Cannucce in bioplastica e carta, come migliorare la biodegradabilità

Un test del Woods Hole Oceanographic Institution su cannucce in bioplastica e carta ha mostrato persistenza ancora lunga nell’acqua marina

cannucce in bioplastica
Foto di Meghan Rodgers su Unsplash

Usare il diacetato di cellulosa espanso per le cannucce in bioplastica potrebbe accelerare la degradazione

(Rinnovabili.it) – Quanto tempo impiegano le cannucce in plastica, bioplastica e carta a degradarsi nell’ambiente? La risposta arriva una ricerca della Woods Hole Oceanographic Institution (WHOI), pubblicata su ACS Sustainable Chemistry & Engineering. I ricercatori dell’istituto hanno collaborato con l’azienda produttrice di bioplastica Eastman, per studiare la degradazione di diverse tipologie di cannucce in un contenitore di acqua marina a flusso continuo, controllando temperatura, esposizione alla luce e altre variabili ambientali.

In questo ambiente, le cannucce composte da diacetato di cellulosa (CDA), poliidrossialcanoati (PHA), carta, acido polilattico (PLA) e polipropilene (PP) sono state monitorate per 16 settimane. Le cannucce in CDA, PHA e di carta hanno mostrato una degradazione fino al 50%, prevedendo una persistenza complessiva di 10-20 mesi nell’oceano. Al contrario, le cannucce in PLA e PP non hanno mostrato segni misurabili di degrado.

“Non abbiamo una conoscenza precisa di quanto tempo dura la plastica nell’oceano, quindi abbiamo progettato metodi per misurare la velocità con cui questi materiali si degradano”, ha affermato lo scienziato Collin Ward. “Si scopre che, in questo caso, ci sono alcune cannucce in bioplastica che in realtà si degradano abbastanza rapidamente, il che è una buona notizia”.

La ricerca spinge il settore industriale e quello della ricerca e sviluppo ad aumentare gli sforzi per produrre materiali rapidamente biodegradabili. L’inquinamento causato dalla plastica provoca infatti danni crescenti agli esseri umani e agli ecosistemi. L’industria dei polimeri contribuisce ampiamente al cambiamento climatico: i suoi prodotti coprono, durante tutto il ciclo di vita, circa il 5% di tutte le emissioni di gas serra. Negli ultimi 50 anni i rifiuti di plastica sono diventati onnipresenti negli oceani e nella catena alimentare marina. Per questo è fondamentale identificare nuovi materiali che provengano da fonti sostenibili, contribuiscano al passaggio da un’economia lineare a un’economia circolare e si degradino se accidentalmente finiscono nell’ambiente. 

Per ora, le alternative testate dall’istituto statunitense non sono ancora pienamente all’altezza di questa sfida. Anche se un risultato lascia intravvedere qualche speranza. L’analisi dettagliata ha rivelato infatti, che una cannuccia in CDA espanso (prototipo fornito da Eastman) si degrada del 184% più velocemente rispetto a quella in diacetato di cellulosa solido. Ciò suggerisce che modificare la superficie della cannuccia può accelerare il processo di degradazione. In questa direzione, dunque, potrebbero muoversi future ricerche.

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