Dopo il coronavirus: riqualificazione energetica come motore di rilancio economico e sociale

“Non dobbiamo sprecare questa crisi per aggredire il cambiamento di cui hanno bisogno le nostre città. E proprio la chiave energetica può essere quella intorno a cui creare opportunità di investimento in progetti di riqualificazione con ambiziosi obiettivi ambientali e sociali”


coronavirus riqualificazione energetica
The concept of planning in business. Wooden cubes on a desk in the office. The concept of leadership. Hand men in business suit holding the cubes.

di Edoardo Zanchini – vicepresidente Legambiente


Dobbiamo cominciare a ragionare di come sarà il mondo dopo la tempesta del coronavirus. Proprio in queste giornate di angoscia per quanto sta avvenendo in Italia e nel mondo diventa ancora più importante interrogarsi su come rilanciare l’economia e dare speranze alle famiglie, dopo mesi (speriamo non troppi) in cui le attività saranno state ferme e si saranno acuiti i problemi di tante persone, con una propensione agli investimenti che rischia di rimanere a lungo molto bassa.

Un settore a cui guardare con particolare attenzione è quello delle costruzioni, che non solo ancora soffre l’impatto della crisi del 2008 ma che ora rischia di pagare un altro prezzo carissimo per le conseguenze di questo nuovo ciclone economico. In questi 12 anni molte cose sono però cambiate e lo scenario della riqualificazione del patrimonio edilizio appare oggi una leva davvero credibile per il rilancio del Paese, da spingere con convinzione e in forme inedite in modo da creare opportunità per famiglie e imprese. Non era scontato qualche anno fa, ma oggi gli investimenti in efficienza energetica e nell’installazione di fonti rinnovabili, nell’acquisto di veicoli elettrici o ibridi sono sempre più convenienti grazie al continuo miglioramento tecnologico, oltre alla riduzione dei prezzi e al contributo portato da incentivi statali e regionali.

Il vantaggio di investimenti di questo tipo è che permette da subito alle famiglie di beneficiare della riduzione di spesa energetica, mentre da un punto di vista dell’interesse generale il vantaggio ambientale è evidente, con riduzione dell’inquinamento e delle emissioni di gas serra. Non solo, aprire cantieri di questo tipo diffusi in tutta Italia permetterebbe di raggiungere risultati in termini di occupazione e di rilancio dell’economia più rapidi ed efficaci rispetto alle grandi opere, in una direzione che può consentire alle imprese italiane di accelerare la riconversione verso una prospettiva green.

Ma perché fino ad oggi questi interventi sono stati così limitati? 

Analizzare le ragioni è fondamentale per rendere credibile questa prospettiva, ma purtroppo fino ad oggi una valutazione di questo tipo non sembra interessare il dibattito politico e chi se ne dovrebbe occupare – come i Ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente – appare purtroppo distratto. Eppure, a fronte di incentivi tra i più generosi al mondo gli investimenti delle famiglie sono stati molto limitati per quanto riguarda efficienza energetica.

La ragione di questa situazione sta nell’incertezza delle regole e nella difficoltà di accesso al credito da parte delle famiglie. Una parte rilevante delle famiglie italiane potrebbe trarre beneficio da questi interventi utilizzando gli incentivi ma ha non ha le risorse da anticipare. Di sicuro non aiuta la propensione agli investimenti sapere che gli ecobonus per la riqualificazione dei singoli alloggi scadono nel 2020 mentre quelli per i condomini nel 2021, in attesa di una possibile proroga. E’ vero che quelli nei condomini sono molto competitivi, con una detrazione che per la riqualificazione energetica arriva al 75% e che abbinata alla messa in sicurezza anti sismica (Sismabonus) può arrivare all’85%. Ma sono interventi costosi che richiedono la costruzione di un consenso tra i condomini non semplice da trovare, e l’informazione affidata ad Enea è stata un fallimento.

Per superare i problemi da parte delle famiglie a basso reddito e degli incapienti è stata anche introdotta la cessione del credito, che permette di trasferire il beneficio fiscale verso chi realizza l’intervento o ad altri soggetti (nel caso degli incapienti questa possibilità è stata anche allargata a istituti di credito e intermediari finanziari). Il problema è che al momento i cantieri sono pochi, il meccanismo andrebbe affinato e inoltre l’entrata in vigore nel 2020 di un nuovo incentivo più vantaggioso (fino al 90% di detrazione) per la sola tinteggiatura delle facciate dei condomini ha spostato non solo l’interesse di diversi condomini e imprese, ma fatto capire che il Paese non ha le idee molto chiare rispetto alla spinta a questo tipo di investimenti.

Con la crisi del coronavirus diventerà ancora più importante garantire una efficace allocazione della spesa pubblica. E’ una questione che riguarda anche gli Ecobonus, dove occorrerà intervenire rispetto agli incentivi sproporzionati che vengono concessi a fronte dei risultati che l’intervento produce in termini di riduzione dei consumi. La legge prevede per l’accesso agli incentivi un salto minimo di due classi energetiche che rischia di produrre risultati inadeguati (dalla Classe G, la più diffusa in Italia, alla classe E), per cui mentre lo Stato si impegna a coprire fino al 75% delle spese, il risparmio prodotto può essere assai limitato per le famiglie.

Inoltre, nel caso di interventi sui singoli alloggi l’Ecobonus non premia gli interventi integrati, ossia quelli capaci di produrre una riduzione dei fabbisogni di riscaldamento e raffrescamento, che possono oggi essere certificati attraverso il salto di classe dagli APE (attestati di prestazione energetica). Sono stati infatti fino ad oggi circa 2.700 gli interventi di riqualificazione globale, a fronte di milioni di interventi di sostituzione di singole componenti (serramenti, tecnologie di efficienza energetica, ecc.) quando l’obiettivo dovrebbe essere di aiutare le famiglie a capire quali sono gli interventi complessivamente più efficaci di riduzione della spesa energetica. Non dimentichiamo infatti che l’efficienza energetica ha anche un importante obiettivo sociale, perché il riscaldamento delle abitazioni è la voce di spesa in casa (varia tra 800 e 1500 euro all’anno di media) con circa 2 milioni di famiglie che vivono in una condizione di povertà energetica con difficoltà a pagare la bolletta del riscaldamento.

Aprire i cantieri della riqualificazione energetica

Non valgono più le scuse, non esiste alcuna ragione tecnica o economica per rinviare ancora la scelta di puntare sulla riqualificazione energetica del patrimonio edilizio italiano per il rilancio del  Paese. Per sbloccare questa realtà complicata occorrono però idee chiare per affrontare i problemi e una visione convincente del cambiamento che si vuole mettere in campo, da trasmettere alle imprese e alle famiglie.

Il primo fattore su cui intervenire riguarda l’accesso al credito per le famiglie, che dovrebbe riguardare ogni tipo di intervento che produce risultati positivi da un punto di vista energetico e ambientale: dalla riqualificazione energetica di edifici condominiali e alloggi all’installazione di impianti da fonti rinnovabili, fino alla mobilità elettrica. Come negli altri Paesi europei, occorre istutuire un fondo per l’accesso al credito a tassi bassi da parte delle famiglie, in cui possano convergere risorse statali e regionali, europee (nell’ambito del green deal) e che preveda il coinvolgimento del sistema bancario, di Poste italiane, di Cassa Depositi e Prestiti. Un sistema che deve essere semplice e di facile accesso, direttamente presso le banche, e arrivare a coprire fino al 100% delle spese. In questo modo si permette alle famiglie di realizzare un intervento con rate del prestito spalmate fino a 10 anni, mentre il vantaggio è immediato, potendo beneficiare da subito della riduzione dei consumi in bolletta o nelle spese per il carburante.

Il secondo messaggio da dare al settore delle costruzioni è che si punterà sugli Ecobonus a lungo. Occorre prorogare gli incentivi per la riqualificazione energetica almeno fino al 2025, per dare certezze agli investimenti e in parallelo intervenire per rendere più efficaci gli interventi. Ogni intervento deve infatti garantire attraverso gli interventi una riduzione del fabbisogno energetico di almeno il 50% o il raggiungimento della classe energetica B. Una scelta di questo tipo è coerente con le Direttive europee sull’efficienza energetica che chiedono di legare i contributi economici a risultati quantificabili a vantaggio delle famiglie e dell’ambiente. Allo stesso modo si dovrebbero spingere tutte le soluzioni integrate nelle abitazioni – cappotto termico condominiale e sostituzione di infissi e impianti dei singoli alloggi – con detrazione o cessione del credito unica da parte delle famiglie al 75% che comprenda tutti gli interventi che concorrono a raggiungere il risultato di riduzione dei consumi energetici.

La terza sfida riguarda la semplificazione degli interventi di retrofit energetico dei condomini. Ancora oggi è troppo difficile e costoso intervenire sul patrimonio edilizio, con procedure che prevedono limiti e anche oneri da sostenere quando stiamo parlando di opere che sono di interesse generale. Negli altri Paesi europei è favorito chi si pone obiettivi ambiziosi di riqualificazione, che ad esempio arrivano a ripensare il patrimonio edilizio anche attraverso la modifica delle dimensioni degli alloggi (perché le esigenze delle famiglie sono cambiate), la creazione di terrazzi e l’installazione di impianti e schermature solari, la sostituzione di impianti a gas con sistemi elettrici di riscaldamento e raffrescamento. Semplificare questo tipo di interventi, allargando gli obiettivi della riqualificazione a una scala di quartiere è un obiettivo che non può più essere rinviato anche in Italia.

A proposito di Cina e di proverbi rispetto alla sfida post coronavirus, non dobbiamo sprecare questa crisi per aggredire il cambiamento di cui hanno bisogno le nostre città. E proprio la chiave energetica può essere quella intorno a cui creare opportunità di investimento in progetti di riqualificazione con ambiziosi obiettivi ambientali e sociali. Oggi è possibile perché i vantaggi economici prodotti dal risparmio energetico possono diventare un motore di innovazione a 360 gradi, che porti verso la creazione di comunità energetiche e sistemi di autoproduzione e distribuzione di energia da rinnovabili che mettano assieme impianti solari, sistemi di accumulo e smart grid, mobilità elettrica.

Non è fantascienza ma quanto già oggi è consentito dalle direttive europee e che oggi è possibile realizzare anche in Italia, per impianti fino a 200 kW, grazie a una proposta di Legambiente e Italia Solare entrata poche settimane fa nel decreto milleproroghe. A proposito di idee e approcci nuovi per sfide diverse dal passato, servirà un ruolo nuovo del pubblico per spingere questi investimenti anche verso ospedali e scuole, edifici di edilizia residenziale pubblica e uffici, per fare in modo che questi processi di riqualificazione non lascino indietro proprio i quartieri e gli edifici dove sarebbe più urgente intervenire.

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