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Energia: 16 big europei chiedono un prezzo base del carbonio

EDF, E.On e altre 14 società energetiche europee  presentano una proposta congiunta per introdurre un carbon floor price che coinvolga anche il settore dei trasporti e l’edilizia

carbon floor price

 

I vantaggi del carbon floor price secondo le società energetiche europee

(Rinnovabili.it) – “Riaffermiamo la nostra intenzione di combattere proattivamente e collettivamente il cambiamento climatico attraverso le nostre attività commerciali”. Inizia così la proposta firmata da sedici grandi società energetiche europee e indirizzata agli Stati membri. Il punto principale del documento è la richiesta d’adozione, a livello europeo o regionale, di un “carbon floor price“, ossia di un limite al di sotto del quale il prezzo della CO2 non possa scendere. Il contesto di riferimento è ovviamente il sistema ETS (il mercato UE del carbonio in cui rientrano i grandi impianti inquinanti) ma non solo. “Un carbon floor price nel settore energetico e un prezzo minimo del carbonio per i trasporti e gli edifici possono portare a ulteriori significative riduzioni delle emissioni di CO2 che metterebbero l’Europa sulla strada giusta per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi”, scrive la coalizione di aziende, in cui appaiono grandi nomi come la francese EDF, o la tedesca E.On.

 

La proposta, pubblicata quasi contemporaneamente con la Strategia per la neutralità climatica della Commissione Europea, prende come esempio i meccanismi già avviati dal Regno Unito e dell’Olanda, i primi Paesi ad essersi dotati di un prezzo base del carbonio come misura integrativa al sistema ETS. Il prezzo minimo permetterebbe, infatti, di salvaguardare il mercato della CO2 quando sottoperformante (come accaduto peraltro negli ultimi anni) fornendo agli investitori un rendimento affidabile e prevedibile sugli investimenti a basse emissioni. “Prezzi del carbonio prevedibili e costanti sono ampiamente considerati il modo più economico per stimolare un processo decisionale rispettoso del clima da parte delle imprese e dei consumatori”, spiegano le 16 aziende, sostenendo che tale misura possa essere esportata anche nei settori esclusi dal sistema di scambio della CO2.

 

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“Le emissioni provengono sempre più da settori non coperti dal sistema ETS”, ha commentato Johannes Teyssen, CEO di E.ON. “È fondamentale che l’Europa si muova verso un prezzo base del carbonio in tutti i settori che consumano energia: questo creerà un reale incentivo a rilasciare meno carbonio e a livellare il campo di gioco tra elettricità e altri combustibili”. La proposta sostiene che con un prezzo minimo le emissioni di CO2 del settore energetico potrebbero essere ridotte di un altro 29% entro il 2030 in ambito ETS, mentre le emissioni totali del settore energetico dell’UE sarebbero ridotte del 17%. Inoltre si ridurrebbero i costi degli investimenti e si favorirebbe la transizione energetica, consentendo di realizzare più progetti rinnovabili con meno aiuti finanziari. “In qualità di leader del settore – spiega Markus Tacke, CEO di Siemens Gamesa – incoraggiamo gli Stati membri europei ad adottare questa iniziativa”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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