Rinnovabili • Community Energy Map

Community Energy Map, cosa raccontano le prime esperienze di CER in Italia?

RSE e Luiss Business School hanno presentato a Roma i risultati del progetto di mappatura delle 24 iniziative accreditate o in accreditamento dal Gse, per diventare le prime comunità energetiche in Italia. E assieme ad istituzioni e protagonisti delle esperienze nazionali hanno messo a fuoco potenzialità inespresse e criticità da risolvere

Community Energy Map

(Rinnovabili.it) – Entra oggi in vigore il Dlgs di Recepimento della RED II, il provvedimento che, tra le altre cose, incardina in maniera definitiva nell’ordinamento nazionale le nuove forme di autoconsumo energetico. E non poteva esserci giornata migliore di questa per organizzare un confronto sul tema delle comunità energetiche rinnovabili (CER) in Italia: dai primi esperimenti sorti in seguito al Milleproroghe 2019 a quello che sarà il futuro del settore a breve termine. A fare da bussola è la Community Energy Map, studio condotto da RSE e Luiss Business School e presentato stamane a Roma alla presenza degli esponenti delle principali istituzioni italiane. Il documento, vera e propria mappatura delle iniziative attive o in fase di sviluppo, ha fornito una prima valutazione del modus operandi delle CER, dei principali elementi qualificanti e di modelli di sviluppo più rappresentativi. E a partire da questi dati ha aperto il confronto tramite due tavole rotonde, rispettivamente dedicate a politiche e meccanismi di supporto, e ai casi pratici e a nuovi spunti per la loro diffusione.

Come sottolineato in apertura dell’evento da Matteo Giuliano Caroli, Associate Dean for Research di Luiss Business School, lo studio è frutto di una collaborazione multidisciplinare che ha saputo far interagire le diverse e articolate competenze sul tema. Riflesso di quella stessa complessità multisfaccettata che caratterizza le comunità energetiche. “Sempre di meno si può operare in maniera individuale focalizzati sulle proprie specifiche competenze”, spiega Caroli. Al contrario “bisogna saperle integrare con quelle di altri soggetti”.

In tal senso, il risultato del lavoro di mappatura offre uno sguardo inedito e puntuale sui nuovi prosumer di comunità nati prima e dopo la normativa. “Si tratta di un mappatura ragionata. Non ci siamo limitati a lavorare in ottica di database, mappando tecnologie utilizzate, soggetti promotori e così via, ma abbiamo cercato di capire quali fossero le dinamiche che avevano innescato i meccanismi, le risorse utilizzate, le relazioni attivate fuori e dentro la comunità”, ha affermato Matteo Zulianello, vice responsabile del progetto Comunità Energetiche per RSE. Ma soprattutto il progetto ha superato il semplice concetto energetico cercando di individuare i tentativi di innovazione sociale e organizzativa a supporto della transizione ecologica. 

Il risultato? Combinando diversi metodi di ricerca (mappatura di 50 iniziative, focus group e interviste), lo studio ha analizzato una serie di elementi fondamentali rispetto alle 24 CER accreditate o in fase di accreditamento e conformi alla legge 8/2020. Dalla configurazione della Comunità sul fronte giuridico e tecnologico al ruolo degli stakeholders nella governance del progetto, dalle modalità di coinvolgimento delle comunità (“top down” e “bottom up”) ai benefici attesi a livello individuale e collettivo. Come ha spiegato Maria Isabella Leone, Associate Professor nell’area dell’innovazione presso la Luiss Business School, “su queste dimensioni è stata eseguita la clusterizzazione, individuando tre modelli organizzativi”

Il modello Public Lead, in cui i proponenti del progetto sono prevalentemente pubbliche amministrazioni (approccio top down) e l’obiettivo è creare opportunità di sviluppo economico locale. Il modello Pluralista che pone cittadini al centro secondo una logica orizzontale di coinvolgimento (approccio Botton Up). In questo caso gli obiettivi principali sono la coesione sociale e l’attivazione di nuovi servizi. Il modello Community Energy Builder (CEB), il più complesso, caratterizzato dall’intermediazione fra vari soggetti, coinvolgendo diversi facilitatori come startup, ESCO cooperative ecc. “E rispetto a questi modelli sono stati quindi individuati dei casi studio di approfondire”, ha aggiunto Leone.

Questa ricerca apre delle questioni”, ha affermato Zulianello. “Primo le CER sono soggetti complessi in cui abbiamo un mix di competenze, obiettivi e risorse di cui dobbiamo tenere conto. Quindi la costituzione di questi soggetti non può essere semplicemente auto promossa da piccole comunità”. In secondo luogo è necessario tenere conto degli impatti sociali e territoriali, sviluppando metriche ad hoc che li rendano misurabili. Zulianello punta i riflettori anche sulla tensione tra benefici individuali e benefici collettivi, fattore in grado di influire sulla definizione dei decreti attuativi del Dlgs RED II e su una differente programmazione degli incentivi.

Quarta e ultima questione: le CER hanno la possibilità di superare quella sindrome di Nimby che troppe volte ha ritardato lo sviluppo energetico rinnovabile a livello nazionale. Tuttavia per farlo queste iniziative hanno bisogno di semplificare progetti per loro natura complessi “al fine di permettere a tutti quegli attori che non si occupano di energia di partecipare attivamente”. Trovando anche un equilibrio tra opportunità che possono arrivare dall’esterno e benefici e ricadute per il territorio. 

Per Stefano Besseghini, Presidente ARERA, l’attenzione per il futuro prossimo dovrà inevitabilmente vertere su alcuni aspetti clou: gestione dei dati, tema della privacy e perimetro. “Un elemento su cui vorrei riflettere è anche il movimento top down – bottom up delle comunità energetiche”. Per Besseghini è necessario capire come affrontare le due diverse dinamiche dal punto di vista regolatorio, tutelando i diritti dei consumatori e trovando un modo per inserire la CER nel sistema. “Un aspetto che non si può decidere a tavolino ma può essere implementato dal monitoraggio”. 

Quello che è certo è che il comparto può offrire una valida mano alla transizione ecologica. Come ricordato da Andrea Ripa di Meana, Amministratore Unico del GSE la potenza verde legata a queste configurazioni è destinata a crescere grazie anche al completo recepimento delle direttive europee. “In un decennio si potrebbe avere un paio di GW di installazioni di nuove rinnovabili centrate sulle comunità” e supportate dagli incentivi del PNRR. Più altri 5 GW sostenuti invece dagli incentivi base. In questo contesto il Gestore sta già adeguando gli strumenti operativi per accogliere il flusso di nuove istanze e la catena di operazioni di qualificazione, contrattualizzazione e definizione degli incentivi che prenderà il via. “Abbiamo proposto al MiTE di non duplicare i processi di qualifica degli incentivi (ossia sperimentali e quelli del PNRR) in modo tale da rendere tutto più veloce”. I costi? “Ipotizzando un centinaio di euro per MWh, per un numero medio di attivazioni  -in caso di impianti fotovoltaici – di 1200 ore l’anno,  saremmo nell’ordine di 120 milioni di euro per GW di potenza installata con questi profili”.

“Stiamo proponendo un modello totalmente decentrato e distribuito in cui il ruolo del prosumer diventa centrale rispetto al classico consumatore”, ha ricordato il senatore Gianni Girotto. Un modello in cui i benefici non sono solo quelli energetici e ambientali. Le CER possono portare ad una socializzazione dei risparmi e indirettamente anche un innalzamento del livello medio culturale. “Adesso dipende molto dalla tempistica del MiTE per l’attuazione dei decreti attuativi. Noi, come politica, continueremo a spingere affinché il sistema dia i migliori risultati possibili”.  

Per il senatore Paolo Arrigoni, uno dei punti da attenzionare è il ruolo dei sindaci a cui toccherà sviluppare nuove sinergie e operare come facilitatori sul territorio anche per contrastare la sindrome Nimby. “Loro più di altri hanno davvero un ruolo da protagonista anche sotto il profilo del marketing territoriale […] ci siamo attivati per fornire ai vari enti locali delle mozioni e degli odg per sensibilizzare il Consiglio comunale e la Giunta a cogliere questa opportunità”.

Il senatore Eugenio Comincini punta invece i riflettori sulla necessità di investire nella formazione del personale soprattutto nei piccoli comuni. “Sarà importantissimo creare accordi con le province o le città metropolitane per rafforzare gli ambiti amministrativi e dare realmente impulso alle CER”, ha sottolineato il senatore.

Sul nodo delle competenze torna anche Caroli “Occorrerà un lavoro molto importante del sistema di formazione post universitaria perché le competenze necessarie sono trasversali e comprendono anche quelle di natura organizzativo-gestionale e finanziaria […] C’è inoltre una questione di sensibilizzazione delle persone della comunità, di coinvolgimento dei consumatori” da non sottovalutare.

“Guardiamo al futuro del modello delle comunità energetiche in modo convinto, perché capace di promuovere, oltre che di cavalcare, la trasformazione del sistema energetico italiano ed europeo”, ha commentato l’Amministratore Delegato RSE Maurizio Delfanti. “Tra i progetti del piano triennale che il MiTE ci assegnerà, certamente il flusso di lavoro sulle comunità dell’energia è destinato a proseguire in maniera intesa”. Che direzioni prenderà la ricerca? Continuerà il lavoro di studio sugli effetti tecnici ed economici – in termini di costi evitati – di tali configurazioni sulle reti elettriche e sul dispacciamento, anche ai fini del completamento del panorama della policy. “E’ un compito che stiamo portando avanti con un’intensità di dati statisticamente significativa grazie alle interazioni con la nostra capogruppo GSE e allo scambio costantemente fluido di informazioni”, ha spiegato Delfanti. Nel contempo RSE sta indagando anche su perimetri più ampi. “La comunità dell’energia è vista come qualcosa di esclusivamente elettrico o elettrocentrico”, ha aggiunto l’a.d. “Tuttavia nella realtà esistono esempi che coinvolgono anche altri vettori energetici e il discorso del sector coupling in ambito energetico è un tema su cui noi continueremo ad indagare con altri progetti di ricerca”.

“Le comunità energetiche sono qualcosa di più articolato e complesso della semplice produzione di energia elettrica attraverso pannelli fotovoltaici e autoconsumo”, ha aggiunto Alberto Geri, Presidente RSE. “Possono investire e dovrebbero investire anche su altri vettori energetici. È bene che nel proseguo delle iniziative si tenga conto anche di questo aspetto”. Geri ha anche messo l’accento su due potenzialità inespresse per le CER. “Da un lato la partecipazione attiva ad un rinnovato mercato dell’energia, dall’altro la partecipazione attiva al bilanciamento del sistema elettrico”. Una serie di punti ancora aperti e possibilità da esplorare in cui la risposta della ricerca di sistema sarà fondamentale.

La parola ai protagonisti

 Comunità Energetica e Solidale di Napoli est

• Condominio agricolo di Ragusa

• Comunità Energetica del Comune di Biccari

Progetto RECOCER

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • sonepar italia

Innovazione, sostenibilità, specializzazione: la ricetta Sonepar Italia per il mercato elettrico

Dall’Hub di Padova, uno dei centri logistici più avanzati d’Europa, all’innovativa piattaforma di e-commerce B2B, passando per la nuova Business Unit dedicata alla sostenibilità e la speciale “Green Offer”. Così Sonepar Italia accompagna gli installatori nel mercato di domani

Sonepar Italia mercato elettrico

Intervista a Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia

Cosa significa per il più grande distributore di materiale elettrico d’Italia fare i conti oggi con i trend e le sfide della transizione energetica? E come si fa a rimanere al vertice in un momento come quello attuale, denso di stimoli ma anche di incertezze? La risposta che abbiamo ricevuto da Sonepar Italia – parte del Gruppo internazionale Sonepar, azienda leader di questo mercato – svela una strategia fatta di incrollabili valori fondanti e una salda volontà nell’abbracciare l’innovazione per anticipare le esigenze del mercato e offrire ai clienti soluzioni personalizzate, all’avanguardia e anche sostenibili. Un approccio non scontato nel comparto B2B, soprattutto per realtà che si trovano a gestire grandi numeri.

E a Sonepar Italia i grandi numeri di certo non mancano. Oggi l’azienda è presente sul territorio nazionale con una rete capillare di ben 161 punti vendita in 17 regioni e 5 centri distributivi, e nel 2023 ha realizzato un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro, proseguendo su un trend di crescita costante negli ultimi anni.

La chiave vincente? Aver saputo fondere una visione centrale con una sensibilità locale in maniera organica ed efficiente, come spiega bene l’Ingegner Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia. “L’elemento che caratterizza Sonepar nei confronti della distribuzione professionale è sempre stata una grande consapevolezza su quello che poteva essere fatto a livello centrale in termini di coordinamento, risorse, investimenti, priorità, cultura e management, e cosa invece doveva essere inevitabilmente delegato, con totale apertura, alle realtà regionali e territoriali. L’idea di mantenere un equilibrio fra centrale e territoriale è nel DNA della nostra azienda e viene perseguito come tale”.

Valori e obiettivi comuni all’interno del Gruppo declinati in modelli di business legati al mercato di riferimento e un’autonomia operativa su ogni scala in grado di fare la differenza: questa la ricetta messa in campo dalla multinazionale e che Sonepar Italia fa propria nella sua strategia di crescita. Una crescita che oggi potremmo definire capillare. “La densità è la condizione sine qua non per essere significativi sul territorio. Riesci a essere rilevante se sei capillare. Come Sonepar Italia, siamo attivi in 17 regioni e abbiamo un’azienda sorella, Sacchi, che copre l’area del Nord-Ovest, operando in Lombardia insieme a noi, oltre che nel Piemonte e Valle d’Aosta dove invece non siamo presenti“.

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Automazione e digitalizzazione, il segreto dell’efficienza

Ma ovviamente la presenza sul territorio è solo uno degli elementi dell’equazione alla base del successo aziendale. Altrettanto fondamentale è la supply chain e Sonepar Italia si è fatta notare quest’anno grazie ad un’importante inaugurazione: quella del nuovo hub di Padova, un’infrastruttura altamente automatizzata in grado di gestire oltre 55mila articoli e servire più di 4.000 clienti al giorno nel Nord e Centro Italia con consegne in 24 ore. “Il polo di Padova rappresenta un grande investimento da 54 milioni di euro. Inaugurato a febbraio, mira a portare la nostra capacità di erogare servizi nei confronti del cliente al livello massimo possibile per quanto riguarda la distribuzione di materiale elettrico”, spiega Novello.

Navette automatizzate, robot per il prelievo e deposito merci, macchine per il taglio cavi automatico e altri strumenti all’avanguardia ne fanno oggi uno dei centri logistici più avanzati d’Europa. E a breve la struttura sarà affiancata da un hub “gemello”, localizzato a Pomezia e destinato all’area Centro Sud e Isole. “Attualmente il polo è in fase di costruzione: abbiamo iniziato ad installare la parte di magazzino automatizzato, che sarà il fratello di quello di Padova, sia come tecnologia che come disposizione. Contiamo di essere operativi entro la fine del 2024 e inaugurarlo all’inizio dell’anno prossimo, ad attività già avviata”.

A rendere l’investimento infrastrutturale prezioso è anche la connessione con l’innovativa piattaforma di e-commerce, strumento lanciato da Sonepar un anno fa, a livello pilota, proprio in Italia, con l’obiettivo di estendere l’implementazione anche ad altri paesi in cui opera il Gruppo. Un approccio innovativo, soprattutto per un distributore di prodotti e servizi B2B, in grado di offrire un’esperienza unica ai clienti. “L’installatore può arrivare alle 7.00 di sera a casa, usare la piattaforma web per effettuare i propri ordini in un pool di decine di migliaia di codici e farseli spedire la mattina dopo all’indirizzo desiderato e all’orario stabilito”.

D’altra parte la transizione digital ha un peso specifico per Sonepar. “Noi continueremo a perseguire in maniera molto importante il processo di digitalizzazione non solo sulle vendite ma anche sui processi interni. Pensiamo allo strumento track and trace” impiegato oggi in servizi come il food delivery, “lo stesso può avvenire, ad esempio, con il palo della luce che il cliente sta aspettando per la Salerno-Reggio Calabria e che deve arrivare ad una data precisa, nè prima nè dopo”.

La piattaforma digitale rappresenta oggi solo uno degli elementi della strategia omnicanale dell’azienda. “Noi vogliamo parlare con i nostri interlocutori utilizzando in maniera flessibile tutti i canali”, ha sottolineato l’a.d. E’ così che accanto all’e-shop e ovviamente alle filiali, si affiancano una serie di possibilità alternative pensate per mettere il cliente al centro: dagli ordini via mail o via telefono alla possibilità di “chiedere ad un agente Sonepar di andare a trovarlo e di ragionare insieme sul progetto, includendo eventualmente anche uno specialista di una delle tre business unit se si tratta di un progetto particolarmente sfidante”.

Sonepar Italia: la nuova business unit dedicata alla sostenibilità

Copertura territoriale, infrastruttura di eccellenza e digitalizzazione non sarebbero nulla però senza le giuste competenze specialistiche, quelle che hanno permesso a Sonepar Italia di strutturarsi in alcuni mercati verticali con flessibilità e competitività; le stesse che si riflettono oggi nelle tre nuove business unit dell’azienda: Industry, “di cui l’automazione è l’espressione più piena ma all’interno del quale rientrano anche le attrezzature e la power distribution”; Building, dedicata all’edificio nella sua completezza e focalizzata su “domotica, building automation, cavi, cablaggio strutturato, sicurezza, illuminazione”; e Sustainability che propone soluzioni integrate per la sostenibilità, attraverso una vasta gamma di prodotti nel settore fotovoltaico assieme alla parte di trattamento e condizionamento dell’aria.

Le tre business unit  – specifica Novello – devono aiutare il nostro network distributivo sul territorio a scaricare a terra tutta la potenzialità che Sonepar può offrire; sotto forma di prodotto ma anche sotto forma di servizio che viene erogato al cliente in modo da portare valore aggiunto nella costruzione di qualsiasi progetto”.

Ma perché “separare” le tecnologie della transizione energetica dal resto? Perché “il settore delle energie rinnovabili ha una sua filosofia, richiede delle competenze e una programmazione molto diverse rispetto al mercato elettrico tradizionale. Magari l’installatore può essere affine o addirittura lo stesso, ma nella realtà il taglio è abbastanza specialistico”. 

Come più grande distributore di materiale elettrico a livello nazionale Sonepar Italia gode di un punto di vista unico sulla filiera fotovoltaica. Dopo la bolla generata dal Bonus 110% oggi il mercato solare sta cercando un nuovo assestamento, tra prezzi dei pannelli in rapido calo e nuovi imput della generazione distribuzione, da cui stanno prendendo vita ulteriori sfide. “Quello che noi osserviamo come azienda – spiega Novello – è che la potenza installata c’è e continua ad aumentare. Ma chiaramente il fatturato langue e viene penalizzato perchè la deflazione è talmente tanto spinta da vanificare gli sforzi commerciali. […] Cosa succederà in futuro? Tutti noi speriamo che i fenomeni deflattivi possano riassorbirsi. Però se andassimo a vedere cosa è successo negli ultimi 15 anni nel mondo del fotovoltaico, ci renderemmo conto che la deflazione è stata l’unica costante di questo settore”.

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Green Offer, come Sonepar Italia anticipa le nuove esigenze di sostenibilità

La decisione dell’azienda di dedicare una business unit alla sostenibilità e alla transizione energetica non è frutto solo di logiche di mercato. Il Gruppo ha intrapreso ormai da anni una precisa strategia a favore di clima, ambiente e società, fatta di impegni interni (nel 2022 ha pubblicato il primo Rapporto di Sostenibilità) e di una spiccata attenzione per favorire soluzioni più sostenibili sul mercato. Una strategia in cui la digitalizzazione delle vendite e l’ammodernamento supply chain sono una parte importante ma non il tutto.

“Noi abbiamo azionisti giovani, molto attenti ad aspetti come l’inclusione, la parità di genere e il rispetto per l’ambiente. Loro sostengono si possa sviluppare del buon business supportando a tutti livelli l’adozione di energie rinnovabili ma dobbiamo anche essere attenti a proporre al nostro installatore prodotti più rispettosi dell’ambiente. Quindi qualche anno fa Sonepar è partito con il progetto della Green Offer. Di cosa si tratta? Grazie ad una metodologia rigorosa, verificata in maniera indipendente da  Bureau Veritas, alcuni prodotti elettrici distribuiti dall’azienda sono valutati in base alle loro emissioni di CO2 nell’intero ciclo di vita.

Il risultato dell’analisi viene tradotto in un’etichetta che identifica l’impronta di carbonio attraverso tre semplici categorie: A (Eccellente), B (Molto Buono) o C (Buono). Il sistema rappresenta un unicum nel settore in quanto permette di standardizzare tutte le certificazioni di prodotto per restituire un valore effettivo della CO2, e di effettuare così una comparazione altrimenti difficile.

Dei 750mila articoli che abbiamo nella nostra piattaforma Spark, circa un migliaio appartengono alla Green Offer”. L’idea è di estendere progressivamente l’offerta ad un numero sempre maggiore di prodotti, con l’obiettivo entro il 2028 di avere per ogni articolo nel catalogo Sonepar l’alternativa “green”. E con la possibilità in futuro di includere anche altri fattori legati al campo della sostenibilità. “Siamo partiti così, ora valuteremo la risposta, raccoglieremo dei feedback, e valuteremo l’interesse. Un lungo viaggio inizia con un singolo passo, e questo è il singolo passo”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Decreto FER X

Decreto FER X, aste entro la fine dell’anno

Lo ha dichiarato il sottosegretario al MASE, Claudio Barbaro, ma l'iter del Decreto Fer X appare ancora indietro con i tempi

Decreto FER X
Foto di Ed White da Pixabay

Incentivi alle rinnovabili, la normativa in attesa

Il Decreto FER X è in dirittura d’arrivo e le prime procedure competitive del provvedimento potrebbero essere lanciate entro la fine del 2024. Questa perlomeno è la previsione avanzata dal sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, durante un’interrogazione alla Camera. Rispondendo in X Commissione ad un quesito dell’onorevole Peluffo sui tempi di adozione del DM FER-X, Barbaro ha fatto chiarezza sui prossimi passi del provvedimento.

Lo schema, ha ricordato il sottosegretario, è stato trasmesso all’ARERA nel mese di aprile ai fini dell’acquisizione del parere. L’Authority dovrebbe far sapere la propria posizione in questi giorni per poi “passare la palla” alla Conferenza Unificata. A valle dell’acquisizione di quest’ultimo parere “sarà possibile procedere con la notifica formale del provvedimento in Commissione europea per la verifica dei profili di compatibilità con la disciplina in materia di Aiuti di Stato”.

Decreto FER X, quando arriva?

Il percorso, dunque, si prospetta ancora lungo ma il Sottosegretario rassicura gli animi spiegando che il MASE sta cercando di velocizzare i passaggi rimanenti. “Per accelerare […] il Ministero ha già avviato i colloqui con la Commissione con l’obiettivo di illustrare le principali novità introdotte dal meccanismo. Tra le innovazioni, rispetto al disegno attuale, il nuovo schema prevede infatti che il Sistema si faccia carico del rischio dovuto alle dinamiche inflattive, particolarmente accentuate nell’ultimo anno, in modo tale da rendere i corrispettivi riconosciuti più adeguati alla struttura di costo e alla sua evoluzione, riducendo così i rischi degli operatori“.

Il Decreto, ricordiamo, nasce per sostenere la produzione di energia elettrica da impianti rinnovabili “con costi vicino alla competitività di mercato”. Ossia fotovoltaici, eolici, idroelettrici e di trattamento dei gas residuati dai processi di purificazione. L’ultima bozza del decreto FER X riporta due modalità di accesso agli incentivi: quella diretta, riservata ai sistemi rinnovabili di taglia uguale o inferiore ad 1 MW per un massimo di 5 GW sviluppabili in Italia; quella tramite aste, nel caso di impianti di potenza superiore a 1 MW (e con contingenti differenziati per tecnologia che vanno da un 45 GW per il fotovoltaico allo 0,02 GW per i gas residuati).

Barbaro ha anche anticipato che per mitigare le problematiche relative all’operatività dei contratti alle differenze convenzionali, il Ministero ha provveduto a “ridisegnare la struttura dei pagamenti del contratto al fine di disincentivare l’offerta della capacità contrattualizzata a prezzi inferiori ai propri costi marginali”. Un intervento che permetterebbe al tempo stesso di “ridurre il rischio volume sostenuto dai titolari della medesima capacità“. Le prime aste? “Potranno essere bandite entro la fine dell’anno“, ha concluso il sottosegretario.

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Rinnovabili • pcb ricarica

PCB per la ricarica dei veicoli elettrici (EVC)

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Il ruolo e l'importanza dei circuiti stampati nel mondo della ricarica dei veicoli elettrici

pcb ricarica

Il mondo dell’EV charging promette di cambiare il nostro modo di spostarci e di viaggiare e molte sono le tecnologie in gioco per raggiungere questo ambizioso obiettivo. L’elettronica svolge di certo un ruolo chiave, ma è necessario sviluppare prodotti ad hoc per questo segmento di mercato, che siano in grado di gestire picchi energetici, alte temperature, funzionalità molteplici e dimensioni ridotte. Molte di queste necessità devono essere soddisfatte nella progettazione di un circuito stampato (anche detto PCB) che permetterà di garantire funzionalità, affidabilità ed efficienza di una colonnina di ricarica. I PCB (Printed Circuit Boards) sono infatti fondamentali per consentire una ricarica affidabile e ad alta potenza e si sono evoluti parallelamente allo sviluppo di colonnine di ricarica sempre più performanti, di dimensioni più compatte e più leggere.

Diminuendo le dimensioni delle colonnine di ricarica, anche lo spazio dedicato ai PCB si è ridotto, portando i progettisti di circuiti stampati a studiare nuovi design che permettessero di ottenere le stesse prestazioni in dimensioni più contenute. In alcuni casi può essere sufficiente usare elementi più compatti, in altri lavorare sulla densità del circuito, oppure optare per un maggior numero di strati che possano ospitare tutte le funzionalità richieste, o ancora prestare particolare attenzione alla larghezza delle piste e alla distanza di isolamento.

I circuiti stampati dedicati al mondo dell’ev charging devono inoltre poter gestire correnti e tensioni elevate, che richiedono l’uso di materiali specifici e spesso di una grande quantità di rame che permetta di condurre considerevoli flussi di corrente e dissipare il calore in eccesso.

I circuiti stampati di un EV charger non sono solo sviluppati per garantire il fine ultimo della colonnina, la ricarica in sè, ma anche un’esperienza di acquisto adeguata. Se, da un lato, la crescente richiesta di tempi di ricarica più rapidi richiede una tecnologia dei PCB in grado di supportare operazioni di ricarica efficienti e ad alta potenza, dall’altro devono essere considerate anche tutte le interfacce che includono funzioni come touchscreen, applicazioni mobili, lettori di schede RFID e controlli intuitivi, tutti progettati con lo scopo di migliorare l’esperienza dell’utilizzatore di una colonnina di ricarica.

Attenzione alla sostenibilità nella progettazione di un PCB

Un’attenta progettazione di circuiti stampati può inoltre contribuire alla sostenibilità del prodotto finale, perché permette di ottimizzare spazio e materiali, riducendo gli sprechi. Studiare con attenzione il design del PCB permette di sfruttare il pannello in modo da ridurre la quantità di materie prime necessarie per produrre il circuito stampato ma anche delle risorse richieste per lavorarlo, come acqua, calore ed elettricità. La dimensione inferiore di un circuito stampato si tramuta anche in meno materiali di scarto nel caso in cui la scheda finale abbia dei difetti e debba quindi essere rottamata, e anche un imballaggio con dimensioni minori, peso minore con conseguente riduzione del costo di spedizione. I vantaggi sono quindi al contempo ambientali ed economici.

NCAB ha sviluppato delle linee guida che permettono di identificare i fattori che determinano il costo di un PCB  e supporta i propri clienti sin dalle prime fasi della progettazione per raggiungere obiettivi di sostenibilità comuni. 

I webinar sul circuito stampato di NCAB Group

Per questo motivo il Gruppo svedese mette a disposizione il know how dei propri tecnici attraverso un fitto programma di webinar gratuiti dedicati al circuito stampato. 

Giovedì 13 giugno 2024, in particolare, Jonathan Milione, FAE di NCAB Group Italy, terrà un webinar dal titolo “PCB affidabili per l’EVC​ – Opportunità, sfide e applicazioni in ambito ricarica EV“ a cui è possibile iscriversi da questo link https://attendee.gotowebinar.com/register/3189250463637126235

Parleremo di:

  • Evoluzione e sfide del settore dei veicoli elettrici
  • Metodi di ricarica e sviluppi tecnologici delle colonnine di ricarica
  • Soluzioni di design per PCB: sistemi di ricarica ad alta potenza

leggi anche Circuiti stampati più sostenibili, l’approccio virtuoso di NCAB Group

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