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Missione Antartide: diario di un ricercatore

Rinnovabili.it seguirà da vicino la XXIX campagna antartica estiva 2013-2014, promossa nell'ambito del Pnra. Parte con l’arrivo alla base antartica italiana Mario Zucchelli Station (MZS) lo speciale viaggio nel sud del Pianeta (www.italiantartide.it) documentato ogni settimana sul quotidiano

La partenza dall’aeroporto dell’International Antarctic Centre di Christchurch.
La partenza dall’aeroporto dell’International Antarctic Centre di Christchurch.

 

Il viaggio verso il sud del pianeta è iniziato con la cancellazione del primo volo verso Londra da Milano. Solo uno spiacevole episodio che ci ha dirottato da Malpensa a Linate prima del lungo volo verso Sydney, il nostro primo vero scalo.

Siamo in una quindicina tra personale scientifico e logistico ad effettuare questo viaggio ed io sono partito con Edoardo Spirandelli, il mio collega robotico dell’ISSIA-CNR dell’Area della Ricerca di Genova. La sosta in Australia consente a qualcuno di rimediare ad alcune dimenticanze tra gli oggetti personali che dovremmo necessariamente portare presso la Base Italiana Antartica. Finalmente, dopo quattro ore di sosta forzata, ci si imbarca per la Nuova Zelanda, ultima tappa prima del salto finale verso l’Antartide.

Arriviamo a Christchurch nel tardo pomeriggio dopo un totale di circa tre giorni di viaggio e riusciamo a passare velocemente presso l’International Antarctic Centre per ricevere i dettagli del volo mattutino con l’Hercules L-100 della Safair prima di crollare esausti nelle nostre stanze di albergo che il PNRA ci aveva prenotato. In camera troviamo lo zaino antartico con tutto il vestiario tecnico previsto per la nostra permanenza in missione.

 

L’interno dell’Hercules L-100 appena prima del decollo
L’interno dell’Hercules L-100 appena prima del decollo

 

La mattina seguente, tutti già vestiti con la classica divisa rossa del personale delle campagne antartiche italiane, attendiamo dopo una breve colazione l’imbarco presso il terminal americano. Nel giro di un’ora ci troviamo stipati, insieme ad una ventina di Coreani e diversi Francesi e Tedeschi nella pancia di questo aereo che ricorda molto i classici film di guerra americani. Appena il tempo di sistemarci ed indossare le cuffie che il rumore del motore diventa assordante e quasi non ci rendiamo conto di essere già in volo. Sarà stato lo stupore di un viaggio così particolare, complice la stanchezza accumulata, ma le sette ore di volo verso la base Baia Terra Nova nel mare di Ross sono passate in un attimo e poco prima dell’atterraggio, chi era vicino ad uno dei pochi e minuscoli oblò, ha avuto la fortuna di assistere ad un’anteprima del meraviglioso scenario che ci attendeva.

Appena atterrati sulla pista ricavata sul pack e il portellone del L-100 si è aperto, una luce abbagliante ed un freddo intenso ci ha investito ancora prima di mettere piede sul ghiaccio. L’impatto, appena scesi, è stato sconvolgente. Non dimenticherò mai quei primi istanti in cui gli occhi, cercando dei riferimenti, non riuscivano a mettere a fuoco a causa del potente bagliore di quell’inferno bianco che di colpo ci ha avvolto. Subito dopo è il freddo che si è presentato, dandoci il benvenuto, con i suoi – 20°C decisamente peggiorati come sensazione da un vento gelido oltre i 30 nodi.

 

La vista della calotta antartica durante il viaggio.
La vista della calotta antartica durante il viaggio.

Riconosco in lontananza, tra gli “uomini rossi” che si avvicinano, alcuni dei miei compagni di corso di addestramento. Vedere facce amiche è un sollievo e limita il profondo senso di stordimento che mi assale. Veniamo letteralmente rapiti e distribuiti su alcuni mezzi per essere trasportati in tutta fretta presso la base, che finalmente, dopo averla sognata in tante foto, diventa una realtà.

Qualcuno dei veterani che ha viaggiato con me, ha inaspettatamente mostrato evidenti segni di commozione prima di entrare nella base….era da qualche anno che non tornava e l’emozione del ritorno è molto forte.

La “Mario Zucchelli Station” è una sorta di intrico di diversi strati di container su palafitte con al centro una parte elevata che ricorda una torre di controllo e da altri edifici disposti intorno all’eliporto.

 

L’atterraggio e lo sbarco sulla pista di mare ghiacciato nei pressi della base italiana.
L’atterraggio e lo sbarco sulla pista di mare ghiacciato nei pressi della base italiana.

 

Anche se stiamo per entrare nella base tutti i nostri sensi sono rivolti all’ambiente che ci circonda, non riusciamo a togliere lo sguardo dall’orizzonte che scrutiamo a 360 gradi. I visi sono di stupore, tutti, me compreso, ci siamo sempre immaginati un panorama piatto, statico, monotono…ed invece al contrario riusciamo ad intravedere montagne, scogliere, neve, rocce, iceberg ….una diversità di paesaggio attorno a Baia Terra Nova che ci lascia senza fiato e rapisce la nostra mente.

Ma non abbiamo tempo, dobbiamo andare a prendere possesso dei nostri alloggi e conoscere i nostri compagni di stanza. Le camere sono in stile militare composte da due letti a castello e relativi armadietti per quattro persone. I bagni e le docce sono rigorosamente in comune.

 

Il pomeriggio passa in fretta cercando di organizzare sia la camera che il materiale scientifico spedito via nave a settembre nei diversi laboratori assegnati.

Ci muoviamo ancora impacciati e spesso ci perdiamo nel labirinto dei corridoi e ci troviamo in un’ala ancora sconosciuta dove incrociamo personale in entrata o in uscita per attività logistiche o scientifiche. In un attimo arriva l’orario della prima cena nella mensa della base. Subito dopo una breve riunione durante la quale vengono spiegate le peculiarità organizzative e logistiche della base e poi finalmente la prima passeggiata esterna al margine del pack. Ci procuriamo la radio (che diventerà la nostra fedele compagna per tutta la campagna antartica) vestendoci con l’abbigliamento tecnico completo e scendiamo nelle rocce davanti alla base che dominano la distesa di mare ghiacciato che si perde all’orizzonte. Camminiamo per circa un’oretta e lo spettacolo che il panorama ci offre è da togliere i fiato. Una strana luce colora di rosa il ghiacciaio che si spinge in mare e evidenzia un enorme e lunghissimo crepaccio che sembra spaccare in due la distesa del pack. Davanti a noi si staglia il monte Melbourne un vulcano totalmente ricoperto di ghiaccio che in questo momento della giornata si colora di rosa. Avvistiamo uno skua, il tipico uccello di questo continente, che si ferma a pochi passi da noi come a ribadire che lui è la specie autoctona e noi solo degli strani visitatori da osservare.

 

La base antartica italiana Mario Zucchelli del PNRA
La base antartica italiana Mario Zucchelli del PNRA

 

Stiamo per molti minuti in silenzio, ad osservare, a metabolizzare il fatto di esserci davvero, ad imprimere nella memoria quei primi istanti di Antartide che difficilmente svaniranno. Poi a qualcuno viene in mente di guardare l’ora e ci rendiamo immediatamente conto che siamo in un punto del pianeta dove esiste una sola alba e un solo tramonto durante l’anno e noi stiamo per iniziare un lunghissimo giorno che durerà fino a primavera. Nonostante la luce, infatti, è mezzanotte passata ed è ora di provare i nostri nuovi alloggi.

Un ultimo sguardo al pack che a breve sarà il nostro nuovo laboratorio dove passeremo la maggior parte del tempo durante la permanenza antartica.

 

Marco Faimali (ISMAR-CNR) – Progetto RAISE – PNRA – XXIX Campagna Antartica

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Solare fotovoltaico in Italia

Solare fotovoltaico in Italia, cosa dice il rapporto GSE

Lo scorso anno sono entrati in esercizio circa 371.500 impianti fotovoltaici in Italia, in grande maggioranza di taglia inferiore a 20 kW, per una capacità complessiva di oltre 5,2 GW. Una crescita che conferma il primato nazionale della Lombardia in termini di potenza installata, seguita con un certo distacco dalla Puglia

Solare fotovoltaico in Italia
via depositphotos

Online il Rapporto Statistico 2023 sul Solare Fotovoltaico in Italia

Ben 5,2 GW di aggiunte che portano la potenza cumulata totale a 30,31 GW e la produzione annuale a quota 30.711 GWh. Questi in estrema sintesi i dati del solare fotovoltaico in Italia, riportati nel nuovo rapporto del GSE. Il documento mostra le statistiche del settore per il 2023, offrendo informazioni importanti non solo sui sistemi ma anche sulla dimensione dei pannelli solari, la tensione di connessione, il settore di attività, l’autoconsumo e persino sull’integrazione di eventuali batterie. Uno sguardo approfondito per capire come sta crescendo il comparto, ma anche per evidenziare potenzialità e criticità.

Solare Fotovoltaico Italiano, la Crescita 2023 in Numeri

Nel 2023 il fotovoltaico nazionale ha messo in funzione 371.422 nuovi impianti solari per una potenza complessiva di poco superiore ai 5,2 GW. La crescita ha ricevuto i contributi maggiori, in termini di numero di sistemi, da regioni come la Lombardia (con il 17,5% dei nuovi impianti fv 2023), il Veneto (13,2%), l’Emilia-Romagna (9,8%) e la Sicilia (6,9%). Scendendo ancora di scala sono invece le provincie di Roma (3,9%), Brescia (3,6%) e Padova (3,1%) quelle a detenere la quota maggiore di aggiunte. Per buona parte dell’anno questo progresso si è affidato ai piccoli impianti di taglia residenziale, che hanno lasciato il posto sul finire del 2023 ad una nuova spinta del segmento C&I.

Produzione fotovoltaica in Italia

Altro dato importante per il 2023: la produzione del solare fotovoltaico in Italia. Lo scorso anno tra nuovi impianti e condizioni meteo favorevoli, il parco solare nazionale ha prodotto complessivamente 30.711 GWh di energia elettrica (dato in crescita del 9,2% sul 2022), con un picco nel mese di luglio di oltre 3,8 TWh.

Se ci si focalizza, invece, solo sull’autoconsumo fotovoltaico, il rapporto del GSE indica che lo scorso 7.498 GWh sono stati prodotti e consumati in loco. Un valore pari al 24,8% della produzione netta complessiva. A livello regionale la percentuale di energia autoconsumata rispetto all’energia prodotta risulta più alta in Lombardia, Liguria e Campania. A tale dato se ne associa un altro altrettanto interessante: quello dei sistemi di accumulo. Lo scorso anno risultavano in esercizio 537.000 sistemi di storage connessi ad impianti fotovoltaici, per una potenza cumulata di 3,41 GW.

leggi anche Direttiva EPBD e fotovoltaico: scadenze e potenzialità

Solare Fotovoltaico, la Potenza in esercizio in Italia

Le nuove aggiunte 2023 hanno portato il dato della potenza fotovoltaica totale cumulata in Italia ad oltre 30,31 GW e quello della potenza pro capite nazionale a 514 W per abitante. Nel complesso sono attivi sul territorio 1.597.447 impianti fotovoltaici, di cui il 94% rientra nella taglia fino a 20 kW. Sono, per intenderci, i piccoli impianti realizzati solitamente sui tetti degli edifici. Non sorprende quindi scoprire che la superficie occupata dagli impianti fotovoltaici a terra a fine 2023 risultava di soli 16.400 ettari. In questo contesto le regioni con la maggiore occupazione di superficie del suolo da parte del solare fotovoltaico risultano essere: la Puglia (4.244 ettari), la Sicilia (1.681 ettari) e il Lazio (1.527 ettari).

Sul fronte della potenza attiva, viene confermato il primato del Nord Italia con il 48,0% del totale nazionale grazie al traino di Lombardia (13,8%), Veneto (10,4%) ed Emilia Romagna (10%). Segue il 34,7% delle regioni meridionali, con la Puglia che da sola fornisce il 10,9% della potenza, e quindi il contributo del Centro Italia.

Leggi qui il report GSE sul Solare Fotovoltaico in Italia

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Rinnovabili • Dl Agricoltura bollinato

Dl Agricoltura bollinato, ecco l’art. sul fotovoltaico a terra

Il testo finale del decreto è stato varato dopo alcune piccole modifiche richieste dal Quirinale. Confermati i paletti sul fotovoltaico a terra salvaguardando gli investimenti del PNRR

Dl Agricoltura bollinato
Foto di Andreas Gücklhorn su Unsplash

Stop del fotovoltaico a terra con una serie di eccezioni

Dopo il via libera del Consiglio dei Ministri, Dl Agricoltura è stato “bollinato” dalla Ragioneria di Stato e quindi varato definitivamente. Ma non prima di alcune modifiche last minute frutto del confronto con il Quirinale. Nessun ritocco significativo, tuttavia, riguarda il tanto criticato articolo di stop al fotovoltaico a terra. Il contenuto, infatti, rimane nelle linee annunciate il 6 maggio dal ministri Pichetto e Lollobrigida, cercando di salvaguardare gli investimenti del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), punto fermo per il MASE.

L’articolo in questione, che passa dal 6 della prima bozza al 5 nel DL Agricoltura bollinato, riporta alcune disposizioni finalizzate a limitare l’uso del suolo agricolo. L’intervento mira a modificare l’articolo 20 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, con cui l’Italia ha recepito nel proprio ordinamento la direttiva europea sulle rinnovabili RED II. 

In poche parole il testo introduce dei paletti all’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra in zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti. Come? Limitando qualsiasi intervento a lavori modifica, rifacimento, potenziamento o integrale ricostruzione degli impianti già installati, che non comportino incremento della superficie occupata. Nessun vincolo invece per il fotovoltaico a terra se installato:

  • in cave e miniere non in funzione, abbandonate o in condizioni di degrado ambientale;
  • porzioni di cave e miniere non suscettibili di ulteriore sfruttamento;
  • siti e  impianti nelle disponibilità delle società del gruppo Ferrovie dello Stato italiane e dei gestori di infrastrutture ferroviarie nonché delle società concessionarie autostradali;
  • siti e impianti nella disponibilità delle società di gestione aeroportuale all’interno dei sedimi aeroportuali;
  • aree adiacenti alla rete autostradale entro una distanza non superiore a 300 metri;
  • aree interne agli impianti industriali e agli stabilimenti.

Salvi, come promesso, anche i progetti fotovoltaici a terra se parte di una Comunità energetica rinnovabile o finalizzati all’attuazione degli investimenti del PNRR.

Il testo del Dl Agricoltura “bollinato” sul fotovoltaico

Riportiamo per intero l’articolo 5 sul fotovoltaico nella versione finale del DL Agricoltura.

ART. 5 (Disposizioni finalizzate a limitare l’uso del suolo agricolo)

1. All’articolo 20 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

‹‹1-bis. L’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra di cui all’articolo 6-bis, lettera b), del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, in zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti, è consentita esclusivamente nelle aree di cui alle lettere a), limitatamente agli interventi per modifica, rifacimento, potenziamento o integrale ricostruzione degli impianti già installati, a condizione che non comportino incremento dell’area occupata, c), c-bis), c-bis.1), e c-ter) n. 2) e n. 3) del comma 8. Il primo periodo non si applica nel caso di progetti che prevedano impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra finalizzati alla costituzione di una Comunità energetica rinnovabile ai sensi dell’articolo 31 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, nonché in caso di progetti attuativi delle altre misure di investimento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), approvato con decisione del Consiglio ECOFIN del 13 luglio 2021, come modificato con decisione del Consiglio ECOFIN dell’8 dicembre 2023, e dal Piano nazionale degli investimenti complementari al PNRR (PNC) di cui all’articolo 1 del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° luglio 2021, n. 101, ovvero di progetti necessari per il conseguimento degli obiettivi del PNRR.››.

2. Le procedure abilitative, autorizzatorie o di valutazione ambientale già avviate alla data di entrata in vigore del presente decreto sono concluse ai sensi della normativa previgente.

Leggi anche Zavorre per fotovoltaico Sun Ballast: dal 2012 una garanzia per gli impianti fv su tetti piani

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Rinnovabili • Zavorre per fotovoltaico Sun ballas

Zavorre per fotovoltaico Sun Ballast: dal 2012 una garanzia per gli impianti fv su tetti piani

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Attiva da oltre dieci anni nel settore fotovoltaico, fin dal 2012 Sun Ballast ha saputo cogliere le necessità più concrete legate alla realizzazione di impianti FV, divenendo rapidamente il punto di riferimento internazionale per migliaia di installatori e progettisti di impianti su superfici piane.

Zavorre per fotovoltaico Sun ballas

Il settore fotovoltaico costituisce oggi il principale motore della transizione energetica, e dal 2012 Sun Ballast sviluppa soluzioni in grado di semplificare tutte le fasi di realizzazione di impianti FV – dalla progettazione all’installazione – ottimizzando la sostenibilità degli investimenti e rendendo il montaggio molto più facile e veloce. Le zavorre per fotovoltaico Sun Ballast – progettate e realizzate interamente in Italia – nascono infatti come alternativa ai tradizionali (e complessi) sistemi metallici, e grazie alle loro particolari caratteristiche tecniche hanno incontrato fin da subito l’interesse di tutti i professionisti del settore. Lo sviluppo costante di nuovi sistemi e il confronto continuo con clienti e collaboratori hanno inoltre permesso all’azienda di offrire soluzioni sempre al passo con i principali trend di mercato e con le nuove esigenze degli operatori.

Oggi la gamma di zavorre Sun Ballast include decine di modelli, e i volumi produttivi raggiunti dalle numerose sedi operative assicurano la disponibilità costante del materiale in oltre 40 paesi di tutto il mondo.

Zavorre per fotovoltaico: semplicità allo stato solido

Semplici, affidabili e durature: le zavorre Sun Ballast nascono dalla necessità di semplificare le fasi di installazione, di ridurre i tempi di posa e di rendere la realizzazione di impianti FV su superfici piane sempre più conveniente e accessibile. Le strutture per pannelli fotovoltaici sono infatti realizzate in calcestruzzo di prima scelta, e uniscono in un solo componente due diverse funzioni: quella di supporto ai pannelli e quella di zavorra. In questo modo tempi e costi di installazione sono ridotti al minimo, e il montaggio si limita a pochi e semplici passaggi: basta posare la struttura, fissare il pannello alla boccola pre-inserita nel cemento e procedere con i collegamenti elettrici.

Zavorre per fotovoltaico Sun ballas

La totale assenza di fori di fissaggio permette inoltre di appoggiare le zavorre su qualunque tipologia di superficie piana (ghiaia, cemento, pavimentazioni, guaine, tetti verdi, ecc.) senza forare i materiali di copertura e offrendo la possibilità di movimentare le strutture senza vincoli di posizionamento – caratteristica molto utile sia in fase di posa che durante gli interventi di manutenzione.
Un sistema semplice, veloce e modulabile, utilizzato in larga scala non solo sui grandi tetti piani di edifici commerciali e industriali, ma anche sulle piccole coperture di case e complessi residenziali.

Oltre a semplificarne la realizzazione, le zavorre per fotovoltaico Sun Ballast assicurano inoltre agli impianti FV il più alto livello di affidabilità: la speciale barra metallica di extra-rinforzo contenuta all’interno delle strutture ottimizza infatti la tenuta a tutte le sollecitazioni meccaniche, mentre l’impiego di calcestruzzo C32/40 garantisce la massima resistenza a qualunque tipo di corrosione. Grazie all’alta qualità costruttiva, le zavorre risultano così adatte a qualsiasi contesto geografico e climatico, e possono essere utilizzate in sicurezza in aree costiere, spazi urbani o zone montane.     

Ricerca costante e assistenza a 360°

Composto da oltre 15 professionisti, l’Ufficio tecnico Sun Ballast realizza ogni anno migliaia di relazioni tecniche gratuite, offrendo un’assistenza completa dalle prime fasi di progettazione alla posa dell’ultima graffa. Un supporto costante e professionale che, oltre ad alleggerire il lavoro di progettisti e installatori, accompagna il cliente nella valutazione delle soluzioni tecnico-economiche più adeguate alle specifiche caratteristiche dell’impianto o dell’edificio su cui verrà realizzato.

zavorre per fotovoltaico

Il continuo investimento nelle attività di Ricerca&Sviluppo e le numerose certificazioni ottenute grazie ai test in galleria del vento, alle prove di strappo delle boccole e alle analisi in camera climatica consentono inoltre a Sun Ballast di offrire prodotti non solo semplici ed efficaci, ma anche sicuri, affidabili e certificati.

A Intersolar 2024 la presentazione delle nuove strutture

In programma dal 19 al 21 giugno 2024, Intersolar Europe rappresenta il più importante evento europeo dedicato al mondo dell’energia solare; l’occasione perfetta per incontrare dal vivo tutti i nostri clienti e partner, ma anche per presentare in anteprima un nuovissimo sistema di supporto: una soluzione rivoluzionaria, estremamente versatile e ultra-leggera, che renderà la realizzazione di impianti FV su tetto piano ancora più semplice, rapida e sicura. La possibilità di visionarlo dal vivo direttamente in fiera consentirà di analizzare da vicino tutti gli aspetti tecnici, offrendo una panoramica ancora più precisa sui vantaggi, sulle modalità di utilizzo e sulle tante possibili applicazioni delle nuove strutture. Accanto alla presentazione del nuovo sistema, lo stand Sun Ballast ospiterà inoltre numerosi incontri ed eventi, lasciando ampio spazio agli approfondimenti tecnici e alle attività di networking.

Lo staff Sun Ballast ti aspetta a Monaco dal 19 al 21 giugno, presso lo stand 219 del Padiglione A5.

Zavorre per fotovoltaico Sun ballas

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