Batteria flusso organica, sul mercato grazie a start up italiana

L’obiettivo di Green Energy Storage è di arrivare sul mercato già nel 2018. Sorgenia la prima azienda a testare sul campo i suoi vantaggi

Batteria flusso organica, sul mercato grazie a start up italiana

 

(rinnovabili.it) – La stampa le ha ribattezzate le “batterie al rabarbaro”, ma in realtà questi innovativi dispositivi d’accumulo inventati dalla Harvard Univerity hanno con la pianta un legame artificiale. Nel 2013 un team di ricercatori dell’ateneo statunitense cercava una strada alternativa per realizzare le batterie di flusso senza adoperare costosi metalli. La soluzione? L’impiego di chinoni, piccole molecole organiche a  base di carbonio con il compito di immagazzinare energia. Quelle usate dal gruppo per realizzare la prima batteria di flusso organica sono molto simili, sotto il profilo chimico, a quelle presenti nella pianta del rabarbaro.

 

Comunque la si voglia chiamare, la batteria rappresenta un vero unicum nel campo tecnologico e a portarla sul mercato sarà una giovane azienda italiana. La start up Green Energy Storage ha acquisito il brevetto a ottobre 2015 e realizzato il primo prodotto su scala. Brevetto che, come spiega Salvatore Pinto, Presidente di Green Energy Storage, rappresentava una sfida interessante quanto complessa. “La sua tecnologia innovativa veniva rappresentata da un prototipo della potenza di 1 Watt, ancora da ingegnerizzare e validare sul campo. In un solo anno siamo riusciti, grazie a un team di eccellenza composto da ricercatori e ingegneri italiani e internazionali, a creare non un unico prodotto, ma una famiglia di batterie che parte da una capacità di 3kW per arrivare fino a 10kW e oltre”.

 

Batteria flusso organica, sul mercato grazie a start up italiana

 

L’obiettivo di Green Energy Storage è introdurre sul mercato – entro il 2018 – diverse tipologie di batterie a flusso organiche diventando un punto di riferimento per le reti elettriche del futuro non solo in Italia, ma a livello mondiale. Proprio per perseguire questo obiettivo, l’azienda ha individuato in Sorgenia la prima azienda con cui poter testare sul campo la batteria: la società affiancherà la start up attraverso un progetto a lungo termine con diverse fasi di test e raccolta dati per poter sviluppare al meglio la soluzione attuale.

“Il nostro progetto ha già ottenuto consenso dal settore e dalle Istituzioni che ci stanno supportando con grande impegno. Possiamo già infatti, contare su un investimento di 2 milioni di euro dalla Comunità Europea e altri 3 milioni dalla Provincia Autonoma di Trento – prosegue Salvatore Pinto – che ci permetteranno di procedere nel nostro ambizioso percorso di crescita aziendale, che mira allo sviluppo di una batteria a flusso organica di 200 dollari per kilowattora entro i prossimi quattro anni”.

3 Commenti

  1. Interessatissima applicazione del brevetto americano.
    Domanda : si potrebbe applicare nel settore automotive ?
    Siamo una piccola realtà presso un istituto professionale, ISIS leonardo da Vinci Via del Terzolle 91
    50127 Firenze tel centralino 05545961 ) e per l’es. di Stato dell’anno scolastico 2016/2017 una classe
    la 5 MMT C ( MMT acronimo di Manutentori Meccanici e Termici ) ha intenzione di portare avanti il progetto
    di un veicolo molto innovativo e full electric. Contemporaneamente anche altri progetti hanno focalizzato la trazione elettrica quale elemento essenziale per incentivare la strada del Green Energy.
    Ci piacerebbe approfondire l’argomento.

  2. Se parliamo di green economy , o green storage ,accumulo di energia non credo che la molecola in questione idrochinone possa considerarsi green ,
    Poi bisogna vedere le concentrazioni in cui viene utilizzato , basta leggere la scheda di sicurezza della molecola .
    Si legge solubilità in acqua 70g/l , troppo poco per fare una batteria , in che cosa lo solubilizzano in solventi organici ?
    Se poi andiamo vedere il peso molecolare dell’idrochinone leggiamo PM=110,11 g/mol .
    Troppo alto per fare una batteria che consenta un accumulo decente , nemmeno paragonabile alle batterie al piombo. Per autotrazione poi completamente fuori discussione .
    Parlavamo di green ma basta leggere la scheda di sicurezza :È un composto nocivo, irritante, allergenico, pericoloso per l’ambiente.

    • perché l’idrochinone non è da considerarsi green ? Può venire degradato (ad es. da funghi) se disperso nell’ambiente. La sua tossicità è quindi transitoria, diversamente ad es. dagli ioni di metalli pesanti, che rimangono rischiosi sin quando non trovano (SE lo trovano) un partner inscindibile, come solfuri o altri precipitanti non sempre presenti nell’acqua di falda.
      Semmai è la DESOLFONAZIONE degli intermedi fenolici a essere un po’ rognosa e rallentare di molto la biodegradabilità. Purtroppo senza mettere delle poderose “ancore idrofile”, elettrochimicamente stabili, i chinoni in soluzione acquosa non si scioglierebbero mai. Addirittura i nafto e antrachinoni sono soliti venire DI-SOLFONATI. Dopo la biodegradabilità rallenta fortemente (un problema non molto diverso dei reflui di cartiera e liquor solforosi)

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