Rinnovabili • Regolamento UE sugli imballaggi

Regolamento UE sugli imballaggi: solo packaging riciclabili al 2030

Arriva la stretta della Commissione europea sui rifiuti degli imballaggi. Previsti obiettivi obbligatori di riutilizzo e il divieto di alcuni tipi di packaging superflui, assieme a nuovi criteri progettazione e di standardizzazione dei formati

Regolamento UE sugli imballaggi
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Regolamento UE sugli imballaggi, cosa cambierà?

(Rinnovabili.it) – Preparatevi a dire addio addio ai mini flaconi di shampoo degli hotel, alle bustine di zucchero, alle monoporzioni di condimenti e alle confezioni monouso per frutta e verdura. Dal 2030 potrebbero essere messi al bando in tutta Europa. Lo prevede il nuovo Regolamento UE sugli imballaggi, la stretta normativa sui rifiuti del packaging presentata ieri dalla Commissione europea. Il provvedimento ha un preciso obiettivo: garantire che a partire dal 1° gennaio 2030 tutti gli imballaggi sul mercato siano progettati per essere riciclabili. E che tale riciclabilità sia garantita su larga scala dal 2035. Ma la strada fino alla fine del decennio (e oltre) è costellata anche di misure per prevenire a monte la produzione di rifiuti, eliminando confezione inutili, promuovendo il riuso e la ricarica (refilling) e definendo obiettivi per l’impiego di materie prime seconde. Un approccio a 360 gradi che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe rafforzare l’economia circolare dei Ventisette.

“Ogni giorno – ha spiegato Virginijus Sinkevičius, commissario europeo per l’Ambiente – produciamo mezzo chilo di rifiuti di imballaggio a persona. Con le nuove disposizioni proponiamo misure fondamentali per far sì che gli imballaggi sostenibili diventino la norma nell’UE. Creeremo le giuste condizioni affinché i principi dell’economia circolare (ridurre, riutilizzare, riciclare) possano davvero funzionare”. 

leggi anche Etichettatura ambientale degli imballaggi: il governo ha pubblicato le linee guida

Gli obiettivi del Regolamento UE sugli imballaggi

La nuova proposta di Regolamento interviene aggiornando la vigente normativa europea in materia di packaging e relativi rifiuti, ossia il Regolamento 2019/1020 la Direttiva 2019/904. E lo fa lavorando su tre direttrici: prevenire la produzione di rifiuti, promuovere il riciclaggio di alta qualità, ridurre il fabbisogno di risorse naturali. Ma rispetto alla bozza circolata nelle scorse settimane, nel testo pubblicato ieri da Bruxelles, l’ambizione generale risulta molto limata.

Nel dettaglio le norme introducono un primo stop agli imballaggi superflui, vietando una serie di articoli come, i sovraimballaggi di plastica per le bevande in lattina, gli involucri usa e getta attorno a frutta e verdura fresca, le mini size di stampo e sapone negli hotel e le bustine di condimento, caffè e zucchero.

Il provvedimento favorirà il packaging multiuso e riutilizzo dei contenitori. La proposta della Commissione prevede specifici obiettivi UE obbligatori per le imprese: entro il 2030 e il 2040, rispettivamente il 20% e l’80% delle bevande fredde e calde dovranno essere vendute in contenitori che fanno parte di un sistema di vuoto a rendere, oppure dovrà essere data la possibilità ai consumatori di ricaricare i propri contenitori. Con sotto obiettivi per categorie specifiche: ad esempio, entro la fine del decennio, i venditori di birra al dettaglio dovrebbero adottare il refilling per il 10% dei loro prodotti e per il 20% entro il 2040. O ancora, entro il 2030, il 10% degli imballaggi usati nelle consegne nell’e-commerce dovrà essere riutilizzabile.

Etichettatura e progettazione

Per aiutare queste buone pratiche un ruolo primario lo avrà la progettazione. Il regolamento UE sugli imballaggi introduce una certa standardizzazione del formato per il packaging riutilizzabile e un’etichetta ad hoc che aiuti i consumatori a capire quali confezioni o imballaggi possono essere riutilizzati. L’etichetta dovrà anche indicare il materiale di cui è composto l’imballaggio e il flusso di rifiuti corrispondente.

L’esecutivo UE propone anche target vincolanti per l’impiego di materie prime seconde. Nel dettaglio dal 1° gennaio 2030, la parte in plastica dell’imballaggio dovrà contenere alcune percentuali minime di contenuto riciclato da plastica post consumo:

  • un 30% per gli imballaggi sensibili al contatto costituiti da polietilene tereftalato (PET) come componente principale;
  • 10% per gli imballaggi sensibili al contatto realizzati con materiali plastici diversi dal PET, ad eccezione delle bottiglie per bevande in plastica monouso;
  • 30% per le bottiglie di plastica per bevande monouso;
  • 35% per tutti gli altri imballaggi.

Dal 1° gennaio 2040, la percentuale salirà al 50% per le prime due categorie, a 65% per le altre. Le misure si applicherebbero sia ai prodotti europei sia a quelli importati e i produttori europei e non europei dovrebbero rispettare gli stessi obblighi.

Leggi qui il testo del nuovo Regolamento UE sugli imballaggi

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Batterie al sodio allo stato solido

Batterie al sodio allo stato solido, verso la produzione di massa

Grazie ad un nuovo processo sintetico è stato creato un elettrolita di solfuro solido dotato della più alta conduttività per gli ioni di sodio più alta mai registrata. Circa 10 volte superiore a quella richiesta per l'uso pratico

Batterie al sodio allo stato solido
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Batterie al Sodio allo Stato Solido più facili da Produrre

La batterie allo stato solido incarnano a tutti gli effetti il nuovo mega trend dell’accumulo elettrochimico. E mentre diverse aziende automobilistiche tentano di applicare questa tecnologia agli ioni di litio, c’è chi sta percorrendo strade parallele. É il caso di alcuni ingegneri dell’Università Metropolitana di Osaka, in Giappone. Qui i professori Osaka Atsushi Sakuda e Akitoshi Hayash hanno guidato un gruppo di ricerca nella realizzazione di batterie al sodio allo stato solido attraverso un innovativo processo di sintesi.

Batterie a Ioni Sodio, nuova Frontiera dell’Accumulo

Le batterie al sodio (conosciute erroneamente anche come batterie al sale) hanno conquistato negli ultimi anni parecchia attenzione da parte del mondo scientifico e industriale. L’abbondanza e la facilità di reperimento di questo metallo alcalino ne fanno un concorrente di primo livello dei confronti del litio. Inoltre l’impegno costante sul fronte delle prestazioni sta portando al superamento di alcuni svantaggi intrinseci, come la minore capacità. L’ultimo traguardo raggiunto in questo campo appartiene ad una ricerca cinese che ha realizzato un unità senza anodo con una densità di energia superiore ai 200 Wh/kg.

Integrare questa tecnologia con l’impiego di elettroliti solidi potrebbe teoricamente dare un’ulteriore boost alla densità energetica e migliorare i cicli di carica-scarica (nota dolente per le tradizionali batterie agli ioni di sodio). Quale elettrolita impiegare in questo caso? Quelli di solfuro rappresentano una scelta interessante grazie alla loro elevata conduttività ionica e lavorabilità. Peccato che la sintesi degli elettroliti solforati non sia così semplice e controllabile. Il che si traduce in un’elevata barriera per la produzione commerciale delle batterie al sodio allo stato solido.

Un Flusso di Polisolfuro reattivo

É qui che si inserisce il lavoro del team di Sakuda a Hayash. Gli ingegneri hanno messo a punto un processo sintetico che impiega sali fusi di polisolfuro reattivo per sviluppare elettroliti solidi solforati. Nel dettaglio utilizzando il flusso di polisolfuro Na2Sx come reagente stechiometrico, i ricercatori hanno sintetizzato due elettroliti di solfuri di sodio dalle caratteristiche distintive, uno dotato della conduttività degli ioni di sodio più alta al mondo (circa 10 volte superiore a quella richiesta per l’uso pratico) e uno vetroso con elevata resistenza alla riduzione.

Questo processo è utile per la produzione di quasi tutti i materiali solforati contenenti sodio, compresi elettroliti solidi e materiali attivi per elettrodi“, ha affermato il professor Sakuda. “Inoltre, rispetto ai metodi convenzionali, rende più semplice ottenere composti che mostrano prestazioni più elevate, quindi crediamo che diventerà una metodologia mainstream per il futuro sviluppo di materiali per batterie al sodio completamente allo stato solido“.  I risultati sono stati pubblicati su Energy Storage Materials and Inorganic Chemistry .

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Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


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Fotovoltaico, ecco il materiale quantistico con un’efficienza del 190%

Un gruppo di scienziati della Lehigh University ha sviluppato un materiale dotato di una efficienza quantistica esterna di 90 punti percentuali sopra quella delle celle solari tradizionali

fotovoltaico materiale quantistico
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Nuovo materiale quantistico con un assorbimento solare medio dell’80%

Atomi di rame inseriti tra strati bidimensionali di seleniuro di germanio e solfuro di stagno. Questa la ricetta messa a punto dai fisici Srihari Kastuar e Chinedu Ekuma nei laboratori della Lehigh University, negli Stati Uniti, per dare una svecchiata alla prestazioni delle celle solari. Il duo di ricercatori ha così creato un nuovo materiale quantistico dalle interessanti proprietà fotovoltaiche. Impiegato come strato attivo in una cella prototipo, infatti, il nuovo materiale ha mostrato un assorbimento solare medio dell’80%, un alto tasso di generazione di portatori fotoeccitati e un’efficienza quantistica esterna (EQE) record del 190%. Secondo gli scienziati il risultato raggiunto supera di gran lunga il limite teorico di efficienza di Shockley-Queisser per i materiali a base di silicio e spinge il campo dei materiali quantistici per il fotovoltaico a nuovi livelli. 

leggi anche Fotovoltaico in perovskite, i punti quantici raggiungono un’efficienza record

L’efficienza quantistica esterna

Tocca fare una precisazione. L’efficienza quantistica esterna non va confusa con l’efficienza di conversione, il dato più celebre quando si parla di prestazioni solari. L’EQE rappresenta il rapporto tra il numero di elettroni che danno luogo a una corrente in un circuito esterno e il numero di fotoni incidenti ad una precisa lunghezza d’onda

Nelle celle solari tradizionali, l’EQE massimo è del 100%, tuttavia negli ultimi anni alcuni materiali e configurazioni avanzate hanno dimostrato la capacità di generare e raccogliere più di un elettrone da ogni fotone ad alta energia incidente, per un efficienza quantistica esterna superiore al 100%. Il risultato di Kastua e Ekuma, però, rappresenta un unicum nel settore.

Celle solari a banda intermedia

Per il loro lavoro due fisici sono partiti da un campo particolare della ricerca fotovoltaica. Parliamo delle celle solari a banda intermedia (IBSC – Intermediate Band Solar Cells), una tecnologia emergente che ha il potenziale per rivoluzionare la produzione di energia pulita. In questi sistemi la radiazione solare può eccitare i portatori dalla banda di valenza a quella di conduzione, oltre che direttamente, anche in maniera graduale. Come?  “Passando” per l’appunto attraverso stati di una banda intermedia, livelli energetici specifici posizionati all’interno della struttura elettronica di un materiale creato ad hoc. “Ciò consente a un singolo fotone di provocare generazioni multiple di eccitoni attraverso un processo di assorbimento in due fasi“, scrivono i due ricercatori sulla rivista Science Advances.

Nel nuovo materiale quantistico creato dagli scienziati della Lehigh University questi stati hanno livelli di energia all’interno dei gap di sottobanda ideali. Una volta testato all’interno di una cella fotovoltaica prototipale il materiale ha mostrato di poter migliorare l’assorbimento e la generazione di portatori nella gamma dello spettro dal vicino infrarosso alla luce visibile. 

La rivoluzione dei materiali quantistici

Il duo ha sviluppato il nuovo materiale sfruttando i “gap di van der Waals”, spazi atomicamente piccoli tra materiali bidimensionali stratificati. Questi spazi possono confinare molecole o ioni e gli scienziati dei materiali li usano comunemente per inserire, o “intercalare”, altri elementi per ottimizzare le proprietà dei materiali. Per la precisione hanno inserito atomi di rame tra strati di seleniuro di germanio e solfuro di stagno. “Rappresenta un candidato promettente per lo sviluppo di celle solari ad alta efficienza di prossima generazione – ha sottolineato Ekuma – che svolgeranno un ruolo cruciale nell’affrontare il fabbisogno energetico globale“.

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