose, alla transizione energetica. Quali attività vi sono valse il premio, nello specifico?

Abbiamo ottenuto il premio per due principali progetti sullo stabilimento di Tito Scalo, in Basilicata: uno è il revamping dell’impianto elettrico, che ha visto anche l’aggiornamento dell’impianto di distribuzione, la sostituzione di tutti i corpi illuminanti e l’attivazione di un sistema domotico wifi. L’altro è l’installazione di un impianto fotovoltaico per aumentare l’approvvigionamento di energia da fonti rinnovabili. Lo stabilimento di Tito Scalo è certificato EMAS già dal 2006. 

Le certificazioni ambientali sono un costo o un’opportunità?

Per noi rappresentano uno strumento eccezionale per elevare la sensibilità ambientale nei nostri stabilimenti. Ma ci hanno aiutato anche ad acquisire nuovi contratti. Infatti, nel 2022 abbiamo deciso di intraprendere la strada della certificazione EMAS anche per i siti produttivi di Napoli, Pistoia e Reggio Calabria, ben più grandi di Tito Scalo. Qui abbiamo avviato l’installazione di impianti fotovoltaici che ci daranno 12,7 GW di energia rinnovabile all’anno, coprendo intorno al 40% del fabbisogno.  

Per fornire energia non solo ai siti dotati di impianto fotovoltaico, ma anche alle sedi Hitachi Rail, avete attivato un Virtual PPA. Può spiegare ai lettori come funziona?

L’energia prodotta dai siti che menzionavo viene consumata per il 70%. Il 30% restante viene immesso in rete tramite il meccanismo del virtual PPA e può essere prelevato da qualsiasi altra sede italiana. L’obiettivo è infatti fornire energia green a tutti gli impianti. Il Virtual PPA è un accordo virtuale di fornitura (Power Purchase Agreement) fornito da A2A, che ci permette di risparmiare 7 mila tonnellate di CO2. È praticamente un contratto finanziario senza scambio fisico di energia. Il produttore vende l’energia sul mercato e chi lo consuma paga la differenza tra il prezzo di mercato e il prezzo concordato.

Mi racconta di più sullo stabilimento di Tito Scalo? Che lavoro portate avanti nel sito e quante persone impiega?

A Tito produciamo schede elettroniche che utilizziamo in apparati centrali statici (ACS), sistemi di controllo marcia treno (SCMT) e sistemi di controllo circolazione (SCC). Sono il nostro più importante segmento nel settore del rail control. Avete presente tutti i fabbricati tecnologici lungo la linea ferroviaria italiana? Contengono degli armadi, dentro cui troverete le nostre schede e apparecchiature elettroniche realizzate da 100 tecnici esperti di Tito Scalo.

Quanta energia fornisce l’impianto fotovoltaico che avete costruito a Tito Scalo e quanta percentuale del consumo complessivo riesce a coprire? Quanto avete impiegato a progettarlo e metterlo in funzione? 

Il nostro impianto copre un terzo del fabbisogno dello stabilimento con una produzione di 500 MWh all’anno. Dalla progettazione alla realizzazione i tempi sono stati davvero rapidi: dall’appalto all’accensione è passato solo un anno. 

Hitachi Rail si è impegnata a dimezzare le emissioni entro il 2030 e a ridurle dell’80% entro il 2050, in tutta la catena del valore. A che punto siete in Italia con questo programma e su quali innovazioni state puntando?

Nello scorso anno fiscale (1 aprile – 30 marzo) abbiamo chiuso con un taglio delle emissioni del 31%. Entro marzo 2024 speriamo di poter passare dal 31 al 38%, per poi raggiungere gli obiettivi al 2030. Il primo passo fondamentale è concludere i tre impianti fotovoltaici nei tre stabilimenti di Napoli, Pistoia e Reggio, per poi monitorare l’effetto ed estendere la tecnologia nel resto del mondo. In questa partita, fra l’altro, Hitachi Rail Italia gioca un ruolo di primo piano e di locomotiva dell’innovazione nei confronti dell’intero gruppo multinazionale. Abbiamo anche nuove procedure per le nostre decisioni di investimento. Gli investimenti non devono più basarsi solo sul ritorno finanziario ma anche su criteri ESG, come la riduzione dei gas serra.

In collaborazione con Hitachi Rail


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.