Il riciclo delle navi deve crescere per gestire un raddoppio dei rottami

Nei prossimi 10 anni si prevede che 15 mila imbarcazioni arriveranno a fine vita. Rafforzare il riciclo delle navi è ormai prioritario

riciclo delle navi
Foto di Hari Gaddigopula su Unsplash

L’UE vuole ampliare la lista dei cantieri abilitati al riciclo delle navi. Con quali effetti sui diritti umani?

(Rinnovabili.it) – Il prossimo anno potrebbe registrare un aumento sensibile della capacità di riciclo delle navi, secondo gli analisti. Il Baltic and International Maritime Council (BIMCO) prevede che nel prossimo decennio verranno riciclate 15 mila navi, pari al 12,5% della flotta globale. Sarebbe un raddoppio rispetto ai dieci anni precedenti. La Conferenza ONU sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD) rileva che l’età media della flotta marittima mondiale all’inizio del 2023 era di 22,2 anni. La durata di una nave è mediamente di 25 anni. Ogni anno nel mondo circa 600-800 navi raggiungono il fine vita. Se questo numero dovesse raddoppiare – come previsto – la domanda è: come gestire il riciclo? I cantieri attuali, infatti, sono insufficienti. India, Bangladesh e Pakistan sono i paesi dove si concentra la maggior parte delle operazioni. Ma con enormi buchi neri rispetto alle condizioni di sicurezza, i diritti e la sostenibilità.

Tuttavia, l’UE sta considerando seriamente di includere i cantieri nella regione indiana di Alang nel suo elenco degli impianti idonei. Quella stessa zona era stata visitata dagli ispettori europei anni fa con esito negativo. Troppi rischi ambientali e per i diritti umani per rientrare negli standard UE sul riciclo delle navi.

Stavolta, il sentore è che la valutazione cambierà di segno, dando una svolta ad un mercato che nel 2023 è stato asfittico. Il punto di svolta nei negoziati tra India e Unione Europea, secondo la rivista specializzata Hellenic Shipping News, sarà il marzo 2024. Tuttavia, fatti concreti dovrebbero arrivare l’anno successivo. A questo si aggiunge l’incognita della reazione della società civile. La NGO Shipbreaking Platform, coalizione di organizzazioni non governative che indaga il settore del riciclo delle navi, non ha ancora espresso la sua opinione. E potrebbe essere critica verso il cambio di prospettiva europeo verso i cantieri indiani. 

Intanto, il Pakistan ha confermato la sua adesione alla Convenzione di Hong Kong. L’annuncio è arrivato durante la riunione dell’Organizzazione Marittima Internazionale e si attende solo la ratifica presso l’autorità di regolamentazione. Il governo aveva già accettato di firmare la convenzione lo scorso 15 novembre. Prima che la decisione entri in vigore, però, i cantieri di demolizione navale del Pakistan dovranno aggiornare le strutture e le pratiche operative nel sito di Gadani. L’operazione è necessaria per soddisfare gli standard della convenzione, ma il governo è intenzionato a procedere.

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