Rinnovabili • coronavirus riqualificazione energetica

Dopo il coronavirus: riqualificazione energetica come motore di rilancio economico e sociale

"Non dobbiamo sprecare questa crisi per aggredire il cambiamento di cui hanno bisogno le nostre città. E proprio la chiave energetica può essere quella intorno a cui creare opportunità di investimento in progetti di riqualificazione con ambiziosi obiettivi ambientali e sociali"


coronavirus riqualificazione energetica
The concept of planning in business. Wooden cubes on a desk in the office. The concept of leadership. Hand men in business suit holding the cubes.

di Edoardo Zanchini – vicepresidente Legambiente


Dobbiamo cominciare a ragionare di come sarà il mondo dopo la tempesta del coronavirus. Proprio in queste giornate di angoscia per quanto sta avvenendo in Italia e nel mondo diventa ancora più importante interrogarsi su come rilanciare l’economia e dare speranze alle famiglie, dopo mesi (speriamo non troppi) in cui le attività saranno state ferme e si saranno acuiti i problemi di tante persone, con una propensione agli investimenti che rischia di rimanere a lungo molto bassa.

Un settore a cui guardare con particolare attenzione è quello delle costruzioni, che non solo ancora soffre l’impatto della crisi del 2008 ma che ora rischia di pagare un altro prezzo carissimo per le conseguenze di questo nuovo ciclone economico. In questi 12 anni molte cose sono però cambiate e lo scenario della riqualificazione del patrimonio edilizio appare oggi una leva davvero credibile per il rilancio del Paese, da spingere con convinzione e in forme inedite in modo da creare opportunità per famiglie e imprese. Non era scontato qualche anno fa, ma oggi gli investimenti in efficienza energetica e nell’installazione di fonti rinnovabili, nell’acquisto di veicoli elettrici o ibridi sono sempre più convenienti grazie al continuo miglioramento tecnologico, oltre alla riduzione dei prezzi e al contributo portato da incentivi statali e regionali.

Il vantaggio di investimenti di questo tipo è che permette da subito alle famiglie di beneficiare della riduzione di spesa energetica, mentre da un punto di vista dell’interesse generale il vantaggio ambientale è evidente, con riduzione dell’inquinamento e delle emissioni di gas serra. Non solo, aprire cantieri di questo tipo diffusi in tutta Italia permetterebbe di raggiungere risultati in termini di occupazione e di rilancio dell’economia più rapidi ed efficaci rispetto alle grandi opere, in una direzione che può consentire alle imprese italiane di accelerare la riconversione verso una prospettiva green.

Ma perché fino ad oggi questi interventi sono stati così limitati? 

Analizzare le ragioni è fondamentale per rendere credibile questa prospettiva, ma purtroppo fino ad oggi una valutazione di questo tipo non sembra interessare il dibattito politico e chi se ne dovrebbe occupare – come i Ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente – appare purtroppo distratto. Eppure, a fronte di incentivi tra i più generosi al mondo gli investimenti delle famiglie sono stati molto limitati per quanto riguarda efficienza energetica.

La ragione di questa situazione sta nell’incertezza delle regole e nella difficoltà di accesso al credito da parte delle famiglie. Una parte rilevante delle famiglie italiane potrebbe trarre beneficio da questi interventi utilizzando gli incentivi ma ha non ha le risorse da anticipare. Di sicuro non aiuta la propensione agli investimenti sapere che gli ecobonus per la riqualificazione dei singoli alloggi scadono nel 2020 mentre quelli per i condomini nel 2021, in attesa di una possibile proroga. E’ vero che quelli nei condomini sono molto competitivi, con una detrazione che per la riqualificazione energetica arriva al 75% e che abbinata alla messa in sicurezza anti sismica (Sismabonus) può arrivare all’85%. Ma sono interventi costosi che richiedono la costruzione di un consenso tra i condomini non semplice da trovare, e l’informazione affidata ad Enea è stata un fallimento.

Per superare i problemi da parte delle famiglie a basso reddito e degli incapienti è stata anche introdotta la cessione del credito, che permette di trasferire il beneficio fiscale verso chi realizza l’intervento o ad altri soggetti (nel caso degli incapienti questa possibilità è stata anche allargata a istituti di credito e intermediari finanziari). Il problema è che al momento i cantieri sono pochi, il meccanismo andrebbe affinato e inoltre l’entrata in vigore nel 2020 di un nuovo incentivo più vantaggioso (fino al 90% di detrazione) per la sola tinteggiatura delle facciate dei condomini ha spostato non solo l’interesse di diversi condomini e imprese, ma fatto capire che il Paese non ha le idee molto chiare rispetto alla spinta a questo tipo di investimenti.

Con la crisi del coronavirus diventerà ancora più importante garantire una efficace allocazione della spesa pubblica. E’ una questione che riguarda anche gli Ecobonus, dove occorrerà intervenire rispetto agli incentivi sproporzionati che vengono concessi a fronte dei risultati che l’intervento produce in termini di riduzione dei consumi. La legge prevede per l’accesso agli incentivi un salto minimo di due classi energetiche che rischia di produrre risultati inadeguati (dalla Classe G, la più diffusa in Italia, alla classe E), per cui mentre lo Stato si impegna a coprire fino al 75% delle spese, il risparmio prodotto può essere assai limitato per le famiglie.

Inoltre, nel caso di interventi sui singoli alloggi l’Ecobonus non premia gli interventi integrati, ossia quelli capaci di produrre una riduzione dei fabbisogni di riscaldamento e raffrescamento, che possono oggi essere certificati attraverso il salto di classe dagli APE (attestati di prestazione energetica). Sono stati infatti fino ad oggi circa 2.700 gli interventi di riqualificazione globale, a fronte di milioni di interventi di sostituzione di singole componenti (serramenti, tecnologie di efficienza energetica, ecc.) quando l’obiettivo dovrebbe essere di aiutare le famiglie a capire quali sono gli interventi complessivamente più efficaci di riduzione della spesa energetica. Non dimentichiamo infatti che l’efficienza energetica ha anche un importante obiettivo sociale, perché il riscaldamento delle abitazioni è la voce di spesa in casa (varia tra 800 e 1500 euro all’anno di media) con circa 2 milioni di famiglie che vivono in una condizione di povertà energetica con difficoltà a pagare la bolletta del riscaldamento.

Aprire i cantieri della riqualificazione energetica

Non valgono più le scuse, non esiste alcuna ragione tecnica o economica per rinviare ancora la scelta di puntare sulla riqualificazione energetica del patrimonio edilizio italiano per il rilancio del  Paese. Per sbloccare questa realtà complicata occorrono però idee chiare per affrontare i problemi e una visione convincente del cambiamento che si vuole mettere in campo, da trasmettere alle imprese e alle famiglie.

Il primo fattore su cui intervenire riguarda l’accesso al credito per le famiglie, che dovrebbe riguardare ogni tipo di intervento che produce risultati positivi da un punto di vista energetico e ambientale: dalla riqualificazione energetica di edifici condominiali e alloggi all’installazione di impianti da fonti rinnovabili, fino alla mobilità elettrica. Come negli altri Paesi europei, occorre istutuire un fondo per l’accesso al credito a tassi bassi da parte delle famiglie, in cui possano convergere risorse statali e regionali, europee (nell’ambito del green deal) e che preveda il coinvolgimento del sistema bancario, di Poste italiane, di Cassa Depositi e Prestiti. Un sistema che deve essere semplice e di facile accesso, direttamente presso le banche, e arrivare a coprire fino al 100% delle spese. In questo modo si permette alle famiglie di realizzare un intervento con rate del prestito spalmate fino a 10 anni, mentre il vantaggio è immediato, potendo beneficiare da subito della riduzione dei consumi in bolletta o nelle spese per il carburante.

Il secondo messaggio da dare al settore delle costruzioni è che si punterà sugli Ecobonus a lungo. Occorre prorogare gli incentivi per la riqualificazione energetica almeno fino al 2025, per dare certezze agli investimenti e in parallelo intervenire per rendere più efficaci gli interventi. Ogni intervento deve infatti garantire attraverso gli interventi una riduzione del fabbisogno energetico di almeno il 50% o il raggiungimento della classe energetica B. Una scelta di questo tipo è coerente con le Direttive europee sull’efficienza energetica che chiedono di legare i contributi economici a risultati quantificabili a vantaggio delle famiglie e dell’ambiente. Allo stesso modo si dovrebbero spingere tutte le soluzioni integrate nelle abitazioni – cappotto termico condominiale e sostituzione di infissi e impianti dei singoli alloggi – con detrazione o cessione del credito unica da parte delle famiglie al 75% che comprenda tutti gli interventi che concorrono a raggiungere il risultato di riduzione dei consumi energetici.

La terza sfida riguarda la semplificazione degli interventi di retrofit energetico dei condomini. Ancora oggi è troppo difficile e costoso intervenire sul patrimonio edilizio, con procedure che prevedono limiti e anche oneri da sostenere quando stiamo parlando di opere che sono di interesse generale. Negli altri Paesi europei è favorito chi si pone obiettivi ambiziosi di riqualificazione, che ad esempio arrivano a ripensare il patrimonio edilizio anche attraverso la modifica delle dimensioni degli alloggi (perché le esigenze delle famiglie sono cambiate), la creazione di terrazzi e l’installazione di impianti e schermature solari, la sostituzione di impianti a gas con sistemi elettrici di riscaldamento e raffrescamento. Semplificare questo tipo di interventi, allargando gli obiettivi della riqualificazione a una scala di quartiere è un obiettivo che non può più essere rinviato anche in Italia.

A proposito di Cina e di proverbi rispetto alla sfida post coronavirus, non dobbiamo sprecare questa crisi per aggredire il cambiamento di cui hanno bisogno le nostre città. E proprio la chiave energetica può essere quella intorno a cui creare opportunità di investimento in progetti di riqualificazione con ambiziosi obiettivi ambientali e sociali. Oggi è possibile perché i vantaggi economici prodotti dal risparmio energetico possono diventare un motore di innovazione a 360 gradi, che porti verso la creazione di comunità energetiche e sistemi di autoproduzione e distribuzione di energia da rinnovabili che mettano assieme impianti solari, sistemi di accumulo e smart grid, mobilità elettrica.

Non è fantascienza ma quanto già oggi è consentito dalle direttive europee e che oggi è possibile realizzare anche in Italia, per impianti fino a 200 kW, grazie a una proposta di Legambiente e Italia Solare entrata poche settimane fa nel decreto milleproroghe. A proposito di idee e approcci nuovi per sfide diverse dal passato, servirà un ruolo nuovo del pubblico per spingere questi investimenti anche verso ospedali e scuole, edifici di edilizia residenziale pubblica e uffici, per fare in modo che questi processi di riqualificazione non lascino indietro proprio i quartieri e gli edifici dove sarebbe più urgente intervenire.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


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Innovazione, sostenibilità, specializzazione: la ricetta Sonepar Italia per il mercato elettrico

Dall’Hub di Padova, uno dei centri logistici più avanzati d’Europa, all’innovativa piattaforma di e-commerce B2B, passando per la nuova Business Unit dedicata alla sostenibilità e la speciale “Green Offer”. Così Sonepar Italia accompagna gli installatori nel mercato di domani

Sonepar Italia mercato elettrico

Intervista a Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia

Cosa significa per il più grande distributore di materiale elettrico d’Italia fare i conti oggi con i trend e le sfide della transizione energetica? E come si fa a rimanere al vertice in un momento come quello attuale, denso di stimoli ma anche di incertezze? La risposta che abbiamo ricevuto da Sonepar Italia – parte del Gruppo internazionale Sonepar, azienda leader di questo mercato – svela una strategia fatta di incrollabili valori fondanti e una salda volontà nell’abbracciare l’innovazione per anticipare le esigenze del mercato e offrire ai clienti soluzioni personalizzate, all’avanguardia e anche sostenibili. Un approccio non scontato nel comparto B2B, soprattutto per realtà che si trovano a gestire grandi numeri.

E a Sonepar Italia i grandi numeri di certo non mancano. Oggi l’azienda è presente sul territorio nazionale con una rete capillare di ben 161 punti vendita in 17 regioni e 5 centri distributivi, e nel 2023 ha realizzato un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro, proseguendo su un trend di crescita costante negli ultimi anni.

La chiave vincente? Aver saputo fondere una visione centrale con una sensibilità locale in maniera organica ed efficiente, come spiega bene l’Ingegner Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia. “L’elemento che caratterizza Sonepar nei confronti della distribuzione professionale è sempre stata una grande consapevolezza su quello che poteva essere fatto a livello centrale in termini di coordinamento, risorse, investimenti, priorità, cultura e management, e cosa invece doveva essere inevitabilmente delegato, con totale apertura, alle realtà regionali e territoriali. L’idea di mantenere un equilibrio fra centrale e territoriale è nel DNA della nostra azienda e viene perseguito come tale”.

Valori e obiettivi comuni all’interno del Gruppo declinati in modelli di business legati al mercato di riferimento e un’autonomia operativa su ogni scala in grado di fare la differenza: questa la ricetta messa in campo dalla multinazionale e che Sonepar Italia fa propria nella sua strategia di crescita. Una crescita che oggi potremmo definire capillare. “La densità è la condizione sine qua non per essere significativi sul territorio. Riesci a essere rilevante se sei capillare. Come Sonepar Italia, siamo attivi in 17 regioni e abbiamo un’azienda sorella, Sacchi, che copre l’area del Nord-Ovest, operando in Lombardia insieme a noi, oltre che nel Piemonte e Valle d’Aosta dove invece non siamo presenti“.

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Automazione e digitalizzazione, il segreto dell’efficienza

Ma ovviamente la presenza sul territorio è solo uno degli elementi dell’equazione alla base del successo aziendale. Altrettanto fondamentale è la supply chain e Sonepar Italia si è fatta notare quest’anno grazie ad un’importante inaugurazione: quella del nuovo hub di Padova, un’infrastruttura altamente automatizzata in grado di gestire oltre 55mila articoli e servire più di 4.000 clienti al giorno nel Nord e Centro Italia con consegne in 24 ore. “Il polo di Padova rappresenta un grande investimento da 54 milioni di euro. Inaugurato a febbraio, mira a portare la nostra capacità di erogare servizi nei confronti del cliente al livello massimo possibile per quanto riguarda la distribuzione di materiale elettrico”, spiega Novello.

Navette automatizzate, robot per il prelievo e deposito merci, macchine per il taglio cavi automatico e altri strumenti all’avanguardia ne fanno oggi uno dei centri logistici più avanzati d’Europa. E a breve la struttura sarà affiancata da un hub “gemello”, localizzato a Pomezia e destinato all’area Centro Sud e Isole. “Attualmente il polo è in fase di costruzione: abbiamo iniziato ad installare la parte di magazzino automatizzato, che sarà il fratello di quello di Padova, sia come tecnologia che come disposizione. Contiamo di essere operativi entro la fine del 2024 e inaugurarlo all’inizio dell’anno prossimo, ad attività già avviata”.

A rendere l’investimento infrastrutturale prezioso è anche la connessione con l’innovativa piattaforma di e-commerce, strumento lanciato da Sonepar un anno fa, a livello pilota, proprio in Italia, con l’obiettivo di estendere l’implementazione anche ad altri paesi in cui opera il Gruppo. Un approccio innovativo, soprattutto per un distributore di prodotti e servizi B2B, in grado di offrire un’esperienza unica ai clienti. “L’installatore può arrivare alle 7.00 di sera a casa, usare la piattaforma web per effettuare i propri ordini in un pool di decine di migliaia di codici e farseli spedire la mattina dopo all’indirizzo desiderato e all’orario stabilito”.

D’altra parte la transizione digital ha un peso specifico per Sonepar. “Noi continueremo a perseguire in maniera molto importante il processo di digitalizzazione non solo sulle vendite ma anche sui processi interni. Pensiamo allo strumento track and trace” impiegato oggi in servizi come il food delivery, “lo stesso può avvenire, ad esempio, con il palo della luce che il cliente sta aspettando per la Salerno-Reggio Calabria e che deve arrivare ad una data precisa, nè prima nè dopo”.

La piattaforma digitale rappresenta oggi solo uno degli elementi della strategia omnicanale dell’azienda. “Noi vogliamo parlare con i nostri interlocutori utilizzando in maniera flessibile tutti i canali”, ha sottolineato l’a.d. E’ così che accanto all’e-shop e ovviamente alle filiali, si affiancano una serie di possibilità alternative pensate per mettere il cliente al centro: dagli ordini via mail o via telefono alla possibilità di “chiedere ad un agente Sonepar di andare a trovarlo e di ragionare insieme sul progetto, includendo eventualmente anche uno specialista di una delle tre business unit se si tratta di un progetto particolarmente sfidante”.

Sonepar Italia: la nuova business unit dedicata alla sostenibilità

Copertura territoriale, infrastruttura di eccellenza e digitalizzazione non sarebbero nulla però senza le giuste competenze specialistiche, quelle che hanno permesso a Sonepar Italia di strutturarsi in alcuni mercati verticali con flessibilità e competitività; le stesse che si riflettono oggi nelle tre nuove business unit dell’azienda: Industry, “di cui l’automazione è l’espressione più piena ma all’interno del quale rientrano anche le attrezzature e la power distribution”; Building, dedicata all’edificio nella sua completezza e focalizzata su “domotica, building automation, cavi, cablaggio strutturato, sicurezza, illuminazione”; e Sustainability che propone soluzioni integrate per la sostenibilità, attraverso una vasta gamma di prodotti nel settore fotovoltaico assieme alla parte di trattamento e condizionamento dell’aria.

Le tre business unit  – specifica Novello – devono aiutare il nostro network distributivo sul territorio a scaricare a terra tutta la potenzialità che Sonepar può offrire; sotto forma di prodotto ma anche sotto forma di servizio che viene erogato al cliente in modo da portare valore aggiunto nella costruzione di qualsiasi progetto”.

Ma perché “separare” le tecnologie della transizione energetica dal resto? Perché “il settore delle energie rinnovabili ha una sua filosofia, richiede delle competenze e una programmazione molto diverse rispetto al mercato elettrico tradizionale. Magari l’installatore può essere affine o addirittura lo stesso, ma nella realtà il taglio è abbastanza specialistico”. 

Come più grande distributore di materiale elettrico a livello nazionale Sonepar Italia gode di un punto di vista unico sulla filiera fotovoltaica. Dopo la bolla generata dal Bonus 110% oggi il mercato solare sta cercando un nuovo assestamento, tra prezzi dei pannelli in rapido calo e nuovi imput della generazione distribuzione, da cui stanno prendendo vita ulteriori sfide. “Quello che noi osserviamo come azienda – spiega Novello – è che la potenza installata c’è e continua ad aumentare. Ma chiaramente il fatturato langue e viene penalizzato perchè la deflazione è talmente tanto spinta da vanificare gli sforzi commerciali. […] Cosa succederà in futuro? Tutti noi speriamo che i fenomeni deflattivi possano riassorbirsi. Però se andassimo a vedere cosa è successo negli ultimi 15 anni nel mondo del fotovoltaico, ci renderemmo conto che la deflazione è stata l’unica costante di questo settore”.

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Green Offer, come Sonepar Italia anticipa le nuove esigenze di sostenibilità

La decisione dell’azienda di dedicare una business unit alla sostenibilità e alla transizione energetica non è frutto solo di logiche di mercato. Il Gruppo ha intrapreso ormai da anni una precisa strategia a favore di clima, ambiente e società, fatta di impegni interni (nel 2022 ha pubblicato il primo Rapporto di Sostenibilità) e di una spiccata attenzione per favorire soluzioni più sostenibili sul mercato. Una strategia in cui la digitalizzazione delle vendite e l’ammodernamento supply chain sono una parte importante ma non il tutto.

“Noi abbiamo azionisti giovani, molto attenti ad aspetti come l’inclusione, la parità di genere e il rispetto per l’ambiente. Loro sostengono si possa sviluppare del buon business supportando a tutti livelli l’adozione di energie rinnovabili ma dobbiamo anche essere attenti a proporre al nostro installatore prodotti più rispettosi dell’ambiente. Quindi qualche anno fa Sonepar è partito con il progetto della Green Offer. Di cosa si tratta? Grazie ad una metodologia rigorosa, verificata in maniera indipendente da  Bureau Veritas, alcuni prodotti elettrici distribuiti dall’azienda sono valutati in base alle loro emissioni di CO2 nell’intero ciclo di vita.

Il risultato dell’analisi viene tradotto in un’etichetta che identifica l’impronta di carbonio attraverso tre semplici categorie: A (Eccellente), B (Molto Buono) o C (Buono). Il sistema rappresenta un unicum nel settore in quanto permette di standardizzare tutte le certificazioni di prodotto per restituire un valore effettivo della CO2, e di effettuare così una comparazione altrimenti difficile.

Dei 750mila articoli che abbiamo nella nostra piattaforma Spark, circa un migliaio appartengono alla Green Offer”. L’idea è di estendere progressivamente l’offerta ad un numero sempre maggiore di prodotti, con l’obiettivo entro il 2028 di avere per ogni articolo nel catalogo Sonepar l’alternativa “green”. E con la possibilità in futuro di includere anche altri fattori legati al campo della sostenibilità. “Siamo partiti così, ora valuteremo la risposta, raccoglieremo dei feedback, e valuteremo l’interesse. Un lungo viaggio inizia con un singolo passo, e questo è il singolo passo”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Decreto FER X

Decreto FER X, aste entro la fine dell’anno

Lo ha dichiarato il sottosegretario al MASE, Claudio Barbaro, ma l'iter del Decreto Fer X appare ancora indietro con i tempi

Decreto FER X
Foto di Ed White da Pixabay

Incentivi alle rinnovabili, la normativa in attesa

Il Decreto FER X è in dirittura d’arrivo e le prime procedure competitive del provvedimento potrebbero essere lanciate entro la fine del 2024. Questa perlomeno è la previsione avanzata dal sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, durante un’interrogazione alla Camera. Rispondendo in X Commissione ad un quesito dell’onorevole Peluffo sui tempi di adozione del DM FER-X, Barbaro ha fatto chiarezza sui prossimi passi del provvedimento.

Lo schema, ha ricordato il sottosegretario, è stato trasmesso all’ARERA nel mese di aprile ai fini dell’acquisizione del parere. L’Authority dovrebbe far sapere la propria posizione in questi giorni per poi “passare la palla” alla Conferenza Unificata. A valle dell’acquisizione di quest’ultimo parere “sarà possibile procedere con la notifica formale del provvedimento in Commissione europea per la verifica dei profili di compatibilità con la disciplina in materia di Aiuti di Stato”.

Decreto FER X, quando arriva?

Il percorso, dunque, si prospetta ancora lungo ma il Sottosegretario rassicura gli animi spiegando che il MASE sta cercando di velocizzare i passaggi rimanenti. “Per accelerare […] il Ministero ha già avviato i colloqui con la Commissione con l’obiettivo di illustrare le principali novità introdotte dal meccanismo. Tra le innovazioni, rispetto al disegno attuale, il nuovo schema prevede infatti che il Sistema si faccia carico del rischio dovuto alle dinamiche inflattive, particolarmente accentuate nell’ultimo anno, in modo tale da rendere i corrispettivi riconosciuti più adeguati alla struttura di costo e alla sua evoluzione, riducendo così i rischi degli operatori“.

Il Decreto, ricordiamo, nasce per sostenere la produzione di energia elettrica da impianti rinnovabili “con costi vicino alla competitività di mercato”. Ossia fotovoltaici, eolici, idroelettrici e di trattamento dei gas residuati dai processi di purificazione. L’ultima bozza del decreto FER X riporta due modalità di accesso agli incentivi: quella diretta, riservata ai sistemi rinnovabili di taglia uguale o inferiore ad 1 MW per un massimo di 5 GW sviluppabili in Italia; quella tramite aste, nel caso di impianti di potenza superiore a 1 MW (e con contingenti differenziati per tecnologia che vanno da un 45 GW per il fotovoltaico allo 0,02 GW per i gas residuati).

Barbaro ha anche anticipato che per mitigare le problematiche relative all’operatività dei contratti alle differenze convenzionali, il Ministero ha provveduto a “ridisegnare la struttura dei pagamenti del contratto al fine di disincentivare l’offerta della capacità contrattualizzata a prezzi inferiori ai propri costi marginali”. Un intervento che permetterebbe al tempo stesso di “ridurre il rischio volume sostenuto dai titolari della medesima capacità“. Le prime aste? “Potranno essere bandite entro la fine dell’anno“, ha concluso il sottosegretario.

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Rinnovabili • pcb ricarica

PCB per la ricarica dei veicoli elettrici (EVC)

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Il ruolo e l'importanza dei circuiti stampati nel mondo della ricarica dei veicoli elettrici

pcb ricarica

Il mondo dell’EV charging promette di cambiare il nostro modo di spostarci e di viaggiare e molte sono le tecnologie in gioco per raggiungere questo ambizioso obiettivo. L’elettronica svolge di certo un ruolo chiave, ma è necessario sviluppare prodotti ad hoc per questo segmento di mercato, che siano in grado di gestire picchi energetici, alte temperature, funzionalità molteplici e dimensioni ridotte. Molte di queste necessità devono essere soddisfatte nella progettazione di un circuito stampato (anche detto PCB) che permetterà di garantire funzionalità, affidabilità ed efficienza di una colonnina di ricarica. I PCB (Printed Circuit Boards) sono infatti fondamentali per consentire una ricarica affidabile e ad alta potenza e si sono evoluti parallelamente allo sviluppo di colonnine di ricarica sempre più performanti, di dimensioni più compatte e più leggere.

Diminuendo le dimensioni delle colonnine di ricarica, anche lo spazio dedicato ai PCB si è ridotto, portando i progettisti di circuiti stampati a studiare nuovi design che permettessero di ottenere le stesse prestazioni in dimensioni più contenute. In alcuni casi può essere sufficiente usare elementi più compatti, in altri lavorare sulla densità del circuito, oppure optare per un maggior numero di strati che possano ospitare tutte le funzionalità richieste, o ancora prestare particolare attenzione alla larghezza delle piste e alla distanza di isolamento.

I circuiti stampati dedicati al mondo dell’ev charging devono inoltre poter gestire correnti e tensioni elevate, che richiedono l’uso di materiali specifici e spesso di una grande quantità di rame che permetta di condurre considerevoli flussi di corrente e dissipare il calore in eccesso.

I circuiti stampati di un EV charger non sono solo sviluppati per garantire il fine ultimo della colonnina, la ricarica in sè, ma anche un’esperienza di acquisto adeguata. Se, da un lato, la crescente richiesta di tempi di ricarica più rapidi richiede una tecnologia dei PCB in grado di supportare operazioni di ricarica efficienti e ad alta potenza, dall’altro devono essere considerate anche tutte le interfacce che includono funzioni come touchscreen, applicazioni mobili, lettori di schede RFID e controlli intuitivi, tutti progettati con lo scopo di migliorare l’esperienza dell’utilizzatore di una colonnina di ricarica.

Attenzione alla sostenibilità nella progettazione di un PCB

Un’attenta progettazione di circuiti stampati può inoltre contribuire alla sostenibilità del prodotto finale, perché permette di ottimizzare spazio e materiali, riducendo gli sprechi. Studiare con attenzione il design del PCB permette di sfruttare il pannello in modo da ridurre la quantità di materie prime necessarie per produrre il circuito stampato ma anche delle risorse richieste per lavorarlo, come acqua, calore ed elettricità. La dimensione inferiore di un circuito stampato si tramuta anche in meno materiali di scarto nel caso in cui la scheda finale abbia dei difetti e debba quindi essere rottamata, e anche un imballaggio con dimensioni minori, peso minore con conseguente riduzione del costo di spedizione. I vantaggi sono quindi al contempo ambientali ed economici.

NCAB ha sviluppato delle linee guida che permettono di identificare i fattori che determinano il costo di un PCB  e supporta i propri clienti sin dalle prime fasi della progettazione per raggiungere obiettivi di sostenibilità comuni. 

I webinar sul circuito stampato di NCAB Group

Per questo motivo il Gruppo svedese mette a disposizione il know how dei propri tecnici attraverso un fitto programma di webinar gratuiti dedicati al circuito stampato. 

Giovedì 13 giugno 2024, in particolare, Jonathan Milione, FAE di NCAB Group Italy, terrà un webinar dal titolo “PCB affidabili per l’EVC​ – Opportunità, sfide e applicazioni in ambito ricarica EV“ a cui è possibile iscriversi da questo link https://attendee.gotowebinar.com/register/3189250463637126235

Parleremo di:

  • Evoluzione e sfide del settore dei veicoli elettrici
  • Metodi di ricarica e sviluppi tecnologici delle colonnine di ricarica
  • Soluzioni di design per PCB: sistemi di ricarica ad alta potenza

leggi anche Circuiti stampati più sostenibili, l’approccio virtuoso di NCAB Group

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