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Autoconsumo Diffuso e Incentivi: le regole operative per le CER

Il documento regolatorio, redatto dal GSE, disciplina le procedure per godere degli incentivi e la transizione dall'attuale regime transitorio per le comunità energetiche rinnovabili. Dall'8 aprile 2024, via alle domande di accesso al meccanismo

regole operative CER
Foto di Blake Wheeler su Unsplash

Consultabili on line le nuove regole operative del GSE

(Rinnovabili.it) – Tutto è pronto per il nuovo regime incentivante dedicato alle comunità energetiche rinnovabili (CER) e all’autoconsumo diffuso. Venerdì 23 febbraio il Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica ha approvato le regole operative per le CER proposte dal GSE, che completano l’iter regolatorio disciplinando il passaggio tra vecchio e nuovo regime incentivante. “Questo importante lavoro tecnico ci permette di procedere a ritmo serrato verso il nuovo step, l’apertura dei portali dedicati agli incentivi”, ha commentato il Ministro Gilberto Pichetto. “Ogni nostro impegno amministrativo è rivolto a consolidare il ruolo delle Comunità Energetiche nel Paese”.

Non rimane dunque che impostare il timer per l’apertura del portale a cui presentare domanda d’accesso. La data è fissata per l’8 aprile 2024, giorno in cui sarà attivata anche la piattaforma del Gestore per verificare l’ammissibilità dei progetti in via preliminare. A spiegarlo Vinicio Mosè Vigilante, amministratore delegato del GSE in un nota stampa in cui sono riportati anche tutti gli strumenti che l’ente ha messo o metterà a disposizione degli operatori per affiancarli in questo nuovo percorso. Dalla campagna di comunicazione nazionale ai webinar tematici, fino ad un simulatore dedicato.

Regole operative CER e autoconsumo diffuso

Quali requisiti devono avere le configurazioni che accedono alla tariffa incentivante e al contributo per la valorizzazione dell’energia elettrica autoconsumata? Quali invece quelli che possono godere dei contributi in conto capitale (misura PNRR)? Come presentare la domanda di accesso? E quali requisiti particolari devono avere gli impianti a biogas o biomasse per poter essere ammessi al regime? A queste ed altre domande rispondono le regole operative sulle comunità energetiche rinnovabili e l’autoconsumo diffuso, predisposte in attuazione del Decreto  ministeriale CER e del TIAD dell’Autorità di Regolamentazione.

Il testo fornisce ,oltre ad un inquadramento generale, due focus: 

  • Il primo dedicato ai contributi in conto esercizio, ossia la tariffa incentivante riconosciuta dal GSE per un periodo di per 20 anni a partire dalla data di entrata in esercizio di ciascun impianto e il contributo ARERA per la valorizzazione dell’energia elettrica autoconsumata;
  • Il secondo sui contributi in conto capitale (fino al 40% dei costi ammissibili), finanziati dal PNRR e rivolti unicamente ai progetti i cui impianti sono realizzati in comuni sotto i 5mila abitanti.

Incentivi CER: i Contributi in conto esercizio

Le configurazioni di autoconsumatore a distanza, gruppo di autoconsumatori e comunità energetica rinnovabile possono accedere sia alla tariffa incentivante che alla valorizzazione ARERA. A patto di rispettare alcuni requisiti. Ad esempio che gli impianti di produzione siano nuovi o frutto di interventi di potenziamento di impianti esistenti, abbiano una potenza massima di 1 MW e siano alimentati a sole rinnovabili. No dunque ai sistemi ibridi o alimentati a rifiuti, anche se le regole operative ammettono in tali configurazioni quelli che “producono incidentalmente energia elettrica mediante combustione di fonti non rinnovabili (ad es. per la fase di avviamento dei motori), per i quali la quota di energia elettrica prodotta ascrivibile alle fonti di energia diverse da quella rinnovabile sia annualmente inferiore al 5%”.

Gli impianti rinnovabili esistenti non accedono dunque alla nuova tariffa incentivante, ma loro produzione viene considerata nel computo dell’energia autoconsumata su cui viene riconosciuto il contributo di valorizzazione.

Vengono poi introdotti dei requisiti ad hoc per biomasse e biogas che prevedono, ad esempio che tutta l’energia termica prodotta sia recuperata e prioritariamente autoconsumata in sito, a servizio dei processi aziendali, o immessa in un sistema di teleriscaldamento efficiente. Garantendo nel caso delle biomasse un limite di emissione per le polveri pari a 50 mg/Nm3.

Incentivi CER, i Contributi in conto capitale

Questi incentivi sono dedicati a Comunità energetiche rinnovabili o gruppo di autoconsumatori in comuni sotto i 5mila abitanti. .Le regole operative sulle CER prevedono che il soggetto beneficiario dei contributi PNRR fornisca, in fase di invio della richiesta, i dati identificativi del titolare effettivo del destinatario dei fondi o appaltatore, ossia la persona (o le persone) a cui è attribuibile la proprietà diretta o indiretta dell’ente/società. Lo sportello dove presentare le domande rimarrà aperto fino al 31 marzo 2025, fatto salvo il preventivo esaurimento delle risorse.

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Comunità energetica rinnovabile simulata, per calcolare spese e benefici

 “L’8 aprile – ha spiegato l’AD del GSE – renderemo operative le piattaforme attraverso le quali sarà possibile presentare le domande di ammissione alle tariffe incentivanti, ai contributi previsti dal PNRR e quella per verificare in via preliminare l’ammissibilità dei progetti”. Ma nel percorso da oggi all’8 aprile il Gestore aiuterà gli operatori impegnati a realizzare una CER con diversi strumenti. Primo fra tutti i webinar tematici e l’attivazione di uno sportello virtuale per interloquire direttamente con i propri tecnici.

Non solo. Il GSE ha in programma di attivare un canale telefonico dedicato alle tematiche legate alle CER E nel contempo accompagnerà il MASE nella campagna di comunicazione InsiemEnergia, in giro d’Italia. Inoltre, come si legge nella nota stampa, pubblicherà a breve un nuovo strumento con cui simulare la costituzione di una comunità rinnovabile o un gruppo di autoconsumoe calcolare, oltre a costi e benefici economici, anche l’investimento iniziale e i tempi di ritorno”.

Leggi qui le regole operative su CER e autoconsumo diffuso

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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