I chimici del King’s College accelerano il riciclo delle bioplastiche monouso

Grazie a un processo basato su un enzima presente nei detersivi per bucato il riciclo delle bioplastiche monouso accelera di 84 volte

riciclo delle bioplastiche monouso
Foto di everdrop GmbH su Unsplash

La ricerca mira ad offrire un miglior destino al riciclo delle bioplastiche monouso 

(Rinnovabili.it) – Gli scienziati del King’s College di Londra hanno annunciato una svolta nel riciclo delle bioplastiche monouso, proponendo un nuovo metodo chimico che utilizza enzimi presenti nei detersivi biologici per bucato. Questo innovativo processo, descritto in un articolo su Cell Reports Physical Science, si basa su un enzima comune presente nei detersivi biologici per bucato e permette di degradare completamente l’acido polilattico (PLA) in sole 24 ore. Si tratta di un tempo 84 volte più breve del tradizionale compostaggio industriale di 12 settimane utilizzato finora.

La tecnica consente la conversione della bioplastica in frammenti solubili, accelerando notevolmente il processo di degradazione. A una temperatura di 90°C, entro ulteriori 24 ore, le bioplastiche si decompongono nei loro elementi chimici costitutivi, i monomeri, che possono poi essere riutilizzati per creare nuova plastica.

Sebbene le bioplastiche siano una scelta più sostenibile rispetto a quelle derivate da fonti fossili, i metodi attuali di produzione e riciclo presentano alcune sfide. La produzione di bioplastiche è ancora oggi più costosa rispetto alla plastica vergine e una parte dell’industria si affida ad amido di mais e zucchero come materie prime. Inoltre, i metodi di riciclo meccanico sono inefficienti e non producono materiali riutilizzabili di qualità.

La svolta del King’s College apre la strada a un modello più efficiente e scalabile per il riciclo delle bioplastiche monouso. Gli scienziati stanno ora ampliando la loro ricerca per migliorare il riciclo di altre materie plastiche di uso comune, come quelle presenti nelle bottiglie d’acqua monouso e negli imballaggi. Secondo la dottoressa Susana Meza Huaman, ricercatrice che ha guidato il progetto, questa ricerca “rappresenta il primo passo nello sviluppo di nuove tecnologie per il riciclo di bioplastiche di pari qualità rispetto ai prodotti vergini, affrontando con successo una delle sfide principali del settore”.

Secondo un recente rapporto dell’OCSE, la quantità di rifiuti di plastica prodotti in tutto il mondo è destinata a triplicare entro il 2060. La metà finirà in discarica e meno di un quinto sarà riciclato. Di fronte a questi numeri, il lavoro dei pionieri dell’innovazione è quantomai necessario.

Articolo precedenteCome cambia la direttiva sul trattamento delle acque reflue
Articolo successivoL’Europa deve alzare del 30% gli investimenti per net zero

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Leave the field below empty!